L’impatto dell’Intelligenza artificiale sulla crescita economica tra paure e sostenibilità

Luca Sabia
08/01/2024

Siamo in mezzo a una trasformazione epocale. Che brucerà nel mondo 85 milioni i posti di lavoro in un anno. Contribuendo però con oltre 15 trilioni di dollari al bilancio globale entro il 2030. L'Ue ha già lanciato la sfida regolatoria. Gawdat, ex capo di Google X, aveva messo in guardia dalla tempesta perfetta in arrivo: «Se dovete ancora diventare genitori, aspettate».

L’impatto dell’Intelligenza artificiale sulla crescita economica tra paure e sostenibilità

Ogni epoca ha la sua corsa all’oro con relativo Far West. LIntelligenza artificiale non fa eccezione. Questa volta però il rischio è di andare tutti a sbattere. Per questo alcuni come Elon Musk hanno chiesto uno stop temporaneo allo sviluppo della tecnologia mentre altri, come Mo Gawdat, chiedono che vengano messi dei paletti. Ed è stato proprio l’ex chief business officer  di Google X, ossia il braccio di Mountain View che si occupa di ricerca e sviluppo, che nel corso di una lunga intervista ha detto: «Onestamente, i governi devono intervenire ora, come se fossimo già in ritardo». Gawdat è uno che la sa lunga e che non delude le aspettative. Uno dei massimi esperti mondiali di tecnologia, in quasi un’ora e mezza di conversazione con Steve Bartlett durante una puntata speciale del seguitissimo podcast The Diary of a Ceo ha spiegato che non c’è mai stata una tempesta così perfetta nella storia dell’umanità. E che, «se devi ancora diventare genitore, ti conviene aspettare».

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Dopo l’AI Act dell’Ue, anche gli altri Paesi si muovono

Eravamo a giugno 2023 ai tempi di quella chiacchierata illuminante. Tempo sei mesi e il commissario europeo al mercato interno Thierry Breton ha annunciato su X la nascita del primo quadro normativo al mondo che stabilisce «regole chiare per l’intelligenza artificiale». Un passaggio storico. Brando Benafei, l’eurodeputato italiano che ha co-diretto i lavori, ha detto in conferenza stampa: «Avevamo un obiettivo, fornire una legislazione che garantisse che l’ecosistema dell’IA in Europa si sviluppasse con un approccio antropocentrico». Insomma, proteggere i diritti fondamentali, la democrazia, lo Stato di diritto, la sostenibilità ambientale, e stimolare l’innovazione. L’AI Act, che il parlamento europeo è chiamato a votare, alza l’asticella della sfida regolatoria. E Paesi come Cina, Stati Uniti e Regno Unito si stanno affrettando a pubblicare le loro linee guida.

L'impatto dell'Intelligenza artificiale sulla crescita economica tra paure e sostenibilità
Il commissario europeo al mercato interno Thierry Breton (Getty).

Primi segnali dell’impatto a partire dal 2027 sul suolo americano

È un’urgenza che trova più di una giustificazione. Per farsi un’idea, consideriamo la legge di Moore. Ci dice che il numero di transistor all’interno di un microprocessore, da cui in ultima istanza dipende la potenza di elaborazione dei computer, raddoppia ogni 18 mesi a costi inalterati. Con l’IA questa finestra temporale si riduce a 6 mesi. Questo significa andare incontro a una crescita economica esponenziale. La società di consulenza PwC si aspetta che l’intelligenza artificiale contribuirà con oltre 15 trilioni di dollari all’economia globale entro il 2030, un dato allineato alle recenti stime del McKinsey Global Institute, con i primi segnali a partire dal 2027 sul suolo americano, secondo le stime degli economisti di Goldman Sachs. Per intenderci, il valore di circa quattro volte quello di un’economia avanzata come quella tedesca.

Occhio al lavoro: un italiano su tre sarà coinvolto nel processo di automazione

Ma a quale costo? Secondo il World Economic Forum, saranno circa 85 milioni i posti di lavoro che andranno bruciati entro il 2025. In Italia, Confartigianato stima la perdita di 8 milioni e mezzo di posti, mentre un italiano su tre sarà coinvolto nel processo di automazione. Un dato il linea con quelli di PriceWatherhouseCoopers che ha stimato che entro il 2030 un posto di lavoro su tre potrebbe essere automatizzato. A essere più colpiti saranno i lavori manuali e le funzioni amministrative. Insomma, le mansioni routinarie. A essere meno esposti sarebbero dunque profili professionali altamente qualificati che non svolgono funzioni routinarie e i lavori bassamente qualificati che svolgono funzioni manuali che non possono essere standardizzate. Insomma, a venir meno sarebbe tutto quello che sta in mezzo. Un bel problema, visto che la società futura potrebbe essere sempre più polarizzata e dunque meno stabile.

Settori come pubblica amministrazione, commercio e media arrancano

Tuttavia, si tratta di un passaggio non scontato. Secondo un recente rapporto di Boston Consulting Group, se è vero che sei aziende su 10 hanno investito in intelligenza artificiale, è altrettanto vero che l’implementazione dell’IA spesso incontra sfide nell’integrazione con i processi di innovazione esistenti. Alcuni settori come il medtech e la chimica, per esempio, sembrano avere maggiore successo, mentre altri come la pubblica amministrazione, il commercio e i media arrancano. A fare la differenza sarebbe il know-how digitale della forza lavoro. Cioè il fattore umano. Inoltre, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro, l’intelligenza artificiale andrà a integrare, più che distruggere, gli attuali posti di lavoro, automatizzandone alcuni aspetti. E comunque, sostiene il World Economic Forum, l’IA dovrebbe contribuire alla creazione di 97 milioni di nuovi posti di lavoro.

L'impatto dell'Intelligenza artificiale sulla crescita economica tra paure e sostenibilità
Il logo di OpenAI, laboratorio americano di ricerca sull’intelligenza artificiale (Getty).

Insomma, siamo nel mezzo di una trasformazione epocale ma non di un destino ineluttabile. Sebbene stiamo vivendo un cambiamento, siamo di fronte a una opportunità senza precedenti che richiede visione d’insieme e governo per garantire una crescita economica sostenibile. Per dirla con Bill Gates: «Fate il vostro lavoro in maniera sicura e responsabile e tutto andrà bene».