«Impossibile dimenticare»

Redazione
09/10/2010

Di Claudia Luise Appena ha saputo la notizia dell’ennesimo attentato, Cristina Buonacucina, caporal maggiore del 32° reggimento alpini della brigata...

«Impossibile dimenticare»

Di Claudia Luise

Appena ha saputo la notizia dell’ennesimo attentato, Cristina Buonacucina, caporal maggiore del 32° reggimento alpini della brigata Taurinense, ha espresso tutta la sua rabbia e il suo dolore: «Non se ne può più! Altri quattro ragazzi morti». (Leggi la cronaca della giornata).
Ha rivissuto l’inferno dell’esplosione che la stava per uccidere, il 17 maggio, mentre era a bordo di un Lince nella zona di Herat. Lei è sopravvissuta ma ha visto morire due suoi commilitoni, il sergente Massimiliano Ramadù e il primo caporal maggiore Luigi Pascazio. Di quello che è successo quel giorno parla solo con gli amici più stretti, ma le tappe più importanti della sua difficile guarigione le racconta su Facebook.
Suo padre Giuseppe la mattina del 9 ottobre, appena saputa la notizia della strage, ha ricordato con Lettera43 l’angoscia vissuta il giorno dell’attacco. «Sono tornato a quel 17 maggio quando mia figlia rimase ferita e ora mi immedesimo nei genitori dei soldati che sono laggiù. È terribile», ha detto Giuseppe Buonacucina, «anche in questo caso ho saputo degli alpini morti dalla radio, la stessa che mi diede la notizia dell’attentato nel quale rimase ferita mia figlia. Nei momenti in cui ancora non si sanno con certezza i nomi delle vittime, le famiglie dei soldati che sono laggiù tremano. Una sensazione che ho provato anche io, impossibile da descrivere».
Oltre al cordoglio per i parenti delle vittime, Giuseppe Buonacucina ha ricordato il difficile percorso di riabilitazione che dovranno affrontare i feriti. Cristina, dopo aver subito un delicato intervento chirurgico alla colonna vertebrale in Germania, è stata trasferita in ospedale prima a Roma e poi al Cto di Torino, dove è stata ricoverata fino a metà agosto.
«Non salto la corda fischiettando la canzone di Rocky, non gioco a pallone, però le stampelle piano piano prenderanno il posto della carrozzina! », ha scritto il caporalmaggiore il 4 ottobre e ha aggiunto: «Pazienza, ci vuole pazienza». Oltre a una grande forza di volontà.