L'accordo su Ilva convince molti ma non Emiliano

L’accordo su Ilva convince molti ma non Emiliano

06 Settembre 2018 17.46
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Contenti i sindacati, complimenti (a denti stretti) anche dall'opposizione, esulta ArcelorMittal, che pure ha dovuto piegare il capo e accettare di accollarsi un numero maggiore di lavoratori della vecchia Ilva di quanti previsti in un primo momento. Ma c'è un altolà, pesante, che rischia di complicare un po' la strada della ripartenza della più grande acciaieria d'Europa dopo l'accordo ed è quello del presidente della Regione Puglia Michele Emiliano. «Senza garanzie sulla salute dei miei concittadini io non darò mai il mio assenso al piano ambientale. Cioè Taranto deve sapere che il presidente della Regione non farà un passo indietro per nessun motivo» ha detto il governatore, già feroce oppositore del ministro Carlo Calenda, pur membro del suo stesso partito. Questa volta però a finire nel mirino di Emiliano, che ben conosce i malumori dei suo cittadini, è il ministro Luigi Di Maio. La Regione Puglia ha ancora in piedi il ricorso contro il decreto della presidenza del Consiglio dei ministri che contiene il Piano ambientale per il siderurgico. «Il governo – ha detto Emiliano – aveva due alternative: o l'Ilva si chiudeva, e a quel punto noi avevamo chiesto garanzie per l'occupazione delle 20mila persone», ma «siccome abbiamo capito che il governo ha deciso di lasciarla aperta, rimane che noi abbiamo chiesto come garanzia al governo la decarbonizzazione, quindi la non ricostruzione di Afo5 a carbone e la sostituzione di Afo5, l'altoforno più grande della fabbrica, con due forni elettrici a gas o idrogeno».

LA PROVOCAZIONE DEL GOVERNATORE: NON CAMBIO IDEA, E DI MAIO?

L'addio al carbone però non c'è nell'intesa firmata al Mise, che prevede invece tempi più rapidi per la copertura dei parchi minerari e per l'esecuzione del piano ambientale, ma mantenendo l'altoforno a carbone. Questo Emiliano lo sa e la frase pronunciata in serata appare quindi beffarda: «Se qualcuno pensa di lasciare il mondo come sta, come Mittal aveva già definito nei suoi progetti, avevamo detto l'altra volta sia io che Di Maio che il piano ambientale era deludente, e direi insufficiente. Quindi credo che il giudizio sul Piano ambientale sull'insufficienza rimarrà identico sia per me che per Di Maio».

LA SODDISFAZIONE DEL COLLE, IL PLAUSO DELL'AZIENDA

L'uscita di Emiliano, oltre a poter causare nuovi contenziosi sul futuro dello stabilimento, guasta un po' il coro di applausi a Di Maio che in serata può incassare anche la "soddisfazione" filtrata dal Colle di Sergio Mattarella. «Oggi è l'inizio di un lungo percorso per fare dell’Ilva una impresa più forte e più pulita» ha dichiarato l'amministratore delegato di Am InvestCo e vice presidente di ArcelorMittal, Matthieu Jehl, uscendo dal Mise e ringraziando governo, sindacati e commissari. La chiusura dell'accordo sull'Ilva di Taranto è un bel segnale per il Paese. Ed è la riprova – afferma il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia – che è possibile coniugare le ragioni dell'occupazione con quelle dell'ambiente e dello sviluppo nel rispetto delle prerogative dell'acquirente».

I COMPLIMENTI DI CALENDA E DELLA FIOM AL MINISTRO

Sul fronte dell'opposizione, l'attestato che sicuramente fa più rumore è quello concesso dal predecessore Carlo Calenda, che parla di «una grande giornata per Ilva, per l'industria italiana e per Taranto. Complimenti a aziende e sindacati e complimenti non formali a Luigi Di Maio che ha saputo cambiare idea», mentre è la segretaria Fiom Francesca Re David a dire che Di Maio «ha svolto un ruolo fondamentale in un momento chiave della trattativa per sbloccare un punto importantissimo, ossia il numero delle assunzioni iniziali (i 10.700 lavoratori ndr) e nel consentire con quel passaggio la chiusura dell'accordo». Una frase che va letta anche in chiave interna: la Cgil è in piena campagna per eleggere il nuovo segretario e, dei tre candidati, l'ex segretario Fiom Maurizio Landini, ovviamente apppoggiato dai metalmeccanici, è quello considerato meno ostile, se non proprio vicino, al Movimento Cinque Stelle.

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