Perché Immuni preoccupa i servizi segreti

Giovanna Predoni
30/04/2020

La privacy non è l'unico problema dell'app pensata per il tracciamento e la circoscrizione dei positivi di Covid 19. Nel mirino anche la partecipazione di fondi d’investimento cinesi nell'azionariato di Bending Spoons, la società che ha progettato il programma.

Perché Immuni preoccupa i servizi segreti

Privacy, ma non solo. La battaglia sull’app Immuni, quella attraverso cui dovrebbe passare il tracciamento per circoscrivere i positivi di Covid 19, sottenda una ben più grossa partita a livello geopolitico. Con diplomazia e servizi segreti che si agitano dietro le quinte, attenti tutti a non favorire l’avversario, che per quanto riguarda l’Italia e la sua collocazione atlantista nel teatro delle alleanze si incarna in due nomi: Russia, ma ancora di più Cina. Mentre molti Paesi a livello globale stanno studiando le misure tecnologiche per far fronte all’emergenza sanitaria attraverso lo sviluppo di applicazioni per il contact tracing, la discussione politica su Immuni, la piattaforma che sta realizzando Bending Spoons dopo essersi aggiudicata il bando del ministero dell’Innovazione, ha assunto toni da ultima spiaggia. Al punto che si sono addirittura mossi i servizi segreti dei Paesi interessati, facendo filtrare su agenzie e quotidiani legittime preoccupazioni rispetto alla gestione dei dati che verranno raccolti.

INFORMAZIONI ANONIME E CRITTOGRAFATE

Timori che non sembrano trovare conferma e ragionevolezza con le informazioni pubbliche che ci sono sull’app. Bending Spoons, la società che ha progettato Immuni, ha convinto il Governo a optare per l’implementazione di un modello decentralizzato per la gestione dei dati che verranno raccolti, abbandonando l’ipotesi di un modello di centralizzazione delle informazioni. E proprio nel Consiglio dei ministri di mercoledì 29 aprile è stato dato il via libera a un pacchetto normativo che va in questa direzione: nessuna raccolta di dati anagrafici degli utenti né obbligatorietà di download, massima tutela della privacy attraverso l’utilizzo del bluetooth e non del GPS, informazioni anonime e crittografate.

UNA SOCIETÀ DI INFORMATICA DEL MEF RACCOGLIE I DATI

È bastato questo a tacitare le inquietudini e i nervosismi emersi nelle scorse settimane all’interno del Copasir, tanto che la Commissione che vigila sull’operato dei servizi segreti aveva avviato una serie di audizioni per fare luce sulle caratteristiche dell’applicazione? A quelle riunioni, come noto, hanno partecipato il ministro della Salute, Roberto Speranza, il direttore del Dis, Gennaro Vecchione, e il suo vice con delega alla cybersicurezza, Roberto Baldoni. La preoccupazione principale dei servizi, più volte ribadita dal presidente leghista Raffaele Volpi, è che il database sia gestito da un soggetto pubblico e in Italia. Su questo, sempre nella giornata di mercoledì 29, la ministra per l’innovazione Paola Pisano ha riferito al Parlamento che tutte i dati saranno raccolti da Sogei, società di informatica del Mef.

GLI AZIONISTI CINESI SONO POCO RILEVANTI

Un altro aspetto che preoccuperebbe il Copasir è la partecipazione di fondi d’investimento cinesi nell’azionariato di Bending Spoons. Ma dalla lettura dei documenti contabili, peraltro pubblici, della società, lo zampino di Pechino è irrilevante. Controllo e gestione sono infatti completamente nelle mani dei quattro fondatori italiani della società. L’azionariato è composto così: 80% detenuto dai fondatori; 15% in stock options controllato dai dipendenti e collaboratori della società; 5% diviso tra tre piccoli azionisti, che non hanno ruoli di gestione e non siedono nel CdA, tra cui NUO Capital, fondo del Lussemburgo gestito da italiani che opera con capitali principalmente cinesi. Difficile però pensare, anche in clima di guerra psicologica e digitale tra superpotenze sul terreno della divisa e debole Europa, che la partecipazione di un fondo con il 2%, senza alcuna forma di controllo sulla società, possa essere pericoloso per la sicurezza nazionale.