India, torture ai prigionieri del Kashmir

Redazione
17/12/2010

Questa volta nel mirino di Wikilkeaks è finito il governo indiano. La notte scorsa infatti i file di Julian Assange...

India, torture ai prigionieri del Kashmir

Questa volta nel mirino di Wikilkeaks è finito il governo indiano. La notte scorsa infatti i file di Julian Assange pubblicati dal quotidiano inglese hanno confermato le denunce di torture sistematiche di New Delhli ai danni delle popolazione del Kashmir. Un cablogramma inviato dall’ambasciata americana nel 2005 infatti, citando un rapporto della Croce Rossa Internazionale, ha riferito di violazioni e abusi di ogni tipo inflitti contro centinaia di detenuti delle carceri indiane.
Le rivelazioni hanno confermanto quanto denunciato negli anni passati dalle diverse associazioni di difesa dei diritti umani e rischiano di mettere in imbarazzo il governo indiano. La politica di New Delhi è sempre stata quella di non ammettere alcuna interferenza sulla questione del Kashmir, la regione musulmana indipendentista controllata dall’eserciuto. In un dispaccio risalente a tre anni fa, l’ambasciata Usa si poi diceva «frustrata» con il governo indiano per il «continuo maltrattamento dei detenuti».
Secondo la Croce Rossa, l’India «ha tollerato la tortura» nonostante i maltrattamenti riguardassero civili. Mentre «i militari del Kashimr venivano sistematicamente uccisi».  Il rapporto che è rimasto riservato per garantire la neutralità dell’organizzazione, è stato scritto dopo che gli operatori umanitari avevano visitato 177 carceri nello stato di Jammu, nella provincia del Kashmir e in altre parti dell’India tra il 2002 e 2004.
Degli oltre 1.200 prigionieri intervistati, sono stati riportati 852 casi di abusi. In particolare, 171 sono stati picchiati e 681 torturati con stupri e scosse elettriche elettricità. Il Guardian ha anche precisato però che la Croce Rossa non ha mai avuto accesso al famigerato centro di detenzione “Cargo Building” del capoluogo di Sinagar.