Informatici senza frontiere

Redazione
24/01/2011

di Roberto Carminati Partono in piccoli gruppi con valigie cariche di computer portatili e all’occorrenza dispositivi per la connettività. E a...

Informatici senza frontiere

di Roberto Carminati

Partono in piccoli gruppi con valigie cariche di computer portatili e all’occorrenza dispositivi per la connettività. E a preoccuparli non sono né i disagi del trasferimento né tantomeno il fatto che in Uganda, in Congo o in Madagascar, solo alcuni dei Paesi dove operano, le più vicine rivendite di tecnologia possono trovarsi anche a due giorni di viaggio.
A inquietare gli informatici senza frontiere, volontari impegnati nel trasferimento di risorse hardware e software nei Paesi del terzo mondo e alle fasce sociali più svantaggiate, sono i tagli al 5 x 1000 previsti dalla nuova Finanziaria: «Si ipotizzano riduzioni del 75%» ha detto a Lettera43.it Mara Pieri, responsabile della comunicazione «che ci toglierebbero una buona parte delle risorse necessarie all’attuazione delle nostre iniziative».
GESTIONE IT DEGLI OSPEDALI. Iniziative come Open hospital, un programma naturalmente gratuito basato su sistemi operativi aperti per la gestione degli ospedali nato nel 2005 a favore del presidio medico di Angal in Uganda e potenziato per amministrare strutture da 300 posti letto e 120 mila pazienti. Ora il software è in due lingue (inglese e francese) e insieme agli Informatici senza frontiere muove verso il Kenya, il Congo, il Benin e a Kabul, grazie al sostegno del comando interforze in Afghanistan.
E l’originaria sede di Treviso è oggi solo il centro di una rete estesa a volontari e collaboratori in 10 città italiane: «A Bari si svolge buona parte dello sviluppo di applicazioni», ha detto Pieri, «mentre a Milano lavoriamo con Banco informatico, specializzata nel recupero del cosiddetto trashware, l’hardware dismesso».
DONAZIONI DA MULTINAZIONALI. Sorta per buona volontà dell’ex manager Sap Lodovico Grompo, Informatici senza frontiere unisce figure tecniche e commerciali della provenienza più disparata, da Sme a Lotto, e può contare sulle donazioni di multinazionali come Hewlett-Packard, Fujitsu, Sap stessa, Adobe. Sul territorio opera al fianco di realtà radicate quali Averiko, specialista del microcredito in Madagascar, e crea cultura: «Con missioni che durano da due settimane a un mese per due volte l’anno” dice Pieri “cerchiamo di formare personale tecnico capace di far fronte a tutte le difficoltà del caso, preparato per esempio a realizzare reti paraboliche o Wi-Max con strumenti di fortuna e problemi di approvvigionamento».
PROGETTI PER LE CARCERI. Altre iniziative benefiche come Ubuntu Africa Connection o Join Africa sono concentrate in modo esclusivo sul continente nero e il Terzo mondo. Non Informatici senza frontiere, che cooperando con Aica porta i corsi per la patente europea del computer nelle carceri e nelle comunità di recupero dei tossicodipendenti: «A Saronno organizziamo corsi di informatica per migranti, siamo in Puglia nella comunità Teseo, nelle carceri del Lazio», ricorda Pieri, «e nella prigione di Santa Bona a Treviso è attivo il progetto Detenuti hi-tech, un laboratorio di assistenza che rimette a nuovo oltre 3000 computer la settimana».
L’ATTENZIONE AI PICCOLI. Ma dal 2007 uno dei fiori all’occhiello degli Informatici senza frontiere è il piano “Bambini al Pc”, che a Napoli, Trieste, Monza e Brescia punta alla realizzazione di reti Internet nei reparti infantili di lunga degenza: «Lo scopo è mantenere i piccoli pazienti in contatto con amici e familiari” dice Pieri “ma anche e soprattutto permettere loro di seguire dal letto d’ospedale le lezioni scolastiche».