Incendio in un deposito di rifiuti speciali a Settimo Milanese

Sul posto, chiamati dai cittadini che si sono svegliati vedendo un'alta colonna di fumo, decine di Vigili del fuoco, 118, polizia e carabinieri.

09 Luglio 2019 08.10
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Un incendio di grandi proporzioni sta interessando, dalle prime luci dell’alba, un grosso deposito di rifiuti speciali a Settimo Milanese, alle porte di Milano. Sul posto, chiamati dai cittadini che si sono svegliati vedendo un’alta colonna di fumo, decine di vigili del fuoco, 118, polizia e carabinieri. Secondo le prime informazioni, non ci sarebbero vittime né feriti. Le fiamme sono divampate pochi minuti dopo le 5 del mattino del 9 luglio e hanno interessato un capannone di circa 1.400 metri quadrati in via Albert Bruce Sabin, nella zona industriale della frazione di Seguro. Le cause del rogo sono ancora ignote.

NON INTACCATI I RIFIUTI PIÙ PERICOLOSI

Secondo i vigili del fuoco, in ogni caso, la parte più delicata dei materiali pericolosi e speciali che l’azienda trattava non sarebbe stata intaccata dalle fiamme. Si tratta di polveri derivate dal processamento di scarti industriali, impacchettate in un’ala del capannone non interessato dalle fiamme. Sul posto, per i rilievi del caso, si trova l’Arpa. Mentre il Nucleo Nbcr dei Vigili del fuoco di Milano, che ha ha fatto i primi estemporanei monitoraggi, non avrebbe rilevato situazioni di grave e immediata emergenza. Notizia confermata anche dalla polizia.

COMMISSIONE ANTIMAFIA: «INCEDI DOLOSI»

Una «guerra dei rifiuti che le amministrazioni locali, spesso lasciate sole, non riescono a fermare», quella in Lombardia, in cui «il fenomeno degli incendi nei magazzini di stoccaggio e trattamento dei rifiuti, autorizzati e non, sta assumendo proporzioni preoccupanti». Lo ha detto Monica Forte, consigliera regionale del Movimento Cinque Stelle che in Aula ha presentato la Relazione sull’indagine conoscitiva relativa a stoccaggio e traffico illecito di rifiuti svolta dalla Commissione regionale Antimafia, di cui la stessa Forte è presidente. Una «diffusione capillare» del fenomeno degli incendi agli impianti di rifiuti che è «confermata dalla Commissione parlamentare di inchiesta che, dall’estate del 2015 alla primavera del 2017, ha contato ben nove incendi fotocopia a impianti di trattamento dei rifiuti nella sola provincia di Milano», ha aggiunto Forte e «considerando l’intera regione il conto sale a 30». «Siamo partiti dalla consapevolezza che il territorio lombardo soffre di radicamenti mafiosi in ogni provincia e che esistono attività lecite infiltrate dalla criminalità organizzata. Abbiamo cercato di capire come le due cose si incrociassero, in relazione all’interesse forte di certi sodalizi malavitosi nei confronti della filiera della gestione dei rifiuti». Nella relazione «abbiamo fatto una fotografia dettagliata della situazione che conferma la necessità di affrontare questo tema e stimola le istituzioni affinché intervengano in maniera fattiva».

PROPOSTE PER ARGINARE IL PROBLEMA

Tra le proposte della Commissione per far fronte al problema ci sono una cabina di regia che coordini i diversi enti locali sul tema dei rifiuti e del contrasto ai traffici illeciti che possa essere incardinata proprio in Regione Lombardia, una mappatura e geolocalizzazione sia dei siti autorizzati che delle zone a rischio di smaltimento abusive, come aree industriali e capannoni dismessi. Idee condivise anche dal vicepresidente della Commissione Antimafia Alex Galizzi (Lega), che ha ricordato PROPRIO l’incendio di Settimo Milanese: «i roghi di rifiuti confermano che occorrono ancora più uomini e mezzi per pattugliare i territori lombardi e che serve ancora maggiore attenzione delle Prefetture e delle Procure, che da tempo stanno ottenendo buoni risultati nel contrasto delle attività illecite di smaltimento dei rifiuti», ha detto a margine della presentazione della relazione. Il consigliere di +Europa Michele Usuelli ha poi evidenziato il problema «legato alla gestione del ciclo dei rifiuti, perché gli impianti di stoccaggio lavorano spesso con quantità oltre il limite della loro capacità». Tra le soluzioni possibili, il consigliere Pd Angelo Orsenigo pensa «possa essere utile aumentare gli importi delle fideiussioni da parte delle aziende che in maniera autorizzata svolgono l’attività di stoccaggio e smaltimento dei rifiuti, perché in molti casi queste sono risicate rispetto ai costi di eventuali bonifiche in caso di problemi».

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