Ilva, il ministero sapeva

Redazione
20/08/2012

Il ministero dell’Ambiente sapeva delle fughe di emissioni «diffuse e fuggitive» degli impianti dell’Ilva di Taranto. Almeno dall’aprile del 2011.  Il...

Ilva, il ministero sapeva

Il ministero dell’Ambiente sapeva delle fughe di emissioni «diffuse e fuggitive» degli impianti dell’Ilva di Taranto.
Almeno dall’aprile del 2011. 
Il continuo rilascio di sostanze tossiche tra cui diossina e ossido di ferro nell’aria, non impedì all’allora ministro Stefania Prestigiacomo di concedere l’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale all’acciaieria.
TESTIMONIANZA DEI CARABINERI. A rivelarlo è il rapporto dei Noe, il nucleo operativo ecologico dei carabinieri di Lecce del maggiore Nicola Candido che denunciò centinaia di «eventi irregolari». Quelle pagine fanno ora parte delle accuse mosse dalla Procura di Taranto all’Ilva. 
«Durante la fase di scaricamento i militari notavano personalmente, in sede di sopralluogo, la generazione di emissioni fuggitive provenienti dai forni che, una volta aperti per fare fuoriuscire il coke distillato, lasciavano uscire i gas del processo che invece dovrebbero essere captati da appositi aspiratori/abbattitori», ha scritto il gip Patrizia Todisco.
FUMI RIPRESI DAI VIDEO. Prima che fosse concessa l’Aia, il Noe di Lecce mise alcune telecamere esterne ai perimetri dello stabilimento siderurgico con il via libera della procura.
E riprese il cosidetto «slopping», cioè la fuoriuscita di ossido di ferro durante le colate d’acciaio. 
Fino ad allora la nuvola rossa che, depositandosi al suolo, copre tutto ciò che circonda l’acciaieria 1 e 2, era stata ripresa solo da video amatoriali, postati poi su Youtube.
Dal primo aprile al 10 maggio del 2011 furono segnalati 121 fenomeni di «slopping» all’acciaieria 1 e 65 all’acciaieria 2, la metà di quelle emesse dall’acciaieria 1. 
Per gli uomini del Noe la ragione della differenza stava nel fatto che all’acciaieria 2 erano stati montati sistemi di captazione di fumi più moderni.
TORCE PER SMALTIRE GAS PERICOLOSI. L’attività di monitoraggio del Noe però non si fermò soltanto alle acciaierie. 
Dalla gestione dei rottami ferrosi, un’area all’aperto dove attraverso piccole colate di materiali incandescenti, ad alta temperatura, viene recuperato il ferro, si notavano, di notte, dei bagliori. Erano emissioni in atmosfera di fumi non captati. E c’erano poi le cosiddette torce, collegate all’acciaieria, dove vengono convogliati i gas della colata. Sistemi d’emergenza che per i carabinieri in realtà servono a smaltire rifiuti che dovrebbero essere recuperati diversamente.