L'accordo sull'Ilva è stato raggiunto

L’accordo sull’Ilva è stato raggiunto

06 Settembre 2018 07.49
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Dopo 18 ore di trattative, sindacati e ArcelorMittal hanno trovato l'intesa sull'Ilva (leggi anche: «I numeri dell'Ilva, gigante malato d'Europa»). «L'accordo è fatto e per noi per essere valido deve essere approvato dai lavoratori con il referendum», ha detto la segretaria generale della Fiom, Francesca Re David. «Gli assunti sono tutti, si parte da 10.700 che è molto vicino al numero di lavoratori che oggi sono dentro e c'è l'impegno di assumere tutti gli altri fino al 2023 senza nessuna penalizzazione su salario e diritti, era quello che avevamo chiesto». Sull'esito delle assemblee dei lavoratori «siamo fiduciosi», ha aggiunto.

ACCORDO FIRMATO, REFERENDUM ENTRO IL 13

La trattativa sul futuro dell'azienda è proseguita alle 10 con una riunione sempre al Mise fra ArcelorMittal e i sindacati. L'ultimo incontro prima della sigla dell'accordo finale, avvenuta pochi minuti prima delle 15 alla presenza del vicepremier e ministro Luigi Di Maio. Proprio il leader grillino arrivando al ministero in mattinata aveva dichiarato: «Siamo all'ultimo miglio, sono state 18 ore di trattativa in cui i protagonisti sono stati ovviamente i rappresentanti dei lavoratori, in cui si è cercato di raggiungere il miglior risultato possibile nelle peggiori condizioni possibili, adesso aspettiamo la firma, non dire gatto se non ce l'hai nel sacco…». E la firma è arrivata, dando il via libera ai sindacati per sottoporre il testo al referendum tra i lavoratori. La consultazione «si svolgerà a partire da subito, ogni sito deciderà il primo giorno di partenza ma il voto deve concludersi entro il 13 settembre in modo tale che l'azienda abbia il tempo di avere i risultati e il 15 di subentrare quando scadrà l'amministrazione straordinaria», ha spiegato Re David.

DIETROFRONT DI DI MAIO SULLA GARA

«La gara» per l'aggiudicazione deIl'Ilva «non aveva la possibilità di tutelare l'interesse pubblico concreto e attuale», ha aggiunto il ministro dello Sviluppo economico. Ma l'accordo «fa sì che l'interesse pubblico concreto e attuale non si realizzi per l'eliminazione della gara», ha spiegato Di Maio, per giustificare il cambio di orientamento sull'annullamento della gara che lui stesso aveva annunciato. Il ministro lo ha detto arrivando al Mise, confermando che la gara non verrà annullata.

I COMPLIMENTI DI CALENDA

«Una grande giornata per Ilva, per l'industria italiana e per Taranto. Finalmente possono partire gli investimenti ambientali e industriali. Complimenti a aziende e sindacati e complimenti non formali a Luigi Di Maio che ha saputo cambiare idea e finalmente imboccare la strada giusta», ha scritto su Twitter Carlo Calenda, l'ex ministro dello Sviluppo economico, e “padre” della gara che ha portato alla scelta di ArcelorMittal. «Il merito dell'accordo sindacale», ha dichiarato Calenda in un altro tweet, «riguarda le parti sociali. Se lo hanno ritenuto migliore di quello proposto da noi va bene così. Ilva non chiude, la gara resta valida e l'investitore è quello che abbiamo trovato noi. Una vittoria netta per i governi del Pd e per l'Italia».

I CONTENUTI DELL'ACCORDO: ARTICOLO 18 E 10.700 LAVORATORI

Per i lavoratori si parte da 10.700 (ri)assunzioni, contro le mille previste in un primo momento. Inoltre c'è la garanzia da parte dell'azienda di riassumere tutti i dipendenti che al 2023 non saranno eventualmente usciti dal perimetro aziendale con gli incentivi. Ad oggi, i dipendenti Ilva sono 13.522. Quelli che non rientrano immediatamente in Ilva, restano in carico all'amministrazione straordinaria. Via libera a un piano di incentivi all'uscita volontaria, con 250 milioni di euro a disposizione, prevedendo un massimo di 100 mila euro lordi per chi va via subito (gennaio 2019) e un minimo di 15 mila per gli ultimi esodi (dicembre 2023). Per i riassunti in Ilva, verranno applicati i vecchi contratti precedenti al Jobs ACt, quindi comprensivi di articolo 18 e anzianità maturata. Il punto cruciale che ha permesso l'intesa è proprio la quota 10.700 assunzioni. Sul tavolo è prima arrivata una bozza di verbale di accordo – frutto di un incontro informale tenuto nella notte al Mise tra sindacati, azienda e lo stesso Di Maio – che sul piano occupazionale indicava in 10.300 i lavoratori che ArcelorMittal intendeva riassumere, di cui 10.100 entro fine 2018 e altri 200 entro dicembre 2021. Un numero leggermente superiore rispetto al piano occupazionale originario in cui i lavoratori riassunti erano indicati in 10 mila rispetto ai 13.522 attuali dipendenti, ma non sufficiente per i sindacati. Sul rilancio di Mittal, a quanto pare sollecitato da Di Maio, si è raggiunta l'intesa.

Molto migliorato anche il piano ambientale «che porta all'accelerazione delle coperture dei parchi e a un limite fortissimo delle emissioni. Se Ilva vuole produrre 8 milioni di tonnellate di acciaio lo deve fare senza aumentare di nulla le emissioni che ci sono». Ora, ha concluso Re David, «sottoporremo l'intesa come sempre al giudizio dei lavoratori che è per noi vincolante, oggi sottoscriveremo l'accordo ma la firma definitiva ci sarà solo al termine dei referendum». I tempi? «Cercheremo di farlo naturalmente entro il 15 settembre, ci mettiamo subito al lavoro».

CONFERMATO L'ORGANICO PER GENOVA

«Non ci saranno esuberi e per Genova è stato riconfermato l'accordo di programma con un organico di 1474 lavoratori»: per il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro «ora comincia una lunga storia con una nuova organizzazione della fabbrica che dovremo gestire con il più grande gruppo industriale dell'acciaio», ma rispetto alle premesse l'accordo è un «buon risultato».

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