Chi è Imran Khan, il populista che divide il Pakistan

26 Luglio 2018 10.47
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In Pakistan, il partito Pti dell'ex campione di cricket, playboy e populista Imran Khan ha vinto le elezioni politiche del 25 luglio, ma con 113 seggi parlamentari accreditati su 272 in palio non ha la maggioranza assoluta e dovrà cercare delle alleanze per formare il governo. Al secondo posto il Pml-N dell'ex premier Nawaz Sharif, caduto in disgrazia per una vicenda di corruzione legata ai Panama Papers, con 64 voti, seguito dal Ppp, guidato dal figlio della ex premier assassinata Benazir Bhutto, con 43. Lo spoglio è avvenuto tra accuse incrociate di brogli. In un discorso alla nazione pachistana trasmesso in tv, lo stesso Khan ha proclamato la vittoria del suo partito, dichiarando che «finalmente» avrà la possibilità di «cambiare il destino di questo Paese».

Khan è una delle figure più popolari del Paese e una delle più conosciute all'estero. Ma è anche una delle più controverse. Da anni il suo partito (Pakistan Tehreek-i-Insaf, Movimento per la Giustizia del Pakistan) finanzia una delle madrasse più attive e rinomate del Pakistan, la Darul Uloom Haqqania, nella regione di Khyber Pakhtunkhwa al confine con l'Afghanistan. La scuola coranica ha avuto tra i suoi studenti il Mullah Omar, storico leader dei talebani, e Jalaluddin Haqqani, a capo della Rete Haqqani, organizzazione criminale e insurrezionale attiva sulla frontiera dai tempi dell'invasione sovietica del 1979. Il Pti è al governo nel Khyber Pakhtunkhwa e per il biennio 2016-17 ha stanziato 300 milioni di rupie (circa 2 milioni di euro) per la Darul Uloom Haqqania. Nel 2018 il partito di Khan ha smentito l'esistenza di un ulteriore finanziamento da 277 milioni di rupie pronto per la scuola. In vista delle elezioni, l'ex campione di cricket ha cercato di togliersi la fama di islamista che lo avvantaggia in alcune zone del Paese, ma lo penalizza nel voto nazionale.

L'OMBRA DEI MILITARI DIETRO IMRAN KHAN

Gli altri partiti in lizza accusano Khan, inoltre, di essere una marionetta della potente casta dei militari, che lo avrebbero favorito. La star ha puntato per la campagna elettorale sullo slogan «legge e ordine» e su una netta presa di distanze dagli Stati Uniti. La sua è una figura difficile da inquadrare, ondeggiante tra l'islamismo e il nazionalismo laico, tra appelli per uno Stato più democratico e la promessa di un autoritarismo che sconfigga la dilagante corruzione e garantisca la sicurezza. Una sua vittoria significherebbe la fine dei partiti storici del Paese che fanno capo ai clan Sharif e Bhutto. Inoltre, per la prima volta nella storia del Pakistan, a un governo civile ne succederebbe un altro civile invece che uno militare, interrompendo l'alternanza che va avanti dall'indipendenza nel 1947.

Khan prenderebbe il posto lasciato da Nawaz Sharif nel 2017, quando l'ormai ex premier è rimasto coinvolto nello scandalo Panama Papers. Contro di lui e la sua famiglia, il playboy ha puntato gran parte della campagna elettorale, guardando ai giovani e alla loro sempre maggior insofferenza verso le dinastie politiche tradizionali (Sharif è stato premier dal 1990 al 1993, dal 1997 al 1999 e dal 2013 al 2017).

Nato a Lahore nel 1952 da una famiglia della borghesia, Khan ha studiato nelle migliori scuole del Paese prima di andare nel Regno Unito dove ha completato gli studi laureandosi in politica ed economia al Keble College di Oxford. È in questi anni che ha cominciato a raccogliere successi nel cricket, che aveva iniziato a praticare nella città natale. Quando nel 1976 decise di tornare in patria, si guadagnò il posto in nazionale.

Nel 1992, da capitano, portò il Pakistan al Campionato del mondo di cricket in Australia. Per la prima volta la squadra vinse la coppa: Khan in Pakistan venne accolto come un eroe. Dopo la carriera sportiva, Khan iniziò a costruire il suo futuro politico. Pupillo del generale Hamid Gul, una protezione che sconta ora con le accuse di filo-militarismo, Khan continuò la sua doppia vita di pakistano e inglese. In patria portava avanti una narrazione politica basata sui valori dell’Islam e allo stesso tempo delle democrazie moderne; in Occidente alimentava la sua fama da viveur tra i locali di Londra. Negli ultimi anni ha saputo interpretare le pulsioni del Paese, e ora si appresta a guidare un Pakistan stanco dei soliti cognomi ed esasperato da una corruzione dilagante, dal terrorismo e dalla povertà.

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