Intelligenza artificiale, per l’Fmi influenzerà il 60 per cento dei posti di lavoro

Fabrizio Grasso
15/01/2024

Lo ha detto la direttrice del Fondo monetario internazionale Kristalina Georgieva, prima del World Economic Forum di Davos, in merito alle economie avanzate. I dati scendono al 40 e al 26 per cento per i mercati emergenti e i Paesi a basso reddito.

Intelligenza artificiale, per l’Fmi influenzerà il 60 per cento dei posti di lavoro

L’intelligenza artificiale potrebbe influenzare il 60 per cento dei posti di lavoro nelle economie avanzate, il 40 per cento su scala globale. È quanto ha affermato Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fondo monetario internazionale, in un articolo sul blog ufficiale dell’istituzione. «Siamo sull’orlo di una rivoluzione tecnologica che potrebbe far ripartire la produttività, aumentare i redditi globali e stimolare la crescita in tutto il mondo», ha aggiunto ad Afp. «Ci occorrono politiche sullo sviluppo sicuro dell’IA». In partenza per il World Economic Forum, che si terrà a Davos, in Svizzera, dal 15 al 19 gennaio, Georgieva ha pubblicato anche i dati dell’impatto per i mercati emergenti e i Paesi a basso reddito. Nel primo caso, l’intelligenza artificiale potrebbe influenzare il 40 per cento dei posti di lavoro, mentre nel secondo i dati scendono al 26 per cento.

La direttrice dell'Fmi ha affermato che l'intelligenza artificiale influenzerà il 60 per cento dei posti di lavoro nelle economie avanzate.
La direttrice generale dell’Fmi Kristalina Georgieva (Getty Images).

La direttrice dell’Fmi: «L’intelligenza artificiale sostituirà alcuni lavori»

«La rivoluzione tecnologica all’orizzonte potrebbe sostituire posti di lavoro e integrarne altri», ha spiegato Georgieva sul blog del Fondo monetario internazionale. «In questo modo, può aggravare la disuguaglianza complessiva, una tendenza che i politici di tutto il mondo devono affrontare in modo proattivo». Come ha sottolineato la direttrice generale, storicamente l’automazione ha influenzato le attività di routine, ma a differenza del passato l’IA è in grado di «impattare anche sui lavori altamente qualificati». Ecco perché le economie avanzate, seppur più agevolate nello sfruttamento dei vantaggi legati all’intelligenza artificiale, sono esposte a molti più rischi rispetto a quelle emergenti. I software possono infatti eseguire dei compiti chiave attualmente svolti dagli esseri umani in circa la metà delle mansioni, riducendo così la domanda di manodopera e portando a un calo delle assunzioni e dei salari. «Nei casi più estremi, alcuni lavori possono persino scomparire», ha sentenziato Georgieva.

Diversa la situazione nei mercati emergenti come il Brasile e a basso reddito come Burundi e Sierra Leone, che «subiranno meno interruzioni immediate a causa dell’intelligenza artificiale». Il rovescio della medaglia tuttavia, dovuto alla carenza di infrastrutture e di forza lavoro qualificata per sfruttare il potenziale dell’IA, potrebbe aumentare il rischio di peggiorare la disuguaglianza tra le nazioni. L’automazione potrebbe anche influenzare le disparità di reddito e la ricchezza all’interno dei Paesi. «Si rischia una polarizzazione delle fasce di reddito», ha aggiunto la direttrice dell’Fmi. Chi sa sfruttare i software, prettamente i più giovani, potrebbero essere protagonisti di un aumento della produttività e dei salari a discapito dei più anziani, che faticherebbero a tenere il passo e ad adattarsi al nuovo mercato. «L’era dell’intelligenza artificiale è ormai alle porte», ha concluso Georgieva. «Assicuriamoci che vada a beneficio dell’umanità».