Il futuro visto da Pozzi, Pacchioni e Bencivenga

Il futuro visto da Pozzi, Pacchioni e Bencivenga

06 Aprile 2019 14.30
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Guardare lontano, uscendo dalla dittatura del contingente, quella che fa sembrare rilevante solo l’attualità spicciola, quella da titolo in prima pagina superato già il giorno dopo, della musica senza futuro, delle parole dettate dal mero interesse del momento. Ragionare invece su quello che saremo, sulle rivoluzioni che la scienza porterà con sé, sui risvolti etici e sociali delle scoperte tecnologiche, e sul male che si annida ovunque, anche negli strumenti creati per nobili scopi. Farlo grazie a libri che aprono la mente, come quelli di Cristina Pozzi, Gianfranco Pacchioni ed Ermanno Bencivenga, tre autori molto diversi tra loro per storia e profilo culturale, accumunati però dalla capacità di indagare la complessità del domani. Oltre che dalla contemporanea, e non casuale, partecipazione a Roma InConTra di Enrico Cisnetto.

PACCHIONI E LA PROSSIMA EVOLUZIONE DELL'HOMO SAPIENS

Complessa e affascinante, per esempio, sarà la prossima evoluzione di cui l’uomo sarà protagonista, descritta dal professor Pacchioni, prorettore alla ricerca dell’Università di Milano Bicocca, nel suo L’ultimo sapiens edito da Il Mulino. Secondo Pacchioni la tecnologia modificherà, di fatto, la specie umana, creando un divario tra i «tecno sapiens» e i «vetero sapiens», una nuova divisione di classe tra coloro che potranno o non potranno usufruire dei vantaggi della scienza. Un gap in cui ricchezza e genetica vanno in parallelo, ridisegnando i confini delle cure mediche e delle aspettative di vita.

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Già oggi questo divario esiste, tra Paesi in cui si vive in media ben oltre gli 80 anni, come Italia e Giappone, e altri in cui ci si ferma tra i 50 e i 60, a partire da quelli africani. E se il mondo avanzato corre e vive sempre di più – in questi Paesi l’aspettativa di vita è aumentata di 15 anni negli ultimi 50 anni – ci sono miliardi di persone che rimangono indietro, e che rischiano di rappresentare gli ultimi esemplari di una specie in via d’estinzione. Se in questo ragionamento, a metà tra il progresso e l’apocalisse, aggiungiamo le probabili rivoluzioni riguardanti l’intelligenza artificiale, le nanotecnologie e l’ingegneria genetica, si capisce allora come tra qualche decennio saremo, anche fisicamente, molto diversi da quel che siamo oggi.

IL "TRIPADVISOR DEL FUTURO" DI CRISTINA POZZI

La stessa considerazione è alla base del lavoro di Cristina Pozzi, giovane imprenditrice milanese, unica presenza italiana nella classifica 2019 degli Young Global Leader selezionata dal World Economic Forum. Pozzi, con la sua Impactscool, di mestiere orienta giovani e professionisti verso il futuro e lo fa attraverso metodi e chiavi di lettura innovativi, come quelli contenuti nel suo Benvenuti nel 2050 (Egea), una sorta di tripadvisor del futuro con cui esplora scenari realistici che potrebbero interessare l’uomo e il Pianeta.

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Dalle emigrazioni di massa, che si stima coinvolgeranno 160 milioni di persone in fuga dalle terre aride o troppo esposte ai fenomeni atmosferici estremi, alle rotte commerciali, nuove abitudini alimentari (dagli insetti alla carne di laboratorio), alle lotte geopolitiche per accaparrarsi l’acqua (il petrolio del futuro), fino all’avvento di prodotti e servizi legati all’analisi del Dna e alle neurotecnologie.

BENCIVENGA SULLA STUPIDITÀ DEL MALE

Insomma, una prospettiva che suscita al tempo stesso curiosità e terrore, specie tra i conservatori d’oggi, convinti che si possa fermare il vento con le mani o, peggio, con la decrescita felice. Invece il progresso non si ferma, la scienza avanzerà, e con essa le “diavolerie” che la tecnologia ci proporrà in ogni campo. Sarà l’uomo, si spera ancora pensante, a deciderne l’uso, e quindi a determinarne l’utilità o la pericolosità.

Già, perché il male, inteso soprattutto come stupidità e banalità, si annida ovunque, anche nel futuro. E pur non avendo di per sé nessuno spessore intellettuale, può essere capace di condizionarci, come scrive il filosofo Ermanno Bencivenga, italiano trapiantato negli Stati Uniti, professore di Filosofia all’Università della California, nel suo ultimo libro intitolato proprio La stupidità del male, edito da Feltrinelli. Il male non insegna nulla, ma è espressione della natura che fa il suo corso, con esiti spesso distruttivi. Il rischio, quindi, è che esso si insinui anche nell’utilizzo delle tecnologie a cui saranno demandate sempre più azioni, disabituando l’uomo a fare e anche a pensare. E allora la stessa esigenza che ha fatto nascere le palestre, per far muovere l’uomo che normalmente si muove grazie alle macchine, forse in futuro potrebbe far nascere palestre per la mente, in grado di supplire alla mancanza di ragionamento.

TRE FUTUROLOGI A CONFRONTO

Quel che è certo, e la cosa è apparsa evidente attraverso il botta e risposta che Cisnetto ha avuto con i tre “futurologi”, è che il futuro risulta un tema subdolamente fascinoso, in cui le deduzioni logiche sfiorano spesso la fantascienza e finiscono per diventare inquietanti. Ma forse un po' di inquietudine può far solo bene. Meglio inquieti e pensanti che sereni ma banalmente appiattiti sul presente.

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