Davide Gangale

Cosa c'è dietro gli incendi di Milano e la Terra dei fuochi al Nord

Cosa c’è dietro gli incendi di Milano e la Terra dei fuochi al Nord

15 Ottobre 2018 16.12
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Dall'inizio del 2018, in Lombardia, sono andati a fuoco 18 fra impianti che smaltiscono rifiuti e capannoni di stoccaggio. Il dato comprende i due incendi che, tra domenica 14 e lunedì 15 ottobre, sono scoppiati a poche ore di distanza prima a Milano, nel capannone della Ipb, azienda di stoccaggio e lavorazione di materiali inerti. E poi a Novate Milanese, nella ditta Ri.Eco, che lavora plastica e carta.

IL MINISTRO COSTA PARLA DI «GUERRA DEI RIFIUTI»

Le cause sono ancora da accertare, ma il sospetto è che dietro questi episodi possa nascondersi la mano della criminalità, come le indagini dei carabineri della Forestale hanno dimostrato nel caso del rogo che a gennaio ha distrutto la discarica abusiva di plastiche accumulate in un capannone industriale a Corteolona, in provincia di Pavia. Il ministro dell'Ambiente, Sergio Costa, non ha esitato a usare parole forti: «La guerra dei rifiuti in Lombardia è una battaglia che intendiamo combattere con fermezza e risolutezza da subito. La Lombardia è terra dei fuochi come il resto d'Italia, anche per questa regione stiamo scrivendo la norma Terre dei fuochi». Terre, al plurale.

Le cose da sapere sull’incendio del capannone a Milano

Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, molti milanesi si stanno facendo prendere dal panico e comprano mascherine in farmacia. È bene ricordare, tuttavia, che non tutte le mascherine sono efficaci. Soltanto quelle con filtro FFP3 arrivano a trattenere fino al 99% delle particelle eventualmente presenti nell’aria.

LO STATO HA ALZATO IL LIVELLO DI ATTENZIONE AL SUD

Anche secondo lo storico ambientalista bresciano Marino Ruzzenenti, del resto, la tendenza è chiara: «Questi incendi in Lombardia sono sospetti. Richiamano, per l'appunto, gli incendi storici della Terra dei fuochi. Quando i rifiuti speciali andavano in Campania e, per smaltirli senza incorrere in sanzioni, evitando di pagare i costi connessi, venivano bruciati. Ovviamente bisogna indagare», dice a Lettera43.it. Ma è indubbio che il fenomeno, negli ultimi anni, si stia diffondendo al Nord. Spiega ancora Ruzzenenti: «Il traffico di rifiuti verso il Sud, condotto dalla criminalità organizzata, a partire dalla fine degli Anni 80 è stato determinato dal fatto che all'epoca vennero introdotte le prime normative restrittive per la gestione dei rifiuti speciali. Negli ultimi anni, tuttavia, in Campania è intervenuto l'esercito, lo Stato ha alzato il livello di attenzione e sembra che si sia invertito il ciclo».

DISTRIBUZIONE DEGLI EVENTI: PREVALENZA AL NORD

I rifiuti, in altre parole, sempre più spesso restano al Nord e vengono smaltiti in maniera irregolare. Anche all'interno del capannone della Ipb andato a fuoco, secondo quanto dichiarato dall'assessore regionale lombardo all'Ambiente e Clima, Raffaele Cattaneo, erano stoccati 16 mila metri cubi di rifiuti speciali che «non dovevano esserci»: gommapiuma, plastica e carta soprattutto. Dei roghi negli impianti si è occupata in maniera specifica la Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti della precedente legislatura, presieduta dall'onorevole Alessandro Bratti del Partito democratico. E negli atti parlamentari della Commissione si legge: «L’anno 2017 è quello che ha fatto registrare il massimo numero tendenziale di eventi, ma la crescita del fenomeno risale già al biennio precedente. La distribuzione territoriale vede una prevalenza di eventi al Nord, il che, in mancanza […] di spiegazioni omogenee per il fenomeno, al di là del diffuso “sovraccarico” degli impianti, conferma indirettamente quantomeno l’inversione del flusso dei rifiuti rispetto a storiche emergenze che hanno in passato colpito le regioni meridionali».

Lombardia, boom di inceneritori inutili e inquinanti

L’impianto di Desio si trova al confine con Bovisio Masciago a pochi chilometri da un centro sportivo e una piscina. La sua costruzione risale al 1976 e nel 2009 è stato oggetto di attività di ristrutturazione e ammodernamento.

RIDUZIONE DELL'IMPORTAZIONE DI RIFIUTI DA PARTE DELLA CINA

Le statistiche sono in continuo aggiornamento. Ruzzenenti cita quelle dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra): «Gli ultimi dati, riferiti al 2016, certificano che nella sola provincia di Brescia, capolinea dei rifiuti speciali a livello nazionale, è finito più di un quinto di tutti i rifiuti speciali tumulati in discarica. E sempre a Brescia è stato tumulato circa l'80% di tutti i rifiuti speciali della Lombardia». A pesare è stata anche la riduzione dell'importazione di rifiuti da parte della Cina: «Pechino ha iniziato a porre degli argini, per esempio ha ridotto l'import di rifiuti problematici a base di plastica. Si chiamano problematici perché spesso sono contaminati da sostanze tossiche e non sono facilmente gestibili, come quelli provenienti da elettrodomestici, automobili e computer».

SISTEMA DI TRACCIABILITÀ MAI ENTRATO IN FUNZIONE

Il ministro Costa ha promesso interventi in tempi rapidi. Ma quali sono le priorità che andrebbero affrontate? Risponde Ruzzenenti: «Il ministro Costa ha acquisito un'importante esperienza nella Terra dei fuochi in Campania. A livello nazionale la situazione è più complicata. Era stato ideato un sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali, si chiamava Sistri, ma non è mai entrato in funzione per le resistenze degli operatori. Si diceva che c'era troppa burocrazia. Il primo problema non risolto è proprio questo, la tracciabilità dei rifiuti».

Controllare centinaia di migliaia di camion non è semplice. E le nostre agenzie, le Arpa, sono spesso affette da carenze di organico

RISCHIO DI CONFLITTO DI INTERESSI SULLE AGENZIE

Ma ce n'è un altro, che riguarda i controlli: «Sono difficili, perché parliamo di flussi di rifiuti che si muovono prevalentemente su gomma, con i camion. Controllare centinaia di migliaia di camion non è semplice. Anche perché le nostre agenzie, le famose Arpa, sono spesso affette da carenze di organico, compresa quella della Lombardia». Le Arpa, inoltre, «sono condizionate dalla politica, perché i loro direttori sono di nomina politica. Nel caso specifico la nomina viene fatta da Regione Lombardia, che spesso è lo stesso ente che poi autorizza gli operatori a smaltire i rifiuti. C'è quindi una sorta di conflitto di interessi. Non abbiamo agenzie del tutto indipendenti e quelle che ci sono avrebbero bisogno di personale adeguato alla mole di lavoro».

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