Nuova Delhi nella morsa dello smog: perché l’India non riesce a limitare l’inquinamento come sta facendo la Cina?

Federico Giuliani
10/12/2023

Nella capitale la qualità dell'aria è arrivata a essere 100 volte peggiore del limite ritenuto salutare dall’Oms. Colpa di incendi agricoli, incenerimento dei rifiuti e persino dei petardi per le feste indù. Mentre il premier Modi si fa i selfie con Meloni alla Cop28, il Paese fatica a respirare. Ma una ricetta che funziona ci sarebbe: quella di Pechino.

Nuova Delhi nella morsa dello smog: perché l’India non riesce a limitare l’inquinamento come sta facendo la Cina?

A Nuova Delhi quasi non si respira. L’indice di qualità dell’aria – una misura che analizza otto inquinanti, tra cui particolato fine, ozono e anidride solforosa – è arrivata a segnare quota 500, il massimo possibile, nonché 100 volte tanto il limite ritenuto salutare dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Un picco toccato il 6 novembre 2023. La capitale dell’India era avvolta da uno smog che rendeva impossibile distinguere gli edifici all’orizzonte. Aveva appena preso il via la stagione post-monsonica dell’inquinamento. La stessa che ogni anno, da ottobre a dicembre, consegna un bomba tossica agli oltre 30 milioni di abitanti della megalopoli.

Nuova Delhi nella morsa dello smog: perché l'India non riesce a limitare l’inquinamento come sta facendo la Cina?
Nuova Delhi avvolta dallo smog (Getty).

Chiuse le scuole, vietata la circolazione dei mezzi

Per limitare i danni, il governo ha chiuso le scuole primarie, vietato la circolazione ai mezzi di trasporto e interrotto i lavori di costruzione. Ebbene, mentre alcune di queste misure erano ancora in corso in una buona parte degli Stati dell’India – e non solo a Delhi – dal 30 novembre al 13 dicembre a Dubai andava in scena la conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, la Cop28. Tra i partecipanti, invitati a discutere di temi come la qualità dell’aria e gli effetti del riscaldamento globale, figurava anche il premier indiano Narendra Modi. Che si è fatto notare più che altro per un selfie con Giorgia Meloni, pubblicato sui social dalla presidente del Consiglio italiana e diventato virale.

L’assenza di piogge aggrava ancora di più il fenomeno

È passato oltre un mese dall’arrivo dello smog a Nuova Delhi e l’indice rimane fuori controllo, oltre quota 200. A provocare l’annuale tradizione tossica di Delhi ci sono diversi fattori. Primo tra tutti: il forte aumento degli incendi agricoli nei vicini Stati di Punjab e Haryana. In questo periodo gli agricoltori bruciano le stoppie per preparare i campi alle semine. Le centinaia di roghi quotidiani provocano però un fumo denso spinto dai venti verso la capitale del Paese. Il conseguente calo delle temperature e l’assenza delle piogge aggravano ulteriormente il fenomeno. Le particelle inquinanti restano intrappolate nella bassa atmosfera ed entrano nel sistema respiratorio dei cittadini di Delhi. Che a loro volta immettono ulteriori sostanze tossiche nell’aria attraverso l’incenerimento dei rifiuti in impianti di smaltimento non sempre a norma, utilizzando di veicoli altrettanto nocivi, e facendo esplodere petardi – nonostante i divieti – in occasione del Diwali, la festa delle luci indù che si tiene tra ottobre e novembre.

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La situazione della qualità dell’aria in India (Getty).

L’esempio cinese: eliminato il riscaldamento alimentato a carbone

Fino a qualche anno fa, in certi periodi dell’anno anche il cielo di Pechino era solito essere oscurato da una cappa tossica grigia-arancione. Oggi non è più così, visto che la Cina, a differenza dell’India, sembrerebbe aver risolto almeno gli effetti più gravi dell’inquinamento atmosferico nei principali centri urbani del Paese. Dal 2013 il governo cinese ha intrapreso una guerra senza quartiere contro questo fenomeno, attuando una serie di rigide misure che hanno stravolto la vita di milioni di persone. La Cina, per esempio, ha eliminato il riscaldamento alimentato a carbone negli edifici residenziali, innalzato gli standard sul carburante dei veicoli e rottamato quelli più inquinanti, mentre i cittadini sono stati incoraggiati a passare alle auto elettriche.

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Un giorno di ordinario inquinamento dell’aria a Pechino (Getty).

Budget anti-inquinamento salito da 430 milioni di dollari a 2,6 miliardi

La chiave del successo cinese, tuttavia, sta nell’aver stabilito una sorta di “cintura di controllo” negli immediati dintorni di Pechino, capace di limitare – e in certi casi annullare – l’inquinamento prodotto dai distretti industriali presenti nelle periferie della capitale. Detto altrimenti, le autorità non si sono limitate ad attuare misure anti smog solo ed esclusivamente all’interno della zona cittadina, ma anche e soprattutto al di fuori di essa. Nei suoi paraggi, e pure in alcune aree della provincia dello Hebei e della città di Tianjin. E cioè da dove proveniva la maggior parte dei fumi tossici prodotti dalle fabbriche e diretti verso il cuore della Città proibita. Il budget impiegato dalla Cina per combattere l’inquinamento atmosferico è così passato dai poco più di 430 milioni di dollari nel 2013 ai più di 2,6 miliardi di dollari nel 2017 secondo i dati dell’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente nonché la principale autorità ambientale globale che definisce l’agenda internazionale su questi temi. I risultati sono stati eccellenti, visto che, dal 2013 a oggi, l’inquinamento atmosferico a Pechino è diminuito di circa il 50 per cento e di circa il 40 per cento a livello nazionale (dati Aqli, The Air Quality Life Index).

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Inquinamento in Cina (Getty).

Il piano di Nuova Delhi: ridurre la concentrazione di particolato del 40 per cento

Anche Nuova Delhi ha messo in atto uno sforzo ingente per migliorare la sua qualità dell’aria. L’India, a livello nazionale, nel 2019 ha lanciato il programma Clean Air, un piano volto a ridurre la concentrazione di particolato del 40 per cento entro il 2025-26. Le misure includono la progressiva chiusura delle centrali elettriche a carbone, la creazione di sistemi di monitoraggio dell’aria e il divieto di combustione di biomassa. Delhi ha persino ridotto il numero di auto sulle sue strade – quasi otto milioni – di oltre un terzo rispetto ai numeri registrati nel 2015. Ha eliminato le industrie inquinanti e introdotto il più grande programma di trasporto pubblico basato sul gas naturale al mondo.

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Traffico a Nuova Delhi (Getty).

Nessun partito vuole giocarsi il consenso elettorale degli agricoltori

Lo sforzo indiano non appare tuttavia evidente e rischia, anzi, di essere compromesso a causa di una pianificazione inadeguata – che spesso riguarda solo Nuova Delhi e non la sua periferia – e politiche partigiane. Nessun partito, nella democrazia indiana, ha infatti intenzione di vietare agli agricoltori di bruciare i loro campi, chiudere grandi industrie o sospendere festival inquinanti, con la conseguenza di non ricevere più consensi elettorali. Il risultato è che, secondo l’Istituto di politica energetica dell’Università di Chicago, a causa dello smog atmosferico gli abitanti di Delhi potrebbero vedersi accorciare la vita di 11,9 anni.