L’Inps rimpingua le sue casse sulla pelle dei disabili

A chi viene ricoverato per più di un mese, l'istituto previdenziale decurta l'indennità di accompagnamento. Una grave ingiustizia che colpisce i più fragili. Ribelliamoci.

07 Settembre 2019 14.00
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Piccolo consiglio a tutte le persone con disabilità che hanno subito un ricovero ospedaliero di durata superiore ai 30 giorni e ai loro familiari: quando il postino busserà alla vostra porta, non apritegli. Chi di voi l’ha già fatto, avrà sicuramente capito a cosa mi riferisco: ai titolari di indennità di accompagnamento che hanno trascorso più di un mese in ospedale sarà trattenuta una parte della somma che solitamente percepiscono dalle successive mensilità. La decurtazione di una percentuale dell’indennità di accompagnamento purtroppo non è una novità. Il messaggio dell’Inps n. 18291/2011 recante oggetto “Indennità di accompagnamento in caso di ricovero in istituto” specifica che: «L’indennità di accompagnamento […] non spetta in caso di ricovero di lunga degenza o per fini riabilitativi».

L’AMBIGUITÀ SUL TERMINE LUNGA DEGENZA

Fino all’anno scorso era quindi obbligatorio compilare annualmente il Modello Icric, un’autocertificazione in cui si dichiaravano eventuali ricoveri, se a totale retta a carico dello Stato. In caso di durata del ricovero superiore ai 30 giorni l’Inps provvedeva alla decurtazione dell’indennità. Il testo è ambiguo in quanto non è specificato se il termine “lunga degenza” sia riferito solo alla permanenza nelle residenze sanitarie residenziali (Rsa), ovvero strutture extra ospedaliere residenziali finalizzate alla riabilitazione, all’interno delle quali sono forniti anche servizi di assistenza o anche ai ricoveri in ospedale. Il Caaf presso cui mi recavo a compilare l’Icric, ad esempio, mi ha sempre chiesto di dichiarare solo eventuali ricoveri in Rsa. Quest’anno non è più obbligatorio presentarlo perché le informazioni relative ai ricoveri gratuiti per i pazienti verranno inviate direttamente all’Istituto dal ministero della Salute.

FORSE L’INPS È UN PO’ IN CONFUSIONE

Che carino il ministero a sgravarci da quest’incombenza! Epperò i soldi di chi tra noi è stato ricoverato se li piglieranno comunque. La giustificazione di tale taglio si fonda sul fatto che l’indennità di accompagnamento è stata istituita «a favore degli invalidi civili totali a causa di minorazioni fisiche o psichiche per i quali è stata accertata l’impossibilità di deambulare senza l’aiuto di un accompagnatore oppure l’incapacità di compiere gli atti quotidiani della vita». Di conseguenza, se una persona con disabilità è ricoverata in una struttura a fini riabilitativi a totale carico dello Stato ha già tutta l’assistenza che le occorre, cosa se ne fa anche dei soldi? Forse l’Inps ha fatto un po’ di confusione scambiando i pazienti che usufruiscono di questi istituti specializzati per clienti di un centro benessere. Chi ha bisogno di riabilitazione non va in vacanza e necessita della presenza dei propri familiari.

E le/i badanti della persona ricoverata? Li licenziamo per tutto il periodo della degenza?

E le/i badanti o assistenti personali della persona ricoverata? Li licenziamo per tutto il periodo della degenza visto che secondo l’Inps non hanno evidentemente diritto allo stipendio anche se magari sono loro che ci portano i vestiti puliti o sbrigano commissioni per conto nostro? Alcuni anni fa ho subito un intervento importante e mi è stata offerta la possibilità di trascorrere la convalescenza in Rsa. Ho rifiutato, preferendo l’attivazione del servizio di assistenza domiciliare che mi ha permesso di restare nella mia abitazione. Se avessi accettato, oltre al disagio di non essere a casa, avrei dovuto pure “pagare” la mia permanenza in quella struttura con le rate della mia indennità. Negli ultimi tempi, però, molte famiglie di persone con disabilità stanno lamentando il fatto che l’Inps stia trattenendo l’indennità anche a chi è stato ricoverato in ospedale, se la permanenza è durata più di un mese.

A FARNE LE SPESE SONO SOPRATTUTTO I BAMBINI

Se già decurtare l’indennità in caso di lungo degenze in strutture di riabilitazione con assistenza specializzata è grave, applicare questa misura anche nel caso di ricoveri ospedalieri è scandaloso. Le persone vengono ricoverate lì non certo a scopo riabilitativo – comunque necessario anch’esso – bensì in condizioni di emergenza sanitaria. A farne le spese sono soprattutto i bambini, anche perché la presenza dei genitori durante il ricovero è quasi sempre pretesa, a volte imposta formalmente dai regolamenti dei reparti, altre volte richiesta implicitamente ma in ogni caso necessaria. E anche se non lo fosse, quale madre e padre avrebbero il coraggio di lasciare il proprio figlio, già reso più fragile dalla malattia, in ospedale? L’affetto e la cura di un congiunto o di un amico sono altrettanto importanti che l’assistenza materiale e, anzi, in presenza di una debilitazione fisica giocano un ruolo determinante nel percorso di guarigione di ogni paziente, tanto più se si tratta di un individuo in via di sviluppo.

IL RICORSO, L’UNICA ARMA CHE ABBIAMO

Bisogna anche aggiungere che l’assistenza garantita in ospedale è prevalentemente di tipo infermieristico e quindi non esaurisce tutte le esigenze che può avere una persona nell’arco di una giornata. Quindi se un paziente non è autosufficiente va da sé che abbia bisogno di ulteriore supporto. L’Inps l’ha combinata proprio grossa. È a dir poco vergognoso pensare di rimpinguare le proprie casse sulla pelle e sulla sofferenza dei malati e delle loro famiglie. Fortunatamente qualcosa si può fare: l’associazione “La casa di sabbia onlus”, una delle prime a denunciare questa discriminazione, all’interno del suo sito fornisce tutte le informazioni per fare ricorso gratuitamente nel caso abbiate ricevuto la comunicazione. Non è impossibile vincere, ci sono diverse sentenze che costituiscono dei validi precedenti. Ad esempio quella pronunciata dal Tribunale di Verona il 16 giugno 2016. Il ricorso è l’unica arma che abbiamo a disposizione per non soccombere dinnanzi a questa ingiustizia: usiamola.

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Commenti: 3

  1. Sono d’accordo. Purtroppo già l’Inps sta trattenendo per un ricovero durato più di 30 giorni per necessità. Non si fa’ mai niente di buono per i più deboli un fatto conclamato è che la pensione aumenta annualmente di 2/3 euro. Vergogna!!!

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