Barbara Ciolli

Le menti italiane dietro il mondo dei robot

Le menti italiane dietro il mondo dei robot

Il nostro Paese è in ritardo sulla diffusione dell’Intelligenza artificiale nelle aziende e nella pubblica ammistrazione. Ma brilla con la Germania nella ricerca mondiale. La fotografia dello studio di Ahk Italia e Deloitte.

13 Giugno 2019 07.01

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La società plasmata dalle tecnologie dell’intelligenza artificiale di un futuro ormai prossimo è ideata da tanti cervelli italiani, artefici della rivoluzione copernicana 4.0 innescata dall’informatica. In generale non siamo avanti per nuove tecnologie nelle società private, complice il Dna del sistema industriale italiano in gran parte composto da piccole e medie imprese. E neanche, salvo alcune eccellenze, nell’uso dell’Ai (Artificial Intelligence) nella pubblica amministrazione.

ANCORA GAP ENORME COI COLOSSI USA E CINA

Per quantità di aziende dell’intelligenza artificiale il gap con colossi come Stati Uniti e Cina è abissale: la proporzione è di poche decine contro migliaia di compagnie. Anche la Francia, secondo l’ultimo studio sull’Ai realizzato dalla Camera di commercio italo-germanica (Ahk Italia) e da Deloitte, ha più di quattro volte tante aziende Ai (120) dell’Italia (29),  la Germania (111) più di tre volte tante. In compenso la qualità della ricerca sull’Ai è un primato europeo, in particolare dell’Italia e della Germania che per guidare l’automazione si avvale anche di centri di eccellenza italiani.

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Cina e Stati Uniti leader mondiali per aziende dell’Ai, intelligenza artificiale (Getty).

EUROPA, TERRA DI PUBBLICAZIONI SCIENTIFICHE

Sia l’Italia (16esima) sia la Germania (ottava) rientrano tra i 20 Paesi con più imprese, a giugno 2018, di tecnologie Ai. Molto staccate però dai leader americani e cinesi, rispettivamente con oltre 2 mila e mille compagnie del settore. È tuttavia l’Europa a produrre il più largo numero di pubblicazioni scientifiche: il 28% del database internazionale Scopus di articoli e altro materiale di ricerca è di autori europei (il 25% di cinesi e il 17% statunitensi). Più nello specifico, è il valore delle pubblicazioni a marcare la differenza. Nel 2018 circa il 70% delle carte presentate all’Associazione per l’avanzamento dell’intelligenza artificiale (Aaai), la maggiore comunità scientifica internazionale per lo sviluppo delle nuove tecnologie informatiche, è arrivato dalla Cina e dagli Usa dove è massiccia l’immissione di capitali. Ma poi sono stati gli autori italiani e tedeschi a vedere più accolte le loro ricerche: il 41% contro il 21% dei cinesi e il 28% degli americani. Germania e Italia sono nell’ordine anche il secondo e il quarto Paese più presenti tra i progetti finanziati nel 2019 dal Consiglio europeo di ricerca (Erc).

La FBK è al primo posto per eccellenza scientifica in Italia nelle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione

L’ECCELLENZA DELLA FONDAZIONE BRUNO KESSLER

Diverse menti italiane lavorano per università e centri di ricerca stranieri, i talenti italiani sono quotati e ricercati all’estero. Nello studio di Ahk e Deloitte si sottolinea come gli scienziati italiani abbiano un impatto anche dall’Italia, nelle strategie che si stanno elaborando in Germania. Dalla Fondazione Bruno Kessler (Fbk) della Provincia autonoma di Trento, tra i centri di ricerca più all’avanguardia in Europa, due esperti aiutano il governo tedesco nella commissione creata per valutare la ricerca sull’Ai. La Fbk è al primo posto per eccellenza scientifica in Italia nelle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) (dati dell’Agenzia nazionale di valutazione dell’università e della ricerca, Anvur), anche per il loro impatto economico e sociale. Come piano strategico per il decennio 2018-2028 la fondazione ha una visione innovativa per l’intelligenza artificiale, sia nel campo tecnologico-scientifico sia nelle sua applicazioni in campo sociale e culturale.

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La tecnologia di chirurgia robotica Ai Da Vinci. L’Italia è prima nell’Ue per diffusione negli ospedali (Getty).

IL CENTRO TEDESCO DFKI PER L’AVANGUARDIA NELL’AI

Dal 2018 gli oltre 400 ricercatori (e oltre 300 tra Phd, tesisti e visitor stranieri) della Bruno Kessler aderiscono al Confederazione europea dei laboratori per l’Ai (Claire). E forte è il legame della fondazione con il tessuto industriale europeo, attraverso la partnership dal 2009 con l’Istituto europeo per l’innovazione e la tecnologia (Eit). Della rete Claire fa parte anche il polo di eccellenza per la Ricerca tedesca sull’intelligenza artificiale (Dfki), istituto di natura pubblico-privata nel quale dal 2015 anche Google ha una partecipazione. Dalla sede centrale di Kaiserslautern, nel Land della Renania-Palatinato dove le vigne si alternano ai distretti industriali, e dai cinque laboratori distaccati anche il Dfki è all’avanguardia europea nell’Ai. Per giganti come Google o «gruppi industriali come Bosch o i produttori di auto tedeschi, ma anche nel settore del commercio, nella piccola e media impresa e per le amministrazioni pubbliche dei Land», ha spiegato al XIII Forum economico italo-tedesco della AhkI Italia il direttore scientifico del Dfki per l’innovazione nel retail, Antonio Krüger.

ITALIA LEADER UE DI CHIRURGIA ROBOTICA NEGLI OSPEDALI

La Germania ha ancora pochi grandi gruppi Ai rispetto agli Usa, ma cresce una realtà molto vivace di diverse piccole e medie aziende che esportano innovazione. Anche attraverso la collaborazione con le università e la rete degli istituti di ricerca applicata Fraunhofer, il Dfki ha contribuito a oltre 90 tra start up e spin off per più di 3 mila nuovi posti di lavoro. Creare un ricambio e nuove prospettive occupazionali è essenziale: anche Krüger ha sottolineato che «sarebbe da ingenui pensare a una transizione nell’Ai indolore per i lavoratori» e rimarcato il «punto di forza dell’Italia nella ricerca». In Italia gli investimenti pubblici nell’intelligenza artificiale entro il 2020 sono 70 milioni di euro – molti meno che i 600 milioni della Germania. Ma esistono punte di eccellenza, anche nell’impiego dell’Ai per servizi pubblici essenziali come la salute. Con la tecnologia Da Vinci (di produzione americana) l’Italia è per esempio al top in Europa per diffusione di chirurgia robotica negli ospedali, e per la formazione internazionale di chirurghi 4.0 alla Scuola di Chirurgia robotica di Grosseto.

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