Intercettazioni, bufera su Monti

Redazione
18/08/2012

La questione intercettazioni, è destino, infiamma la politica italiana. Lo scontro tra governo e magistratura, che tutti pensavano archiviato con...

Intercettazioni, bufera su Monti

La questione intercettazioni, è destino, infiamma la politica italiana. Lo scontro tra governo e magistratura, che tutti pensavano archiviato con la fine dell’esecutivo di Silvio Berlusconi, è tornato di attualità con lo scoppio del caso Napolitano, intercettato nell’inchiesta sulla trattativa Stato-Mafia. Il premier Mario Monti, che da Napolitano è stato chiamato al governo, ha definito gravi le intercettazioni delle telefonate del Colle realizzate dalla procura di Palermo. E ha messo nell’agenda dell’esecutivo tecnico, in teoria tutta spread e bilancio, una possibile riforma, confermando quanto la legge bavaglio riesca a raccogliere consenso nella classe dirigente italiana, che si tratti di focosi politici o di algidi tecnici.
SOLI DI FRONTE ALLA MAFIA. Al premier ha risposto il procuratore aggiunto di Palermo, Vittorio Teresi, con un’accusa grave: «Non so se esiste una strategia politico-istituzionale per fermare la nostra azione ma noi ci sentiamo completamente soli davanti alla mafia. E dico la mafia, perché qui non ci occupiamo solo della ‘trattativa”». Come a dire, lo Stato, anche quello di Monti, ci ha abbandonato. Teresi ha anche spiegato come questo sia un momento particolarmente delicato per la magistratura siciliana, visto che è prossimo il cambio ai vertici delle procure e degli uffici di indagine del capoluogo siciliano.

Alla sua voce si è aggiunta anche quella del collega Antonino Ingroia: «Ho apprezzato molto le parole che il presidente del consiglio ha pronunciato il 23 maggio, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, quando ha detto che l’unica ragion di Stato è la ricerca della verità».
Ingroia ha detto la sua sui rapporti tesi tra giustizia e politica: «Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo: mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale».
NO ALL’ISOLAMENTO DEI PM. «Credo», ha aggiunto riguardo al conflitto di attribuzioni sollevato dal presidente della Repubblica, «che, in generale, il conflitto di attribuzione sia uno strumento che al di là delle migliore intenzioni di chi lo attiva può dare luogo a polemiche, equivoci, fraintendimenti, disorientamento da parte dell’opinione pubblica. Crea un clima conflittuale tra le istituzioni stesse. E questo alle istituzioni stesse non credo faccia bene».
«Le strumentalizzazioni che ci sono state e ci sono» ha concluso «isolano la magistratura».
Non si è fatta attendere nemmeno la replica dell’Anm, Associazione nazionale magistrati, che si è detta preoccupata per le parole del premier e ha precisato che, trattandosi di un possibile conflitto di attribuzione, «è improprio parlare di abusi».
Inoltre l’Anm ha auspicato che, nel caso si dovesse rivedere la disciplina delle intercettazioni, si salvaguardasse comunque quello che è uno strumento fondamentale della giustizia senza venir meno al diritto di cronaca.

Gasparri: «Ingroia fa politica, Severino lavora sotto sua dettatura»

Accuse a Ingroia sono arrivate da Maurizio Gasparri, presidente dei Senatori del Popolo della Libertà: «Da tempo agisce non come un magistrato ma come un militante politico. Mi sembra ormai evidente che la sua azione politica lo renda incompatibile con l’attività di pm».
La speranza di Gasparri è che la legge sulle intercettazioni venga approvata, ma il pidiellino non si fida del ministro Severino: «È sembrata una che lavora sotto dettatura di Ingroia».
CICCHITTO: «URGE UNA RIFORMA»
Il capogruppo del Popolo della libertà (Pdl) al Senato, Fabrizio Cicchitto si è scagliato contro il procuratore Teresi, in difesa del Colle: «Un conto è la lotta alla mafia che vede impegnate tutte le forze politiche, come ha dimostrato anche il governo Berlusconi, un altro conto è il discorso sulle indebite intercettazioni fatte al Presidente della Repubblica. Le due cose sono nettamente distinte e nessuno può fare della demagogia cercando di confonderle».
Cicchitto, però è stato più cauto con la guardasigillo e ha invitato la guarda sigilli «a seguire le indicazioni di Monti» sulle intercettazionie realizzare una riforma più complessa, «apportando qualche modifica sull’anticorruzione e sulla responsabilità civile dei giudici».
E mentre il Partito democratico resta cauto, pur con diverse sfumature di posizioni al suo interno, il presidente della Camera Gianfranco Fini si è aggiunto al coro di chi ritiene «sarebbe positivo se si riuscisse a giungere all’approvazione del ddl intercettazioni».

Di Pietro: «Monti farà quello che non è riuscito a fare il Cav»

Il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, ha chiesto ai colleghi deputati di ribellarsi alla nuova legge bavaglio, che peraltro ha già visto la presa di posizione dell’associazione per la libertà di stampa, Articolo 21, di cui fa parte il senatore del partito democratico Vincenzo Vita.
NO AL RICATTO DI MONTI. «Questo governo, che sta in piedi solo perché Berlusconi glielo permette, si prepara a fare quel che Berlusconi non era mai riuscito a fare: una legge contro le intercettazioni. Imbavaglierà la stampa, toglierà alla magistratura l’arma principale per combattere la corruzione, terrà i cittadini all’oscuro delle malefatte dei politici», ha scritto Di Pietro sul suo blog.  E ha attaccato: «Che fosse o meno nelle sue intenzioni, la spinta per questo arrembaggio finale contro la magistratura e contro la libertà di informazione l’ha data il Presidente della Repubblica. Bisogna impedire che il governo parta da quell’errore (… ) Pertanto, io chiedo ufficialmente a tutti i partiti e a tutte le testate che avevano preso posizione contro le leggi bavaglio di non inchinarsi al ricatto di Monti e di avere il coraggio e la dignità di dire no anche a questo governo come lo dicevano a quello di Berlusconi».
STRUMENTO CONTRO EVASIONE. Beppe Grillo sul suo blog ha, invece, ricordato a Monti che le intercettazioni servono anche a combattere l’evasione fiscale.
Le intercettazioni, ha scritto il leader del Movimento 5 Stelle, non sono affare di Monti «in quanto rappresenta un governo tecnico», però, ha aggiunto «le intercettazioni servono alla magistratura per ascoltare Mancino in dolce colloquio con il Quirinale per il processo di Palermo sulle relazioni Stato-mafia (ed è questo forse a turbare Monti), ma anche per combattere la corruzione (e quindi l’evasione fiscale)»