Immobiliare Camorra

Enzo Ciaccio
01/02/2011

Case agli affiliati: 700 famiglie costrette in cantina.

Immobiliare Camorra

«Vivo sotto terra, con la mia famiglia. Da vent’anni. Che vuol dire? Guardi lassù in alto, davanti alla finestra: quelle sono le ruote delle auto parcheggiate. Quando qualcuno le mette in moto, la cucina si annebbia per i gas di scarico. Siamo rintanati. Come i topi. Fra i topi. D’inverno si gela, d’estate è una fornace. Se piove, nel salotto si nuota. Per sapere se grandina o c’è il sole, sono costretto a vestirmi e a salire le scale per uscire all’aperto. I vigili del fuoco hanno tastato le pareti, poi ci hanno intimato: fuori di qui, subito».
IL SOGNO DI UN BALCONE. Carmine Lobianco fa l’ambulante, ha 50 anni, moglie e tre figli. Vive in uno scantinato al rione Traiano, periferia ovest di Napoli: «Il comune mi ha assegnato un alloggio. Anche il giudice ha scritto nelle carte che avrei diritto a entrarvi. Da tre anni. Ma è occupato da un abusivo, che nessuno sfratta. La mia bambina ha nove anni, sogna di affacciarsi al balcone di casa: un gesto semplice, ma che in vita sua non ha mai fatto. E poi non invita mai le sue amiche: si vergogna troppo».

Nei sottoscala, 700 famiglie napoletane

In Via Romolo e Remo, alla periferia di Napoli, c’è odore di frittata. E di chiuso. Carmine Lobianco vive sottoterra: avrebbe diritto a una vera casa, ma nella “sua” si è infilato chi non ne ha diritto. E ci resta, indisturbato. Da anni. Incuria, distrazione o paura? Carmine aspetta. Non è un caso estremo. Né isolato.
ABUSIVI E FUORILEGGE. La sua è una delle 700 famiglie che occupano i sottoscala di alcuni rioni poveri napoletani. Molti fra loro hanno diritto a un’abitazione, ma spesso questa viene occupata da abusivi. Che nessuno sfratta.
Perché, hanno accertato i magistrati, a proteggere i fuorilegge ci pensa il clan di riferimento, che nei sottoscala ha bisogno di gente fidata per far lucrare i suoi affari. «In una cantinola nel palazzo in cui abito», racconta Alfonso Terlizzi, 82 anni, «l’inquilino abusivo è andato via ma ha lasciato le suppellettili e chiuso la porta a chiave. Su un cartello ha scritto: «Vendesi». Il prezzo? Cinquemila euro».
 5 MILA UOMINI TOPO. In un giardinetto antistante le cantinole di Soccavo, erano nascosti decine di motorini rubati intorno allo stadio San Paolo durante una partita del Napoli. Valore della refurtiva: 50 mila euro. Un popolo di 5 mila anime, i cosiddetti “uomini topo”. Un esercito di disperati, fuggito da altri quartieri della città su imposizione della malavita che li considera un intralcio alle attività illecite o alle faide in atto. O pensa che siano affiliati alle bande nemiche.
Sono le 11 di mattina. Fuori splende il sole. «La luce elettrica? No, le lampadine si bruciano», racconta Carmine mostrando la camera da letto al buio. C’è il muschio alle pareti. Ci dormono in tre: lui, la moglie, un figlio di 24 anni. Cacciati come intrusi, costretti alla diaspora, in un miscuglio perverso di gente normale e “area-grigia” pre-criminale.

