Ilva, il perito Biggeri: un morto ogni tre mesi

Redazione
19/08/2012

Dopo l’ispezione a sorpresa del 18 agosto e il vertice in prefettura a Taranto coi ministri Corrado Clini e Corrado...

Ilva, il perito Biggeri: un morto ogni tre mesi

Dopo l’ispezione a sorpresa del 18 agosto e il vertice in prefettura a Taranto coi ministri Corrado Clini e Corrado Passera, il presidente dell’Ilva Bruno Ferrante torna a cercare il dialogo.
Finalmente «si sono create le condizioni perché la dimensione processuale e quella politica trovino un punto di contatto. Il governo l’ha indicato: le prescrizioni del gip Todisco inserite nella nuova Aia», ha detto alla Stampa. «Abbiamo rinunciato a tutti i ricorsi», ha aggiunto intervistato «un’ulteriore conferma della nostra disponibilità al dialogo, e da lunedì i nostri tecnici saranno a Roma per lavorare insieme alle istituzioni», ha aggiunto.
INTERVENTI DI TUTELA. L’Ilva, ha spiegato Ferrante, «sta già spendendo» 146 milioni di euro per interventi a tutela dell’ambiente. «Sono già in corso le opere per realizzare gli interventi. Potete venire a vedere la barriera frangivento ai confini dei parchi minerari per il contenimento delle emissioni di polveri pesanti. Abbiamo previsto l’installazione di un sistema per campionamento a lungo termine delle diossine dal camino E312 dell’impianto agglomerato. E poi i sistemi di monitoraggio sulle torce di sicurezza o in funzione della scoperta di sorgenti di emissioni non convogliate».
Ottimista anche Franco Sebastio, procuratore della Repubblica di Taranto, che ha detto in un’intervista a Qn: «Come cittadino devo constatare che qualcosa si muove e questo fa ben sperare. Ma come magistrato io ho il difettaccio di avere 30 anni di esperienza e voglio vedere proprio i fatti» .
Salvaguardare le ragioni del lavoro e quelle dell’ambiente è «quello che ognuno si augura», spiega, «ma come magistrato non partecipo alle concertazioni. Noi dobbiamo stare rigorosamente fuori dai tavoli», «la leale collaborazione è doverosa, ma nell’assoluto rispetto delle rispettive competenze».
NO AI «TERMINI GUERRESCHI». A chi parla di ‘vittoria’ per il fatto che la nuova Aia accoglierà tutti i rilievi del giudice, stop degli impianti escluso, Sebastio risponde che è «meglio abbandonare i termini guerreschi. L’azione del magistrato deve produrre risultati in funzione dell’indagine della quale si sta occupando, non all’esterno. Il magistrato non deve cambiare la società ma accertare se ci sono stati reati e perseguirli. Il resto non ci deve competere».
La magistratura tarantina, assicura, non ha chiuso occhi negli anni: «La prima indagine contro l’Italsider è del 1982, ho personalmente condannato l’allora direttore Sergio Noce per diffusione di polveri. Poi l’Italsider è stata condannata per gli scarichi inquinanti a mare. E sempre per quanto riguarda questa azienda ad ottobre ci saranno le udienze di due grossi processi penali per la morte per mesotelioma pleurico di 30 operai».
UN MORTO OGNI TRE MESI. Annibale Biggeri, uno dei periti incaricati dal gip di analizzare la situazione di Taranto legata all’Ilva ribadisce il pericolo per la salute umana al quotidiano Repubblica:«Abbiamo notato», che il picco di ricoveri e l’eccesso di mortalità per patologie riconducibili alle emissioni di polveri industriali si acuisce nel rione Tamburi e nel Borgo, ovviamente i più vicini agli impianti, con un morto ogni tre mesi. Stesso discorso al Paolo VI nel quale risiedono molti operai dello stabilimento siderurgico».
In età pediatrica, prosegue, «si è accertato un eccesso di tumori maligni del 25%. E questo è uno degli aspetti che consente di affermare che gli effetti sulla salute sono prodotti dall’inquinamento attuale e non solo da quanto avvenuto in passato».
Le rilevazioni delle centraline di Taranto, precisa, «confermano ancora oggi, a sequestro notificato, che le emissioni sforano la soglia di legge. Basta consultare il sito dell’Arpa. Dal 2004 gli sforamenti sono stati sempre oltre i limiti di legge tranne che nel 2009 quando sono stati leggermente al di sotto. Ma in quell’anno c’é stato un calo della produzione per motivi di mercato»