Inevitabilmente… Facebook

Alessandro Curioni
25/03/2018

Dopo una settimana di passione non si può fare altro che parlare del terremoto che scosso le fondamenta del numero...

Dopo una settimana di passione non si può fare altro che parlare del terremoto che scosso le fondamenta del numero 1 dei social network. Di fronte al caso di Cambridge Analytica il mondo ha urlato il suo sdegno e mostrato tutto il suo stupore. Lo sdegno posso anche comprenderlo perché i casi sono due. Facebook sapeva ed è stato “complice”, di conseguenza ha abusato dei dati di milioni di utenti, non contento dei miliardi di dollari che già gli fruttavano. Facebook non sapeva ed è stato “vittima”, quindi ha subito una gigantesca violazione ai dati personali che custodisce, evidentemente spende poco e male quella parte dei miliardi di dollari destinata a garantire la sicurezza delle informazioni. Resto allibito, invece, di fronte allo stupore che hanno mostrato commentatori, politici e anche utenti. Tutti costoro come pensavano di pagare i servizi che il social network gli erogava? Da dove arriverebbero i dieci miliardi di dollari raccolti in pubblicità dalla “creatura di Zuckenberg? Probabilmente quando tutti avranno capito che sulla Rete nulla è gratis, ma semplicemente lo paghiamo in natura, forse sarà troppo tardi. Noi cediamo a Facebook, ma non solo, una visibilità enorme sul nostro modo di vivere e pensare. Questo in cambio di una vetrina che permetta a ciascuno di avere un piccolo o grande palcoscenico su cui esibirsi. Nulla di male, ma cerchiamo di non passare per fessi, scandalizzandoci quando accadono fatti di questo genere. Piuttosto protestiamo e infuriamoci perché hanno usato i nostri dati, che mai come oggi sono simili al denaro, senza la nostra autorizzazione. Se proprio dobbiamo lamentarci facciamolo per una ragione al passo con i tempi: qualcuno ha guadagnato con dei nostri “soldi” e a noi in tasca non è venuto alcunché. Insomma rivendichiamo il nostro diritto a trarre profitto da nostri dati, magari un po’ più significativo di qualche megabyte di spazio su un server che ormai costa un pugno di dollari.