Fino a 5 mila euro per un appartamento

Tempo fa una donna, Carmela Attrice, madre di camorristi avversi al boss vincente, si rifiutò di lasciare la casa come le era stato “comandato”: venne ammazzata sulla porta d’ingresso da sicari poi svaniti nel nulla. Ma nemmeno qui, negli scantinati a contatto con le fogne, il popolo degli “uomini topo” viene lasciato tranquillo.
ALLOGGI DI SERVIZIO. Spesso, il clan di zona ha bisogno dei sottoscala per garantire un “alloggio di servizio” a un pusher di fiducia o alle proprie sentinelle. O deve ospitare un latitante. E, allora, è di nuovo sfratto. Immediato, categorico e brutale. In certi casi, se l’inquilino fa il bravo, gli tocca una “regalìa”.
CASE SENZA SCONTI. Il prezzo (basso) del silenzio. Fra i 2 mila e i 5 mila euro paga invece il beneficiato, cioè colui che il boss decide di far subentrare nell’appartamento liberato. Una cifra contenuta? Sì, ma quell’abitazione verrà assegnata e liberata di continuo. E ogni volta si incassa. Senza sconti. Case e camorra: a Napoli è un binomio da brividi. Giorni fa, in quattro sono entrati armati di bastoni nella sede dell’Unione inquilini di Scampìa: la sede è stata devastata. Trenta giorni di prognosi per il segretario, Domenico Lo Presto, 50 anni. La sua colpa: denunciava il mercato illegale degli appartamenti pubblici. Che è in mano alle bande criminali.
ASSEGNAZIONI PILOTATE. È il boss che decide le assegnazioni, cioè chi entra e chi esce dagli appartamenti. «E lui sa decidere in fretta», ammettono a denti stretti all’ufficio casa comunale. Racconta Gaetano Oliva, sindacalista di trincea: «In certi rioni, la gente evita di andare in vacanza. Per paura che qualcuno occupi l’appartamento». Gianni Lambiase, che anima il comitato inquilini a Soccavo, racconta invece: «I vigili urbani hanno scoperto in uno scantinato una ventina di monitor collegati a telecamere sistemate a ridosso di snodi cruciali. Una centrale di controllo del territorio, che serviva agli uomini del clan per sorvegliare ogni spicchio di strada».

Inquilini ostaggio dei pregiudicati

In via Cupa Spinelli 118 a Chiaiano, nell periferia nord, una trentina di famiglie è ostaggio di un pugno di condòmini-pregiudicati che incendiano le auto, spediscono buste con proiettili, tagliano le gomme. Il motivo? Gli inquilini incensurati hanno osato ribellarsi. I pregiudicati innalzano cancelli, occupano i terrazzi con infissi blindati, sistemano telecamere. Sono abusivi. Ma nessuno li sgombera.
LA MANO DELLA CAMORRA. Spiega Antonio Fellico, presidente della commissione patrimonio del Comune:«La normativa regionale stabilisce che, se in una famiglia vive un anziano o un disabile, lo sfratto deve essere sospeso. Insomma, basta procurarsi un ottuagenario in precarie condizioni di salute e la casa è assicurata a vita». Un’altra norma regionale prevede che, se si è inseriti da un po’ di tempo in uno stato di famiglia, si acquisisce il diritto a subentrare come assegnatario. «Per la camorra», racconta Fellico, «è un gioco da ragazzi iscriversi di prepotenza negli stati di famiglia».
INQUILINI SCOMODI. Tempo fa, nel rione Pazzigno, periferia est, circa mille poliziotti e carabinieri, con l’aiuto di elicotteri, riuscirono a liberare numerosi appartamenti occupati dalla gente del clan locale. Ma i legittimi assegnatari, a sorpresa, si rifiutarono di entrare nelle case liberate. Poco dopo, in quegli appartamenti ritornarono i vecchi occupanti. Abusivi. Quando in un rione un clan prende il posto di un altro, anche gli inquilini “scomodi” vanno ri-selezionati alla luce del nuovo “assetto di potere”. Prima regola: lasciare la chiave di casa nella toppa. Per consentire il nascondiglio di armi e droga. Seconda regola: gli ascensori debbono restare guasti. Perchè senza ascensore è più facile sorvegliare chi entra e chi esce.