In sette per Berlusconi

Redazione
28/09/2010

Manovre e febbrili contatti. Cambi di casacca in Transatlantico. E alla fine di una giornata politica dove non mancano i...

In sette per Berlusconi

Manovre e febbrili contatti. Cambi di casacca in Transatlantico. E alla fine di una giornata politica dove non mancano i colpi di scena, arriva un riavvicinamento tra premier e finiani. Il ministro Elio Vito annuncia che il governo metterà la fiducia sulle dichiarazioni del premier alle Camere, e la reazione di Italo Bocchino lascia intravedere un possibile voto a favore della pattuglia di Futuro e Libertà.
Dopo giorni di rumors, è intanto ufficiale il passaggio al gruppo misto di cinque deputati dell’Udc (i siciliani Calogero Mannino, Saverio Romano, Giuseppe Drago, Giuseppe Ruvolo e il campano Michele Pisacane) e di due deputati dell’Api di Francesco Rutelli (Massimo Calearo e Bruno Cesario). «Gli operai hanno bisogno di stabilità» ha detto Calearo per motivare il suo sì ai «5 punti» del premier.
«Non abbiamo avuto contatti con Berlusconi, né con esponenti del suo partito», ha affermato invece Mannino, «Non abbiamo alcunché da negoziare. Attendiamo il discorso di domani per vedere se offrirà  spazi di convergenza sui cinque punti annunciati, in particolare su quello decisivo dello sviluppo economico nel Mezzogiorno». Secondo Saverio Romano, ex segretario dell’Udc siciliana, lui e gli altri quattro non sono interessati a posti nel governo «nel modo più assoluto».
Contro le manovre in corso per assicurare la maggioranza al governo insorge però l’opposizione. Sono «una compravendita che rasenta aspetti di corruzione» accusa il segretario del Partito democratico, Pier Luigi Bersani, secondo il quale «è in corso un’operazione che prelude all’ipotesi del governo Berlusconi-Bossi-Cuffaro , ma poi sono in corso altre manovre, già successe in passato e che si ripetono».
Bersani fa esplicito riferimento a due ex-leghisti passati al Pdl nel 2008, all’epoca della caduta del governo Prodi.  I due, ha scritto oggi il quotidiano “la Repubblica”, non furono rieletti ma assunti come consulenti del partito ottenendo un contratto di lavoro  pari a 10mila euro mensili. «Devo dire una cosa chiara», ha sottolineato il segretario del Pd,  «se uno promette a un deputato una rinomina, non solo, se nel caso la rinomina non fosse possibile promette comunque uno stipendio, questo secondo me è corruzione: chiamiamo le cose col loro nome. È roba da magistratura». Bersani ha anche anticipato il succo del suo intervento  alla Camera, dove chiederà al governo di prendere atto della crisi e di dimettersi.
In un vertice a Montecitorio dello stato maggiore del Pd si è discusso anche della mozione di sfiducia nei confronti di Umberto Bossi, che ha già raccolto l’adesione dell’Udc. L’obiettivo del partito ora è ottenere anche l’appoggio di Futuro e Libertà, che appare tuttavia problematico. Il voto sulla mozione potrebbe essere calendarizzato già la prossima settimana.
Sul fronte del centrodestra a Palazzo Grazioli si è tenuto un vertice Pdl-Lega: la strada decisa è quella di porre la fiducia sulle dichiarazioni del premier. Positiva la reazione del finiano Bocchino, che annuncia un probabile voto a favore: «La fiducia è un modo che salutiamo favorevolmente perché fa appello, e consente di esprimersi, a tutta la maggioranza. La fiducia è la presa di distanza dalla politica dell’autosufficienza. Quindi direi che in generale è un passo avanti sulla strada dell’intesa».