Iniezione bipartisan

Marianna Venturini
21/12/2010

Tutti i partiti contro l’esportazione di Penthotal in Usa.

Un paese contrario alla pena di morte può produrre il farmaco necessario per le iniezioni letale. È un paradosso italiano, destinato a diventare a breve solo un abbaglio temporaneo. Il Pentothal, il farmaco della morte, è noto per essere utilizzato nelle iniezioni letali ai condannati a morte in alcuni stati americani ma anche perché la sua produzione che viene fatta in territorio italiano.
Il problema è stato sollevato da Repubblica.it che ha messo in luce la realizzazione del potente anestetico da parte di Hospira spa, azienda farmaceutica con base a Liscate, in provincia di Milano. Dallo scorso 16 novembre, infatti, Hospira è stata incaricata di produrre questa sostanza che verrebbe poi esportata negli Stati Uniti, dove la mancanza degli ingredienti del farmaco lo ha esaurito.
Il caso della distribuzione del Sodio Tiopentale è al centro di una mozione presentata dalla deputata radicale Elisabetta Zamparutti che è stata votata il 22 dicembre alla Camera ed è stata approvata a larghissima maggioranza.

Una mozione bipartisan

La mozione impegna il governo «ad assumere ogni iniziativa per garantire che, nel pieno rispetto delle leggi interne e delle norme europee che vietano di cooperare in qualsiasi modo alla pratica della pena capitale, della tortura o di altri trattamenti crudeli e inumani, la produzione e la vendita all’estero di Sodio Tiopentale siano autorizzate esclusivamente per fini medici prevedendo che nella licenza a produrre, sull’etichetta e nei contratti di compravendita sia specificato che l’uso del prodotto non è consentito per la pratica dell’iniezione letale».
Parlando con Lettera43.it, Zamparutti ha spiegato che «il mercato ospedaliero prevede l’utlizzo del Penthotal e non è messo in discussione. Quello che è grave è che proprio dall’Italia venga esportato per un utilizzo diverso. Bisogna imporre dei controlli rigidi».
La mozione, di fatto, impedisce ogni iniziativa volta ad incoraggiare la pena capitale e prevede che l’autorizzazione italiana all’immissione in commercio e i contratti di compravendita di Hospira debbano chiaramente prevedere che l’utilizzo del prodotto è consentito solo in strutture ospedaliere ed escluso dalla pratica dell’iniezione letale.
Restano quindi autorizzate le distribuzioni per scopi medici e a condizione che il barbiturico prodotto in Italia non sia utilizzato nella pratica dell’esecuzione capitale.
I FIRMATARI SONO QUARANTANOVE. Per Sergio D’Elia, presidente dell’associazione Nessuno tocchi Caino «la penuria di Pentothal negli Stati Uniti ha di fatto determinato una moratoria delle esecuzioni perché molti penitenziari ne sono sprovvisti. Sarebbe paradossale che proprio l’Italia, che sostiene la politica contro la pena di morte, non bloccasse i rifornimenti della sostanza letale».
La mozione, depositata alla Camera, è stata sottoscritta da 49 rappresentanti di tutti i gruppi politici e al momento della votazione ha avuto un’ampia convergenza con solo sei astenuti e un voto contrario.
«È una mozione trasversale. Il testo richiama l’impegno preso dall’Italia per la moratoria contro la pena di morte, al momento viviamo l’incongruenza di questa situzione», ha spiegato Zamparutti.
Intanto in questi giorni l’Onu licenzierà la terza risoluzione per la moratoria universale delle esecuzioni capitali.

L’altolà del ministero degli Esteri

Il 13 dicembre 2010 il ministro degli Esteri, Franco Frattini, aveva incontrato gli esponenti di Nessuno tocchi Caino e della Comunità di Sant’Egidio per cercare una soluzione che evitasse che il Penthotal prodotto in Italia finisse nei penitenziari degli Stati Uniti e di altri paesi dove si pratica l’iniezione letale. In seguito, il 20 dicembre, la Farnesina ha convocato i dirigenti dell’azienda produttrice per avviare una trattativa.
L’obiettivo del governo italiano è convincere Hospira ad accettare il controllo delle esportazioni di Pentothal, richiedendone di volta in volta autorizzazione. Se la proposta venisse respinta il governo potrebbe comunque decidere di imporre lo stop, secondo la linea adottata di recente dal governo inglese.
Al termine dell’incontro la multinazionale americana, in un comunicato diramato dalla sua casa madre di Lake Forest, nell’Illinois (Usa), ha detto di non  aver «mai avallato l’uso dei propri medicinali nella pena capitale» e ha aggiunto che attenderà il voto della mozione.
L’Italia è da sempre in prima linea nella battaglia contro la pena di morte e ha contribuito in modo determinante al consenso consolidatosi alle Nazioni Unite a favore della moratoria.

Il Regno Unito ha già previsto il controllo delle esportazioni

Un controllo all’espatrio del Sodio Tiopentale era già stato stabilito dal Governo britannico il 29 novembre 2010, dopo che l’organizzazione umanitaria Reprieve aveva documentato come l’anestetico importato dal Regno Unito fosse stato utilizzato nell’ottobre scorso per uccidere un condannato a morte in Arizona, negli Stati Uniti.
Dopo l’intervento del governo, qualsiasi esportazione di questo farmaco può avvenire solo dopo la concessione di una autorizzazione specifica dell’agenzia governativa Export Control Organisation. La querelle ha preso le mosse dall’esecuzione di Jeffrey Landrigan il 26 ottobre  in Arizona, esecuzione più volte rinviata proprio per l’esaurimento delle scorte negli Stati Uniti del Sodio Tiopentale (leggi l’articolo)
L’Arizona infine rivelò di aver reperito il farmaco sul mercato estero, e dopo una serie di ricorsi dei difensori, procedette all’esecuzione.
Da quell’episodio i difensori di altri due condannati a morte, Ralph Baze in Kentucky e Edmund Zagorski in Tennessee, si sono rivolti a Reprieve, un’associazione umanitaria britannica, per intentare una azione giudiziaria sul suolo britannico che ha portato al blocco delle esportazioni.