Insulti al Colle, rischio carcere per Ciarrapico

Redazione
24/08/2012

Vilipendio al capo dello Stato. È l’accusa che rischia di far finire in carcere Giuseppe Ciarrapico, senatore del Popolo della...

Insulti al Colle, rischio carcere per Ciarrapico

Vilipendio al capo dello Stato. È l’accusa che rischia di far finire in carcere Giuseppe Ciarrapico, senatore del Popolo della libertà, che a 78 anni potrebbe passare da recluso i prossimi cinque.
«Napolitano, espressione di quel comunismo che non ha mai amato la patria». È solo una delle frasi per cui il sostituto procuratore del tribunale di Campobasso, Fabio Papa, ha firmato l’avviso di conclusioni indagini sul reato che avrebbe commesso l’editore di Nuovo Molise.
FRASI SUL NUOVO MOLISE. Secondo la procura, dalle pagine di quello che per anni è stato il principale quotidiano regionale, prima di chiudere i battenti nell’estate 2010, Ciarrapico avrebbe offeso l’onore e il prestigio del Presidente della Repubblica.
I fatti contestati risalgono all’autunno del 2009. Sul Nuovo Molise il 22 settembre di tre anni fa compare un articolo dal titolo «L’onore dell’Italia ai parà assassinati».
Un fondo che, prima secondo alcuni lettori, poi anche secondo la pubblica accusa, offendeva l’onore e il prestigio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
SINISTRA INDIGNATA. Molti politici di sinistra del Molise si indignarono per le parole usate da Ciarrapico contro Napolitano. Tra questi c’era anche l’ex consigliere regionale dei Comunisti italiani, Domenico Di Lisa.
Di Lisa, all’indomani della pubblicazione dell’articolo contro Napolitano, annunciò l’intenzione di rivolgersi all’autorità giudiziaria per accertare la sussistenza di vilipendio al capo dello Stato e apologia del fascismo.
E il pezzo di Ciarrapico così finì sul tavolo della Procura di Campobasso. Così pure , per il magistrato inquirente, la tesi sostenuta nell’articolo ha gettato fango sull’inquilino del Quirinale.
Nelle righe ‘incriminate’ si sosteneva che Napolitano avesse ritardato il solenne impegno istituzionale relativo all’accoglienza delle salme dei parà italiani deceduti a Kabul nel 2009 per trattenersi in Giappone per occasioni conviviali.

«Napolitano ritardò l’arrivo delle salme»

Interpretabili solo in senso dispregiativo, sempre a parere del sostituto, alcune espressioni esplicitamente e gravemente denigratorie e offensive.
Papa si è riferito a questi passaggi scritti dal senatore ciociaro che non ha mai negato la sua fede di estrema destra. «Napolitano è l’espressione di quel perfetto comunismo compiuto che non ha mai amato i valori della Patria, di dovere militare, di adempimento al proprio dovere», si leggeva sul Nuovo Molise.
E non solo. «L’autore dell’articolo affermava falsamente e con maliziosa e malcelata perfidia che il rientro delle salme dei sei militari rimasti uccisi in un attentato a Kabul sarebbe stato differito per consentire al presidente di completare il programma della propria visita in Giappone con appuntamenti futili conditi da occasioni conviviali, dal gusto della ristorazione etnica giapponese e della cucina italiana esportata in Giappone e da spettacoli musicali».
PER IL PM CI SONO GLI ESTREMI PER IL REATO. Per il pm dunque ci sono tutti gli estremi per parlare di offesa al presidente della Repubblica. Per poter portare avanti l’indagine, però, la procura ha dovuto attendere l’autorizzazione a procedere, essendo l’editore un parlamentare.
Il via libera con decreto ministeriale è arrivato il 15 novembre 2011. Va da sé che per la legge italiana risponde di un reato compiuto a mezzo stampa anche il direttore responsabile della testata su cui è pubblicato l’articolo contestato.
E così per lo scritto di Ciarrapico è finito nei guai anche Gianlorenzo, all’epoca dei fatti appunto direttore di Nuovo Molise: Gianlorenzo avrebbe omesso di esercitare il controllo necessario e dovuto per impedire che venisse pubblicato l’articolo.
Chiusa la fase delle indagini ora, probabilmente già prima della fine dell’anno, potrebbe concretizzarsi la richiesta di rinvio a giudizio.