Perché l’incidente nucleare russo allarma soprattutto gli Usa

Dopo l'addio di Washington e Mosca al Trattato Inf, gli americani temono che dietro il giallo ci sia il progetto dei missili 9M730 Burevestnick o Skyfall. Dal canto suo il Cremlino non nega, anzi punta sulla propaganda militare. Lo scenario.

15 Agosto 2019 09.00
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Pare strano, eppure, i più preoccupati per il misterioso incidente nucleare avvenuto nella Russia nord-occidentale lo scorso 8 agosto non sembrano essere i vicini della penisola scandinava, che comunque continuano a monitorare lungo i loro confini i livelli radioattivi, ma gli statunitensi. Il New York Times è persino arrivato a ipotizzare che possa trattarsi di «uno dei peggiori incidenti nucleari avvenuti in Russia da Chernobyl», evocando non solo il pericolo di fallout radioattivo, ma anche mai sbiaditi scenari da Guerra Fredda. La geopolitica è così: accorcia le distanze tra Paesi lontani e dilata quelle tra Stati confinanti. Ma se non sono le radiazioni il vero pericolo, cosa temono davvero gli statunitensi?

Il logo della Rosatom, agenzia nucleare russa.

I TIMORI DEGLI USA SU UN TEST MILITARE

Gli americani temono che Mosca stia testando una nuova, potente, arma. E il Cremlino, da parte sua, non fa nulla per smentirlo. Anzi. Dopo giorni di silenzio, il governo russo ha ribaltato la sua strategia e ora sembra volere evidenziare che l’incidente sia stato provocato da un test militare. Dmitry Sergeyevich Peskov, portavoce di Vladimir Putin, dopo aver dato l’ultimo saluto ai sette «eroi nazionali» che hanno perso la vita nel test (cinque sono scienziati dell’agenzia nucleare russa, ignota l’identità delle altre due vittime), ha infatti dichiarato: «Il nostro presidente ha più volte detto che il livello dei progetti russi in campo missilistico è piuttosto unico al mondo ed è molto più alto di quello raggiunto da altri Paesi». Parole soppesate con cura, che da un lato tendono a fare dimenticare l’imbarazzo di Mosca nel ritrovarsi, per la seconda volta dal 1986, nella scomoda situazione di essere interrogata dalla comunità internazionale sul genere di esperimenti che sta portando avanti e sulla loro reale pericolosità, dall’altro contribuiscono a rafforzare la prova muscolare con Washington. Non a caso Donald Trump ha subito twittato: «Possediamo una tecnologia simile, ma più avanzata».

I PUNTI OSCURI DELL’INCIDENTE

E infatti, si diceva, gli statunitensi sono proprio i più preoccupati. E non per il pericolo radiazioni. A turbare i loro sonni il fatto che Mosca stia portando seriamente avanti il progetto dei missili 9M730 Burevestnick, o “Skyfall” nella terminologia Nato.

Secondo quanto confermato da un noto analista militare, Jeffrey Lewis del Middlebury Institute of International Studies di Monterey, il giorno dell’incidente nella Baia della Dvina antistante la base militare di Nyonoksa si sarebbe trovata (immagini satellitari lo confermerebbero) la nave per il trasporto di combustibile nucleare Serebryanka, particolare che darebbe corpo alla tesi di un test su missili a propulsione atomica finito in tragedia.

Vladimir Putin e il comandante della Marina russa Nikolai Yevmenov.

LE SCOSSE E L’INNALZAMENTO DEI LIVELLI DI RADIAZIONI

E se l’agenzia governativa russa per il nucleare, Rosatom, ha annunciato che l’incidente è avvenuto su di una piattaforma offshore, più passano le ore più si fa largo l’ipotesi che la deflagrazione sarebbe stata invece a bordo di un mezzo militare: una fregata o, forse, un sommergibile. Quel che è certo è che i sismografi della Ctbto (Comprehensive Nuclear-test-ban Treaty Organization) che vigilano sugli esperimenti nucleari non consentiti hanno registrato distintamente il movimento tellurico che ne è seguito, mentre i livelli di radiazioni, come ha riferito il servizio meteo nazionale Rosgidromet, hanno superato 16 volte la norma nei dintorni della città portuale di Severodvinsk.

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UN INCUBO CHIAMATO SKYFALL

I missili a propulsione atomica non spaventano solo per il genere di pericolo cui espongono l’intera umanità in caso di incidente, ma anche e soprattutto perché, abbandonando i limiti dei combustibili tradizionali, sono in grado di arrivare pressoché ovunque nel mondo e di farlo in tempi più che dimezzati. Basti pensare che la Nasa sta studiando l’impiego di questa tecnologia nel campo delle esplorazioni spaziali. Altrove il progetto è stato abbandonato, proprio per l’instabilità di questa tecnologia e l’alto rischio di esplosione nucleare.

Non è la prima volta che il nome in codice del missile, 9M730 Burevestnick, fa tremare le vene dei polsi ai vertici militari statunitensi. Del resto, Vladimir Putin ha enfatizzato in ogni modo il loro arrivo nell’arsenale russo, anche grazie alle testate e ai media controllati dal governo, che infatti vi hanno dedicato lunghi e appassionanti servizi sulla scia di quelli che Pyongyang trasmette regolarmente a tutta la popolazione della Corea del Nord. Lo stesso presidente russo, durante la loro presentazione in pompa magna, li aveva definiti «invincibili», in grado cioè di superare le batterie antimissilistiche nemiche. Il progetto avrebbe preso ufficialmente il via nel marzo 2018 (ma gli studi sarebbero iniziati già l’anno precedente) e da allora i test effettuati sarebbero stati almeno 13.

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LE CONSEGUENZE DELLA FINE DEL TRATTATO SULLE ARMI NUCLEARI

E sebbene nessuno di questi test si sarebbe concluso con un pieno successo (Mosca sarebbe stata la prima a enfatizzarne mediaticamente i risultati, facendolo sapere al mondo), avrebbero comunque spinto gli Usa a ritirarsi a inizio agosto dall’Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, già rescisso dal Cremlino. Si tratta dello storico trattato firmato nel 1987 dai presidenti Mikhail Gorbaciov e Ronald Reagan sullo smantellamento di tutti i missili nucleari a gittata corta e intermedia (tra 500 e 5.500 km) che le due superpotenze si puntarono reciprocamente contro per tutta la Guerra Fredda. Cioè, i missili balistici statunitensi Pershing 2, schierati nelle basi americane dislocate in Germania occidentale, quelli da crociera disposti in Italia, Gran Bretagna, Belgio e Olanda, e dall’altro lato della Cortina di ferro, i temibili SS-20 che Mosca aveva collocato in tutti i Paesi dell’Unione sovietica. E qui si intuisce perché Mosca abbia voluto sottolineare che l’incidente dell’8 agosto sarebbe collegato ai temuti Skyfall.

Un test missilistico russo.

TRA MINACCE E PROPAGANDA

La rescissione del Trattato permette difatti agli Usa di porre in essere ciò che finora avevano soltanto minacciato: tornare a dispiegare nelle basi dei Paesi Nato i propri missili. I più avanzati, in grado di raggiungere in pochi minuti persino la Cina, oggi vero avversario di Washington. E la Russia non può certo stare a guardare, preferendo sfruttare a livello propagandistico anche un incidente costato la vita a sette persone. In mezzo, come al solito, una disorientata Europa che, tra la Brexit e l’avanzata dei populismi, non è mai apparsa così debole e frammentata.

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