Quali sono le ipotesi sulla morte di Imane Fadil

Quali sono le ipotesi sulla morte di Imane Fadil

19 Marzo 2019 12.29
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Le ipotesi che la morte di Imane Fadil, una delle testimoni chiave del processo Ruby, sia dovuta a una malattia rara o ad avvelenamento sono sullo stesso piano e «hanno pari dignità». È quanto hanno spiegato il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano e il pm Luca Gaglio che coordinano le indagini sul caso della modella marocchina, aggiungendo che ancora non si sa la data dell'autopsia, destinata a essere decisiva. L'esame inizierà con alcuni prelievi di organi per accertare l'eventuale presenza di radioattività.

DAL LUPUS AL TUMORE: LE CAUSE SCARTATE

Nei giorni scorsi i medici dell'Humanitas, la clinica di Rozzano in cui è deceduta Fadil, hanno cercato di valutare tutte le possibili cause del decesso e, dopo che ne sono state scartate diverse (il lupus, il tumore, la leptospirosi), ne restano due sul tavolo. Un male oscuro, che potrebbe aver generato una morte improvvisa, o un avvelenamento istantaneo. Nel sangue di Fadil era presente un'alta concentrazione di alcuni metalli, in particolare il cadmio e l'antimonio. E sono proprio i livelli dei metalli presenti nel corpo della ragazza a gettare ombre sull'ipotesi di un 'avvelenamento radioattivo'.

In attesa che gli inquirenti possano pronunciarsi definitivamente sulla vicenda di Fadil, resta la pista dell'assunzione di un prodotto tossico di efficacia immediata e non facilmente rilevabile perché scomparso poco dopo aver provocato il suo effetto. «I metalli che contengono isotopi radioattivi, come alcuni tipi di cadmio, emettono durante una fase di transizione una serie di particelle che creano danni nell'organismo, per esempio abbassando il livello dei globuli bianchi», viene spiegato in ambienti medici a proposito del caso dell'avvelenamento radioattivo. «Tutto dipende dalla durata dei radionuclidi, i cui tempi di vita in alcuni casi possono essere così brevi da rivelarsi in quantità bassissime nel sangue dopo solo un mese». Dunque, si conclude, «anche se i livelli riscontrati in Fadil non sono oggi compatibili con un danno biologico, non si può ancora escludere che un mese fa quegli stessi livelli fossero alti».

A GIORNI L'AUTOPSIA: LA VARIABILE DEI RADIONUCLIDI

Come è stato confermato dai vertici della Procura, il 20 marzo i consulenti nominati sono pronti a prelevare porzioni di tessuti degli organi interni della ragazza per verificare l'eventuale presenza di attività radioattiva. Dopo di che, a seconda del risultato degli esami, si effettuerà l'autopsia vera e propria con le opportune attrezzature ed eventuali schermature. In ogni caso, dopo l'autopsia i campioni dei prelievi effettuati con il carotaggio degli organi saranno esaminati con dei rilevatori di radiazioni. E solo in seguito sarà possibile stabilire – nel caso emergesse la presenza di radionuclidi – di che tipo di particelle si tratti. Se si trattasse di gamma o beta, queste potrebbero rappresentare un rischio di esposizione a chiunque sia nei pressi del corpo della stessa Fadil, la cui salma al momento è inavvicinabile per motivi di precauzione.

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