Ilva, sulla chiusura decidono i custodi

Redazione
20/08/2012

La decisione sull’eventuale chiusura degli impianti dell’Ilva di Taranto spetta ai custodi. Lo sottolinea il Tribunale del Riesame, che ha...

La decisione sull’eventuale chiusura degli impianti dell’Ilva di Taranto spetta ai custodi. Lo sottolinea il Tribunale del Riesame, che ha depositato le motivazioni in base alle quali il 7 agosto scorso ha confermato il sequestro degli impianti a caldo dell’Ilva.
CLINI: STRADA DEL RIESAME CONVERGENTE CON QUELLA DEL GOVERNO. I custodi sono, oltre al presidente e rappresentante legale dell’azienda Bruno Ferrante, gli ingegneri Barbara Valenzano, Emanuela Laterza e Claudio Lofrumento. Per il ministro dell’Ambiente Corrado Clini «la strada indicata dal Tribunale del Riesame  è convergente con quella del governo. Lavoriamo nella stessa direzione, ora spetta all’Ilva investire. Difendere l’ambiente bloccando vuol dire bloccare lo sviluppo del paese aprendo la strada a fenomeni sociali che sarebbero drammatici». Per Clini contrapporre sviluppo e ambiente è «un’idea sciagurata».
A TARANTO MASSICCIA INOSSERVANZA DELLE NORME DI SICUREZZA. Secondo i giudici del tribunale del Riesame i vertici che si sono avvicendati alla guida dell’acciaieria di Taranto «hanno continuato a produrre massicciamente nella inosservanza delle norme di sicurezza dettate dalla legge e di quelle prescritte, nello specifico dai provvedimenti autorizzativi». Per i magistrati «una costante e reiterata attività inquinante», è stata posta in essere «con coscienza e volontà, per la deliberata scelta della proprietà e dei gruppi dirigenti».
Il Riesame ha confermato il sequestro dell’area a caldo, effettuato il 25 luglio, senza concedere la facoltà d’uso, che peraltro – viene sottolineato – non era stato richiesto neppure dai legali del gruppo. Il tribunale ha poi disposto che non si continuino a perpetrare i reati contestati nel provvedimento cautelare.
DISASTRO DOLOSO. Per i giudici le modalità di gestione dell’acciaieria sono state tali da produrre un disastro doloso: i magistrati parlano di«azioni ed omissioni aventi una elevata potenzialità distruttiva dell’ambiente (…), tale da provocare un effettivo pericolo per l’incolumità fisica di un numero indeterminato di persone». Il disastro ambientale doloso, in realtà, «è ancora in atto e potrà essere rimosso solo con imponenti e numerose misure d’intervento».
Ai custodi spetta il compito di definire il percorso da seguire per interrompere i reati. L’obiettivo è «uno e uno solo ovvero il raggiungimento, il più celermente possibile il risanamento ambientale e l’interruzione delle attività inquinanti».
CLINI: GLI IMPIANTI CHIUSI PER GLI INTERVENTI DI RISANAMENTO. Per il ministro Clini le motivazioni del tribunale del riesame sul sequestro dello stabilimento Ilva di Taranto confermerebbero che gli impianti vanno chiusi non definitivamente ma solo in funzione degli specifici interventi di bonifica. «Da quello che ho letto», ha spiegato il ministro, il Riesame conferma «l’approccio che anche noi abbiamo sempre suggerito: la fermata degli impianti é in funzione degli interventi di risanamento».
Intanto, al ministero dell’Ambiente si è riunita la commissione Ippc-Aia, per definire il piano di lavoro per giungere alla revisione dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale) per l’Ilva entro il 30 settembre .