Imane Fadil sarebbe stata minacciata dalle imputate nel processo Ruby

Imane Fadil sarebbe stata minacciata dalle imputate nel processo Ruby

26 Marzo 2019 10.25
Like me!

Imane Fadil sarebbe stata «interessata da minacce, tentativi corruttivi e pressioni per la revoca della costituzione di parte civile» nel processo Ruby bis, quello a carico di Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti.

LEGGI ANCHE: L'avvocato di Imane Fadil ha deciso di lasciare l'incarico

La novità emerge dall'atto di costituzione di parte civile che l'ex avvocato di Imane, Paolo Sevesi, ha depositato in uno dei filoni del processo Ruby ter. Le presunte pressioni sarebbero arrivate, in particolare, da Iris Berardi e Barbara Guerra, due delle ragazze rinviate a giudizio in quest'ultimo procedimento per falsa testimonianza e corruzione in atti giudiziari.

IN ATTESA DELL'AUTOPSIA

I familiari di Imane, intanto, morta in circostanze misteriose il primo marzo a Milano, nel pomeriggio del 26 marzo vedranno per la prima volta, a distanza di quasi un mese dal decesso, il corpo della modella per il riconoscimento della salma. Verso le 14.30 il fratello della 34enne, Tarek, e uno dei legali dei familiari, l'avvocato Mirko Mazzali, saranno all'Istituto di medicina legale di Milano. Poi, forse nella stessa giornata di martedì, verrà eseguita l’autopsia. La procura ha conferito l'incarico al pool di consulenti guidato dall'anatomopatologa Cristina Cattaneo.

LE IPOTESI IN CAMPO

Scartata la pista dell'avvelenamento da sostanze radioattive, per sciogliere il giallo della morte di Imane restano in campo altre due ipotesi che devono essere verificate: l'avvelenamento da metalli, in particolare cadmio, antimonio e cromo, trovati nel suo corpo in quantità superiore ai parametri normali, ma per gli esperti non a livelli compatibili con un quadro di intossicazione acuta; oppure la morte naturale per una rara malattia autoimmune. Occorre precisare che gli esami dovranno chiarire anche quali erano i valori originari dei metalli presenti nel sangue della modella, che è stato "lavato" più volte a seguito delle molte trasfusioni avvenute durante il ricovero di oltre un mese all’Humanitas di Rozzano. A casa di Imane gli investigatori non hanno trovato medicinali o altre sostanze che possano giustificare le concentrazioni anomale già rilevate. Intanto, dagli atti dell'inchiesta, oltre al fatto che la modella avrebbe accusato i primi sintomi di una grave disfunzione al midollo circa una settimana prima del suo ricovero, datato 29 gennaio, è emerso che le chat sul suo cellulare e le testimonianze dei suoi familiari non conterrebbero elementi significativi. Imane, tuttavia, dopo i test effettuati dai medici per valutare l'eventuale presenza di arsenico, aveva espresso il timore di essere stata avvelenata.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

ARTICOLI CORRELATI

Commenti: 0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *