Lancio di fumogeni e petardi davanti ai cancelli dell’ex Ilva

Sassi e bottiglie contro gli agenti a Taranto durante la marcia ambientalista Noi vogliamo vivere che ha coinvolto duemila persone. Gli attivisti: «I 5 Stelle hanno tradito le promesse». 

04 Maggio 2019 20.47
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Sassi e bottiglie di vetro vuote contro poliziotti e carabinieri schierati in assetto antisommossa, fumogeni e petardi contro i cancelli dell'acciaieria, bandiere con la scritta «Ilva is killer» e la promessa dei manifestanti: «Non finisce qui, avremo soddisfazione solo quando sarà bloccata la produzione. Devono capire che quella di chiudere è l'idea migliore».

Non sono quindi mancati i momenti di tensione alla marcia ambientalista Noi vogliamo vivere, organizzata dal gruppo Ancora Vivi, partita dopo le 15 del 4 maggio a Taranto da piazza Gesù Divin Lavoratore per raggiungere i cancelli dello stabilimento siderurgico ArcelorMittal (ex Ilva). Circa duemila le persone che, sfidando pioggia e vento, hanno sfilato risalendo la strada provinciale 49 per Statte fino alla portineria Tubificio del siderurgico. Qui un gruppo di manifestanti ha lanciato pietre e bottiglie contro le forze dell'ordine. Alcuni agenti hanno opposto lo scudo. C'è chi ha lanciato anche fumogeni e petardi verso i cancelli. Un elicottero nel frattempo sorvolava la zona. «Andiamo avanti, avanziamo», hanno ordinato alcuni militanti, stigmatizzando il comportamento dei più esagitati. «Marciamo insieme, dietro al furgone, senza nessuna provocazione», hanno urlato altri.

TRADITI DAI 5 STELLE

Anche in questa occasione erano presenti i genitori di bambini e ragazzi morti per malattie che ritengono connesse all'inquinamento. Tutti indossavano magliette con i volti dei loro figli. All'iniziativa, oltre a numerosi comitati e movimenti tarantini, hanno aderito associazioni che si battono contro le grandi opere come i No Tap, i No Tav, No Muos, No Triv, ma anche Fridays For Future e Climate Strike. Un operaio dell'ex Ilva, parlando con i giornalisti, ha sostenuto che nello stabilimento «non cambia niente, si lavora in condizioni difficili, manca la sicurezza, si va allo sbaraglio. Non c'è niente da risanare, la fabbrica va chiusa e basta». Una portavoce del movimento Tamburi Combattenti ha poi invocato «soluzioni che tutelino salute e lavoro». E ai giornalisti che chiedono della visita a Taranto di Luigi Di Maio la risposta è stata secca: «Non è stata gradita perché i 5 Stelle hanno tradito le promesse».

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