Insegnanti, davvero una categoria privilegiata?

Nadia Marchetti
24/01/2011

Vacanze più lunghe e orari non d'ufficio. Ma si lavora plasmando individui.

Insegnanti, davvero una categoria privilegiata?

 

Ritorna spesso nei commenti  di alcuni lettori il concetto degli insegnanti che lavorano per poche ore, sono perennemente in vacanza, guadagnano tanto e si lamentano sempre. Spesso questi concetti sono ispirati dai propri ricordi scolastici, che risalgono magari a tempi ormai lontani. La scuola è sicuramente cambiata, non tanto per gli interventi dei vari ministri nel corso degli anni, ma per una sorta di  evoluzione naturale, in accordo con la situazione culturale e con il ritmo dei tempi.
LA MULTIMEDIALITÀ IN CLASSE. Internet, le Lim (lavagne interattive multimediali), il registro e lo scrutinio elettronico sono novità acquisite già da diversi anni, grazie all’impegno dei presidi e degli insegnanti, che sicuramente, a parte poche eccezioni, non vivono in una specie di limbo fuori dalla realtà. Gli insegnanti del ’68 sono attualmente già in pensione, ma a quanto pare ad alcuni piace credere che tutto sia rimasto fermo a quei tempi.
Rispetto a un impiegato che lavora in ufficio le ore di lavoro possono sembrare poche (minimo 18 ore settimanali), ma la qualità del lavoro è profondamente diversa: cinque ore passate ad insegnare non prevedono distrazioni o pause caffè quando si dovrebbe essere in classe, perché la responsabilità in caso di incidenti è pesante. Sappiamo tutti che sono poche le classi modello in cui gli studenti si comportano in modo responsabile, soprattutto nel primo biennio, quindi è necessario vigilare costantemente.
LE PAUSE NON SONO PREVISTE. Se dovessi avere un malessere durante una lezione, dovrei chiamare una bidella, sperando che non sia in giro per le classi a diffondere circolari, oppure chiedere a un collega di vigilare a distanza. Per fortuna ho sviluppato resistenza e autocontrollo e fino ad ora questi casi non si sono verificati.
Comunque non credo che gli impiegati, pur lavorando otto ore, siano incatenati costantemente alla scrivania senza mai alzare la testa. Il lavoro pomeridiano (preparazione e correzione dei compiti in classe, preparazione delle lezioni e delle esercitazioni, trascrizione dei voti sul registro elettronico)  deve essere fatto comunque, dato che i nostri giudici più severi sono gli alunni stessi e le loro famiglie.
GLI ALUNNI, GIUDICI SEVERI. Dunque non è vero che non rispondiamo del nostro lavoro, visto che abbiamo a che fare con delle persone. Che il lavoro sia fatto a casa, a scuola o viaggiando in  treno secondo me non ha così grande importanza, l’importante è che sia fatto rispettando i tempi previsti.
Inviterei coloro che dubitano del lavoro svolto dagli insegnanti ad effettuare un tirocinio di prova, cioè minimo due settimane in classe come supplenti, in incognito, non per intrattenere gli alunni o raccontare loro delle barzellette, ma cercando di far apprendere effettivamente dei contenuti  verificando le competenze raggiunte. Sarebbe bello se anche Mrs G. provasse, certamente non in veste di ministro, ma di insegnante qualsiasi.
IL NODO DELLE VACANZE. Passiamo al tema vacanze: sono certamente vacanze lunghe, soprattutto in estate, ma non è vero, per esempio alle superiori, che le nostre vacanze siano uguali a quelle degli alunni: chi non è impegnato con gli esami di maturità effettua magari i corsi di recupero e l’inizio della scuola è anticipato per la preparazione e l’organizzazione degli esami a settembre e del nuovo anno scolastico. Personalmente sarei favorevole ad un maggior frazionamento delle vacanze nel corso dell’anno scolastico, ma sappiamo tutti che questo sarebbe un danno per il turismo: infatti non se ne è più parlato, dopo qualche timido accenno.
I COLLEGHI TEDESCHI. Vorrei fare un confronto con i primi della classe, cioè i colleghi tedeschi: al liceo lavorano a scuola 23 ore alla settimana , ma le loro ore sono di circa cinquanta minuti (le nostre sono di 60, con alunni che a metà della sesta ora, verso le 13,30, risultano “cerebralmente assenti”). In Baviera le vacanze del 2011 durano 93 giorni, con periodi di pausa distribuiti nel corso dell’anno; le vacanze estive sono effettuate a rotazione in momenti diversi nelle diverse regioni federali, per impedire che tutti partano nello stesso momento. Evito il confronto con i loro stipendi per ovvi motivi.
LA RIFORMA GELMINI. Conosco la riforma epocale di Mrs G., dato che la sto vivendo sulla mia pelle. Questa è la mia percezione in sintesi: il riordino degli istituti tecnici ha comportato l’eliminazione di tutte le sperimentazioni, anche quelle che funzionavano, come ad esempio l’Erica ( ex periti aziendali e corrispondenti in lingue estere); alcuni indirizzi hanno semplicemente cambiato nome, ad esempio ragioneria , che è diventata Igea e da ultimo Amministrazione, Finanza e Marketing (Afm).
Il monte ore è stato ridotto a 32 ore settimanali per tutti gli indirizzi, con l’intenzione di alleviare la fatica degli studenti; tuttavia, dato che le ore sono diventate di 60 minuti, a partire da questo anno scolastico gli alunni che hanno 6 ore escono alle 14 invece che alle 13,30, cosa che ha comportato problemi notevoli  anche per gli orari dei mezzi di trasporto. Sono state tagliate molte cattedre anche per gli insegnanti di ruolo, cioè abilitati e assunti a tempo indeterminato, ma il merito resta per ora un discorso teorico, dato che il punteggio viene stabilito con gli stessi criteri di prima.
RAZIONALIZZAZIONE DELLE RISORSE. Sicuramente ci saranno anche dei punti a favore, ma non così tanti come potrebbe sembrare a prima vista: del resto leggendo il testo della riforma già nei primi paragrafi si parla di razionalizzazione delle risorse cercando contemporaneamente di portare la scuola italiana a livello europeo; direi che è la classica operazione di quadratura del cerchio, sottraendo risorse per migliorare la scuola (vedi Schema di piano programmatico del Ministero dell’Istruzione di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, di cui all’articolo 64 del decreto legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito dalla legge 6 agosto 2008, n.133).