Intercettazioni, pm: «Non si media»

Redazione
20/08/2012

di Fabrizio Finzi e Paola Spadari Nessun tentativo di mediazione e nessuna spaccatura in procura: il capo dei pm di...

Intercettazioni, pm: «Non si media»

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Fabrizio Finzi e Paola Spadari

Nessun tentativo di mediazione e nessuna spaccatura in procura: il capo dei pm di Palermo Francesco Messineo è tornato sulla vicenda delle intercettazioni delle telefonate tra il capo dello Stato e l’ex ministro Nicola Mancino, difende l’operato dell’ufficio e ha smentito l’esistenza di un conflitto tra magistrati nella gestione della vicenda, dopo la bufera che il 18 agosto è piovuta sul premier Mario Monti.
«IL QUIRINALE NON È SOGGETTO DI POLEMICHE». E subito il clima sulle intercettazioni a Napolitano, e sulla possibilità di una riforma delle norme vigenti, si è rinfiammato al punto che dal Colle (e il suo fronte) ancora una volta si è ricordato che il Quirinale è «oggetto e non soggetto delle polemiche» che altri da giorni portano avanti.
E, soprattutto, che «semplicemente parlano gli atti, peraltro pubblici».
PASSERA: «SBLOCCHEREMO LA SITUAZIONE». Nella canicola agostana è il ministro per lo sviluppo economico, Corrado Passera, a confermare come il tema non sia stato per nulla accantonato dal Governo: i problemi della giustizia «che questo governo si è proposto di risolvere, riguardano tre cose che non si riuscivano a toccare, ossia intercettazioni, responsabilità civile e corruzione. Sono un pacchetto che quando riusciremo, e riusciremo, a sbloccare possono un po’ cambiare la situazione del nostro Paese», ha detto Passera dal meeting di Cl a Rimini.
Ma le polemiche non si sono placate e il dibattito sulle intercettazioni è apertissimo sia sui giornali che tra le forze politiche.
Il Quirinale il 20 agosto ha scelto di intervenire per riaffermare ancora una volta la linearità delle scelte formali che hanno portato al ricorso alla Consulta dopo che, si è osservato, «il conflitto si era già determinato».

Quirinale: «Le polemiche le fanno gli altri»

«Le polemiche le fanno gli altri», hanno aggiunto ambienti del Quirinale rimandando tutti alla lettura del decreto del presidente della Repubblica dello scorso 16 luglio nel quale sono ricostruiti i passaggi essenziali che hanno portato al ricorso alla Corte Costituzione dell’avvocatura dello Stato.
Ma se per il Pm Antono Ingroia, «quello che preoccupa è che l’intervento di Monti sulla trattativa Stato-Mafia resusciti un ddl profondamente sbagliato come quello accantonato dall’Aula», é stato Luciano Violante a dare una lettura politica ‘pesante’ dell’intera vicenda.
VIOLANTE E IL BLOCCO DI GRILLO, DI PIETRO E IL FATTO. C’é un «populismo giuridico che utilizza le procure come clava politica», ha detto in un’intervista.
Parole che hanno fatto insorgere l’Idv e provocato il sarcasmo del Pdl.
Il tutto mentre Fli, con Fabio Granata, ha invitato il presidente Napolitano al beau geste pacificatore, cioé il ritiro del ricorso alla Consulta. Violante in particolare ha individuato «un blocco che fa capo a Il Fatto, a Grillo e a Di Pietro, che sta reindirizzando il reinsorgente populismo italiano e che cerca di avvalersi delle procure avendo individuato in quelle istituzioni i soggetti oggi capaci di abbattere il ‘nemico’ e di affermare un presunto nuovo ordine».
E «se il populismo vuole giocare le sue carte, deve giocarle contro gli architravi che oggi tengono in piedi l’Italia: Monti e il Quirinale», è stata la lettura dell’ex presidente della Camera.
«Poiché Monti non è abbattibile senza abbattere chi lo ha proposto, si punta al Colle».
L’IDV INSORGE, FLI INVITA AL RITIRO DEL RICORSO. La reazione piccata dell’Idv non si è fatta attendere: Felice Belisario ha definito i pm di Palermo «eroi» e ha attaccato l’ex presidente della Camera: «Ormai non è solo il Pdl ad avere reazioni allergiche alla giustizia, all’ombra del Governo Monti si sta sviluppando l’ostilità verso la magistratura che cova da decenni nei partiti di centro e di sinistra».
Sarcastico il commento di Maurizio Gasparri dal Pdl che ha ricordato a Violante le responsabilità della sinistra.
«Violante dimentica che è stato il centrodestra a volere norme esemplari ed a rafforzare il carcere duro per i boss a cui negli anni novanta, con Violante in posizioni di vertice, la sinistra stava abbandonando», ha dichiarato.