ArcelorMittal e Ex Ilva alleate per non spegnere l’altoforno

Le due società potrebbero presentare una richiesta congiunta alla procura di Taranto per evitare che la struttura sia messa sotto sequestro.

10 Luglio 2019 15.27
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I legali di ArcelorMittal hanno avviato «lo studio sulle ipotesi» di iniziative, eventualmente anche congiunte con l’amministrazione straordinaria dell’ex Ilva, per affrontare l’ordine di spegnere l‘Altoforno 2, giunto il 9 luglio dalla procura di Taranto. Più di una voce ipotizza una richiesta congiunta delle due realtà aziendali alla magistratura per una sospensiva della disposizione della Procura, ma questo dei legali che «studiano le carte» è al momento l’unico commento che trapela in azienda a Taranto dopo la decisione della Procura.

Un altoforno dello stabilimento Ilva a Taranto, 25 settembre 2013. ANSA / CIRO FUSCO

Il 9 luglio la procura ha disposto l’avvio della procedura di spegnimento sottoposto a sequestro dopo l’incidente costato la morte
nel 2015 di un operaio investito da una colata incandescente.

SEGRETARIO DELLA CISL: «BASTA CON LO SCARICABARILE»

Intanto proseguono i negoziati infruttuosi coi sindacati sulla cassa integrazione. Il segretario generale aggiunto della Cisl, Luigi Sbarra, nella sua relazione alla conferenza nazionale organizzativa del sindacato presentata il 10 luglio ha dichiarato: «Sull’ex Ilva ieri al ministero dello Sviluppo economico c’è stato l’ennesimo incontro infruttuoso, deludente. Basta con questo gioco dello scaricabarile. Il governo e l’impresa si assumano le proprie responsabilità». «Mantengano fede al piano industriale per tenere in piedi sicurezza, ambiente e lavoro. Si assumano le loro responsabilità perché l’Italia non può rinunciare a più di 20 mila posti lavoro ed alla produzione di acciaio», ha rimarcato Sbarra.

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