India, l’ingranaggio delle elezioni più grandi e lunghe del mondo

Quasi un miliardo di votanti per cambiare governo a Nuova Delhi. Mai così tanti. Il premier Modi, in vantaggio, può essere ridimensionato dal voto dei giovani. E c'è un terzo polo che può fare la differenza. 

04 Maggio 2019 07.00
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Occorre l'ingranaggio di oltre un mese di elezioni per rinnovare il parlamento e il governo indiani, il voto più grande di sempre perché alla Legislative del 2019 l'India conta oltre 80 milioni di votanti in più. Le urne sono aperte dall'11 aprile e si chiuderanno il 19 maggio, in sette puntate (le altre date saranno l'8, il 23 e il 29 aprile e il 6 e il 12 maggio) tra i 29 Stati federati della democrazia – almeno a parole – più popolosa ed estesa sulla faccia del pianeta. Un gigante che cresce a un tasso del 7%, in competizione con la Cina, ma che non porta benessere alla sua popolazione: sulla lotta alla povertà e sulla sicurezza si è giocata tutta la campagna elettorale dei soliti due big sfidanti, il premier uscente Narendra Modi e l'ultimo erede della dinastia dei Gandhi, Rahul Gandhi.

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UN REDDITO DI CITTADINANZA PER I DISEREDATI

Il figlio dell'italiana Sonia e dell'ex premier Rajiv Gandhi è chiamato a risollevare il Partito del Congresso nazionale dal minimo storico (19%) del 2014. Ha promesso il reddito minimo agli indigenti (circa il 20% della popolazione). Per la gran parte diseredati e agricoltori ai quali anche Modi, leader nazionalista del Partito popolare indiano che fa capo alle potenti organizzazioni hindu ha prospettato di raddoppiare le entrate in tre anni, più lavori pubblici e la pensione per gli over 60. Sono le promesse di un leader populista che non solo ha fallito l'irrealistico impegno di creare «10 milioni di posti di lavoro» della prima campagna elettorale: da un'indagine condotta dall'Ufficio nazionale di statistica (Nsso) tra il 2017 e il 2018, hanno riportato dai media indiani, la disoccupazione sarebbe al 6,1%, i massimi dagli Anni '70.

NAZIONALISMO E RELIGIONE: L'OPPIO PER IL POPOLO DI MODI

Ma Modi e i suoi ministri negano che il dato sia «attendibile» e non hanno bisogno di provarlo. La politica indiana vive di pancia, e la miccia tra l'India e il Pakistan riaccesa dall'attentato suicida del 14 febbraio scorso nel Kashmir, che ha fatto 42 vittime tra le forze di sicurezza indiane, è un carburante per i nazionalisti di Modi. La risposta militare dell'India che ha bombardato il villaggio dei campi di addestramento degli attentatori jihadisti, con un bilancio di circa 350 morti, dà alle masse l'illusione di uno Stato forte, sicuro nel difenderli. In realtà i muscoli mostrati, come la religione esibita, per fare calamita tra le masse hindu acuiscono le divisioni con le minoranze interne sempre più discriminate, soprattutto quella musulmana a cui appartiene circa il 15% degli indiani.

CON I CONSERVATORI HINDU FINANZIERI E INDUSTRIALI

Mentre anche l'India è sempre più scossa dagli opposti radicalismi religiosi, l'opposizione accusa Modi di strumentalizzare l'esercito e il credo della maggioranza degli oltre 1 miliardo e 300 mila indiani. Ma neanche Gandhi junior può issare il vessillo dell'incorruttibilità che assicura di avere per rimediare al «disastro»: il suo partito laico e di centrosinistra ha governato per decenni ininterrottamente l'India, senza risolvere la piaga delle caste, della mancanza di igiene e della mala-sanità che costringere Modi a promettere 100 milioni di nuovi bagni pubblici e 75 nuove facoltà di medicina. Ma è anche l'appoggio delle lobby degli industriali e della finanza al partito arancione della destra religiosa a garantire al premier un gradimento popolare ancora alto, dopo l'exploit del 2014.

Su Facebook e Google il Partito popolare di Modi avrebbe speso sei volte tanto il Congresso nazionale dei Gandhi

LA CAMPAGNA COSTOSA E OPACA DI MODI

L'opposizione e gli attivisti hanno denunciato una campagna di Modi opaca e penalizzante per le minoranze cristiane e musulmane, le donne e gli intoccabili. Sicuramente molto costosa, con grossa liquidità dal mondo degli affari investita in una massiccia propaganda, sul territorio e sui social network. Secondo i dati delle pubblicità su Google e Facebook, da febbraio il Partito popolare avrebbe speso sei volte tanto il Congresso nazionale, che denuncia «disparità». A detta anche di alcuni fuoriusciti, il premier sarebbe perciò in netto vantaggio, almeno nelle prime settimane del voto, mentre venivano compiuti altri attacchi nel Kashmir (con altri sette uccisi) e nell'India orientale da parte dei ribelli maoisti (con un deputato di Modi e 15 agenti della sicurezza morti).

IL PESO DELL'UTTAR PRADESH

Con il pugno duro il governo uscente può ricompattare l'elettorato hindu. Nel programma di Modi ci sono un nuovo tempio e la revoca dello status di regione speciale al Kashmir. Eppure le lunghe elezioni indiane potrebbero riservare sorprese, anche solo per i milioni di nuovi giovani elettori. Decisivo, per il controllo degli almeno 272 seggi (su 543) della Camera del popolo potrebbe rivelarsi il voto nello Stato indiano più popoloso dell'Uttar Pradesh, del quale è stata a lungo governatrice la leader socialista degli intoccabili (dalit) Kumari Mayawati. Il suo Partito della società maggioritaria (Bsp) arrivò terzo nel 2014, pur non aggiudicandosi alcun seggio in parlamento a causa dell'uninominale secco nelle circoscrizioni.

IL TERZO POLO AGO DELLA BILANCIA

Stavolta Mayawati ha formato un terzo fronte insieme all'altra forza indipendente di sinistra (Sp), dell'Uttar pradesh, del carismatico Akhilesh Yadav, un leader benvisto anche dai musulmani e tra il 2012 e il 2017 il più giovane governatore dello Stato. Anche le donne, più presenti tra i candidati della sinistra, potrebbero far accorciare la distanza tra Gandhi e Modi, che potrebbe sì prevalere come dalle aspettative ma senza una maggioranza garantita. La differenza, a questo punto, sarebbe fatta dalle coalizioni allargate al terzo polo di Mayawati, Yadav e di altre forze regionali. La Commissione elettorale ha comunicato che lo scrutinio di quasi un miliardo di schede (da circa 930 mila seggi) è previsto per il 23 maggio.

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