In Italia persi 450mila posti in 5 anni

Redazione
20/08/2012

In Italia la crisi è costata 450mila posti di lavoro nei cinque anni dal 2007 a oggi. Lo rivelano i dati armonizzati...

In Italia la crisi è costata 450mila posti di lavoro nei cinque anni dal 2007 a oggi. Lo rivelano i dati armonizzati di Eurostat sul lavoro in Europa e quelli del Fondo monetario internazionale sulla crescita.
La ricerca testimonia che la Germania ha attraversato senza grossi problemi la peggiore crisi finanziaria dagli anni 30, mantenendo la crescita: più 6,3% cumulato dal 2007 per il prodotto interno lordo, anche se nel 2009, dopo il crac Lehman, l’economia tedesca ha subito un calo al 5%.
E il resto d’Europa, senza affrontare il fallimento della Grecia, è messa ben peggio. In Spagna la disoccupazione è salita dal 9% fino al 25% circa.
POSTO REGOLARE SOLO PER UN ITALIANO SU TRE. Mentre in Italia si verifica una straordinaria contraddizione: la disoccupazione ufficiale resta relativamente contenuta al 10,8%, ma ha un posto regolare appena un italiano ogni tre. Un dato inferiore a quasi tutti gli altri Paesi europei, compresa la Spagna. Su una popolazione valutata in 60,8 milioni di residenti lavorano solo 22,3 milioni di persone, per una quota del 36,8%, dato maggiore – anche se di poco – solo alla Grecia, un altro Paese con valori di disoccupazione e di caduta del Pil che è di -15% dal 2007. Inoltre, se si eliminasse l’apporto degli stranieri, fra i quali lavora circa il 44%, emergerebbe che i cittadini italiani effettivamente in occupazione sono poco più di uno su tre.
ETÀ ELEVATA DELLA POPOLAZIONE E POCHE DONNE AL LAVORO. L’anomalia italiana ha molte cause. Una ragione fondamentale è l’età media elevata della popolazione: in Italia è di 43,8 anni, uno dei livelli più alti al mondo con il Giappone (45,4 anni) e la Germania (45,3).
Un’altra causa scatenante è data dalla partecipazione delle donne al lavoro, fra le più basse dei Paesi avanzati.
Unica nota positiva è che, nonostante l’alta disoccupazione, l’export italiano nel mondo nella prima metà del 2012 è cresciuto, in proporzione, circa quanto in Germania. Ma questo potrebbe non bastare: nonostante il successo delle vendite all’estero, dal 2007 l’Italia è calata come due dei Paesi tutelati dal programma di salvataggio dell’Europa e del Fmi, ovvero l’Irlanda e il Portogallo.