Lara Comi indagata e l'imbarazzo di Forza Italia

Lara Comi indagata e l’imbarazzo di Forza Italia

Altra tegola per il partito di Berlusconi. La big, ricandidata a Bruxelles, accusata di finanziamento illecito ai partiti. Coinvolto anche Bonometti, vertice degli industriali lombardi. L'inchiesta.

15 Maggio 2019 19.46

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Dopo la maxi operazione antimafia che ha coinvolto il cosigliere comunale Pietro Tatarella e il sottosegretario della Regione Lombardia Fabio Altitonante, un'altra inchiesta della Direzione distrettuale antimafia ha colpito Forza Italia. Questa volta coinvolgendo una big: Lara Comi. L'eurodeputata è stata iscritta nel registro degli indagati nell'ambito di accertamenti su un presunto vasto sistema di corruzione e appalti pilotati in Lombardia.

Comi è nota a livello nazionale e ha un certo peso nello schieramento guidato da Silvio Berlusconi. È ricandidata per un posto a Bruxelles alle elezioni europee del 26 maggio. La tegola è arrivata dopo che i pm Adriano Scudieri e Luigi Furno, che coordinano le indagini insieme con la collega Silvia Bonardi e al procuratore aggiunto Alessandra Dolci, hanno sentito Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia e presidente dell'azienda Officine Meccaniche Rezzatesi con sede nel Bresciano.

VERSATI 31 MILA EURO PER UNA CONSULENZA BASATA SU UNA TESI ONLINE

Alcune ore di interrogatorio sono bastate agli inquirenti per contestare al numero uno degli industriali lombardi e a Lara Comi l'accusa di finanziamento illecito ai partiti. Secondo la ricostruzione della procura, l'imprenditore bresciano a gennaio 2019 avrebbe versato, tramite Omr holding di cui è presidente, 31 mila euro, in due tranche, alla società con sede a Pietra Ligure Premium consulting srl, di Lara Comi. Soldi che, in base ai primi accertamenti, sarebbero stati pagati per una consulenza che si sarebbe basata, in realtà, su una tesi di laurea del 2015 e scaricabile online dal titolo "Made in Italy: un brand da valorizzare e da internazionalizzare per aumentare la competitività delle piccole aziende di torrefazione di caffè". Tesi di cui l'ignaro autore è Antonio Apuzza, ora dipendente di Colgate Italia.

Sulla vicenda l'avvocato Gian Piero Biancolella, difensore della parlamentare europea in campagna elettorale per il terzo mandato, ha spiegato che il «finanziamento è del tutto lecito» ed «effettuato secondo le modalità previste dalla legge. Non vi era quindi motivo per simulare un contributo elettorale con una prestazione di servizi». Dagli ambienti vicini a Bonometti («Non ho mai commesso alcun illecito», ha detto) è stato fatto sapere che sarebbero state due le relazioni acquistate dalla Premium Consulting: una sul made in Italy e un'altra sul settore automotive, quello al centro della produzione del gruppo Omr.

NOME DI COMI GIÀ SPUNTATO PER UN ALTRO EPISODIO SOSPETTO

Per un altro episodio di sospetto finanziamento illecito ai partiti il nome di Lara Comi era già spuntato negli atti dell'indagine milanese che da un lato ha portato alla notifica di 43 ordinanze cautelari e dall'altro – in una tranche che nulla ha a che vedere con le presunte mazzette – a indagare il governatore della Lombardia Attilio Fontana per abuso di ufficio per la nomina del suo ex socio di studio Luca Marsico a un incarico in Regione e che lo stesso Fontana rivendica come "trasparente".

ACCERTAMENTI SUL PRESUNTO "SISTEMA"

Il caso, su cui sono in corso accertamenti e che ha coinvolto un'avvocatessa ligure convocata dai pm (come due imprenditori sentiti su altri profili di indagine), riguarda contratti di consulenza ottenuti, attraverso Gioacchino Caianiello, ex coordinatore di Forza Italia a Varese e ritenuto il "burattinaio" del presunto "sistema", da «una società riconducibile a Lara Comi». Contratti di consulenza «da parte dell'ente Afol città metropolitana» per un totale di 38 mila euro. Intanto sono stati ascoltati altri testimoni ed è stato interrogato il braccio destro di Daniele D'Alfonso, l'imprenditore tra i protagonisti dell'inchiesta.

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