Inflazione, boom con l’euro

Redazione
24/08/2012

A dieci anni dall’introduzione dell’euro i prezzi sono aumentati soprattutto al Sud e, a differenza di quanto si possa credere,...

Inflazione, boom con l’euro

A dieci anni dall’introduzione dell’euro i prezzi sono aumentati soprattutto al Sud e, a differenza di quanto si possa credere, l’impennata non ha riguardato gli alimentari, l’abbigliamento, le calzature o la ristorazione.
A lievitare soprattutto le bevande alcoliche e i tabacchi, le ristrutturazioni e le manutenzioni edilizie, gli affitti delle abitazioni e i combustibili, le bollette domestiche, nonché i trasporti.
A confermarlo sono i dati statistici elaborati dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre. Tra il 2002 e il luglio di quest’anno, l’inflazione media italiana è cresciuta del 24,9%. In Calabria si è registrato l’incremento regionale più elevato: +31,6%. Seguono la Campania, con il +28,9%, la Sicilia, con il +27,6%, e la Basilicata, con il +26,9%. Le meno interessate dal ‘caro prezzi’, invece, sono state la Lombardia, con un’inflazione regionale del +23%, la Toscana, con il +22,4%, il Veneto, con il +22,3% e, ultimo della graduatoria, il Molise, dove l’inflazione è lievitata ‘solo’ del 21,7%.
PIÙ INFLAZIONE AL SUD, MAGGIORE CARO VITA AL NORD. «È opportuno sottolineare che il maggior aumento dei prezzi registrato nel Sud non deve essere confuso con il caro vita. Vivere al Nord» ha spiegato Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia di Mestre «è molto più gravoso che nel Mezzogiorno. Altra cosa, invece, è analizzare, come abbiamo fatto noi, la dinamica inflattiva registrata in questi ultimi dieci anni. La maggior crescita dell’inflazione avvenuta nel Sud si spiega con il fatto che la base di partenza dei prezzi nel 2002 era molto più bassa rispetto a quella registrata nel resto d’Italia».
In linea generale, ha sottolineato la Cgia, uno dei nodi da superare è lo spaventoso deficit logistico infrastrutturale che grava sulla competitività dell’intero sistema delle nostre imprese e conseguentemente sui costi dei servizi e dei prodotti offerti ai consumatori finali.
ESPLOSI CON L’EURO I PREZZI DELLE BEVANDE ALCOLICHE E DEI TABACCHI. Per quanto riguarda le principali tipologie di prodotto, l’euro ha fatto esplodere i prezzi delle bevande alcoliche e dei tabacchi (+63,7%), quello delle manutenzioni/ristrutturazioni edilizie, gli affitti, i combustibili e le bollette di luce, acqua e gas e asporto rifiuti (+45,8%), nonché dei trasporti (treni, bus, metro +40,9%). Pressoché in linea, se non addirittura al di sotto del dato medio nazionale, gli incrementi dei servizi alberghieri e della ristorazione (+27,4%), dei prodotti alimentari (+24,1%), del mobilio e degli articoli per la casa (+21,5%), dell’abbigliamento e delle calzature (+19,2%).
«A differenza di quanto è stato denunciato sino a ora» ha concluso Bortolussi «con l’avvento dell’euro non sono stati i commercianti a far esplodere i prezzi, bensì i proprietari di abitazioni, le attività legate alla manutenzione della casa, le aziende pubbliche dei trasporti, i gestori delle utenze domestiche ed, infine, lo Stato con gli aumenti apportati agli alcolici e alle sigarette».
«Ricordo che sul totale della spesa media familiare, che nel 2011 è stata pari a quasi 30 mila euro» ha concluso il segretario della Cgia di Mestre «i trasporti, le bollette e le spese legate alla casa hanno inciso per quasi il 50% del totale, mentre la spesa alimentare solo per il 19%».

Energia, caro bollette per le aziende italiane: più salate di 10 mld rispetto alla media Ue

Capitolo a parte merita, invece, il consumo di energia. Secondo la Confartigianato, la Regione più penalizzata è la Lombardia, con 2.289 milioni di euro in più rispetto alla media Ue, seguita dal Veneto con un gap di 1.007 milioni di euro, dall’Emilia Romagna con 904 milioni e dal Piemonte con 851 milioni.
La classifica provinciale vede al primo posto, per il più ampio divario di oneri per le imprese rispetto all’Europa Milano, con un gap di 555 milioni di euro, seguita da Brescia (467 milioni euro), Roma (447 milioni euro), Torino (343milioni euro), Bergamo (293 milioni euro).
Se, in media, ogni azienda italiana paga l’energia elettrica 2.259 euro all’anno in più rispetto agli imprenditori europei, questo gap si allarga a 4.108 euro per ogni impresa del Friuli Venezia Giulia, a 3.471 euro per ciascuna impresa della Sardegna, a 2.791 euro per ogni azienda della Lombardia, a 2.752 euro per ciascuna impresa della Valle d’Aosta.
A seguire, per un imprenditore dell’Umbria il divario è di 2.654 euro l’anno, mentre per ogni impresa del Trentino Alto Adige il gap annuo è di 2.601 euro.
VOLANO I PREZZI DELL’ELETTRICITÀ PER USO INDUSTRIALE. In Italia la corsa dei prezzi dell’elettricità per uso industriale sembra inarrestabile: tra il 2009 e il 2011 sono aumentati del 17,4%, a fronte del +9,5% registrato nell’Eurozona.
Tra il 2010 e il 2011 i rincari si sono attestati all’11%, mentre nell’Ue si sono fermati al 5,9%.
Tutto ciò non ha fatto che allargare la distanza tra il nostro Paese e l’Europa: nel 2009 il gap per il costo dell’elettricità era del 26,5%, per salire al 29,4% nel 2010 e al 35,6% nel 2011.
A gonfiare la bolletta energetica delle imprese contribuisce la pressione fiscale, che incide per il 21,1% sul prezzo finale dell’elettricità.
«Il costo dell’energia elettrica per uso industriale» ha sottolineato il presidente di Confartigianato, Giorgio Guerrini «è una delle tante zavorre che frenano la corsa delle imprese italiane, uno dei tanti oneri che riducono la nostra competitività rispetto ai competitor europei. Anche su questo fronte chiediamo al governo di agire in fretta per cominciare ad avvicinarci agli standard degli altri Paesi dell’Ue».
AL TOP DELLA CLASSIFICA LA LOMBARDIA E MILANO. Dall’analisi Confartigianato che misura lo spread Italia-Ue per i costi della luce emerge, invece, che Lombardia e Milano sono in vetta alla classifica di Regioni e Province italiane con la bolletta elettrica più costosa a carico delle aziende.
Lo scorso anno, gli imprenditori italiani hanno pagato 10.077 milioni di euro in più rispetto alla media Ue. Il conto più salato tocca alle aziende del Nord che complessivamente nel 2011 hanno sborsato per la luce 5.848 mln in più rispetto ai colleghi Ue.