Indesit: vertenza alla stretta finale

Redazione
05/12/2010

Si va verso la stretta finale per la vertenza Indesit. L’appuntamento è fissato per il 7 dicembre quando dal tavolo...

Indesit: vertenza alla stretta finale

Si va verso la stretta finale per la vertenza Indesit. L’appuntamento è fissato per il 7 dicembre quando dal tavolo tra sindacati, azienda e governo dovrebbe partire il piano industriale del gruppo. 
Un progetto che ridisegna la presenza in Italia della multinazionale marchigiana, tra i principali produttori di elettrodomestici in Europa. Si tratta di 120 milioni d’investimenti per l’innovazione a cui, però, si aggiunge la chiusura degli stabilimenti di Brembate (Bergamo) e Refrontolo (Treviso), con l’accorpamento delle produzione nei poli di Fabriano e Caserta, per un totale di 510 lavoratori coinvolti.
Dopo sei mesi di confronto la prima intesa è stata raggiunta con un verbale d’incontro condiviso tra l’azienda fondata dalla famiglia Merloni e i sindacati nel corso dell’ultimo tavolo, un primo sì al piano che pone le basi per la messa a punto definitiva di un accordo. Il 1 dicembre Indesit si è, infatti, impegnata a tutelare i dipendenti dei due siti destinati alla chiusura con «un ampio e innovativo piano sociale». In sostanza, attraverso l’advisor Sernet, sono state trovate 383 “occupazioni alternative”, ossia offerte di ricollocamento, con assunzioni incentivate (a costo zero per i primi 12-18 mesi) da parte di aziende terze interessate o legate a progetti di reindutrializzazione dei siti.

Per 120 lavoratori prepensionamenti e incentivi

Rimarrebbero da sistemare circa altri 120-130 lavoratori, di cui una settantina potrebbero accedere al prepensionamento. Tra i punti di accordo c’è, quindi, la richiesta da parte dell’azienda di attivazione degli ammortizzatori sociali per i siti di Brembate e Refrontolo, e la messa a disposizione d’incentivi, oltre che al ricollocamento, anche all’esodo volontario, che potrebbe essere più adatto per i lavoratori specializzati.
Un altro punto del verbale d’intesa ha riguardato l’istituzione di tavoli regionali, che dovranno monitorare lo sviluppo del piano a tutela dei lavoratori. Alla conclusione dell’accordo manca solo il sì definitivo dei sindacati, che nel frattempo hanno consultato i lavoratori nelle assemblee di fabbrica, e la decisione sulla data per il trasferimento degli impianti e, quindi, della cessazione della produzione nei due stabilimenti di Bergamo e Treviso. Nodi che si dovrebbero sciogliere martedì, nella riunione al ministero dello Sviluppo Economico.