Quel patto di desistenza tra Renzi e Di Maio

L'ex premier e il leader grillino hanno, per motivi diversi, tutto l'interesse ad allontanare sia l'ipotesi di voto anticipato sia quella di un governo del Presidente appoggiato dal M5s e dal Pd zingarettiano.

12 Giugno 2019 09.56
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Quello tra Luigi Di Maio e Matteo Renzi passerà alla storia come il primo patto di desistenza della Terza Repubblica. «Io non tratto con Nicola Zingaretti per un governo cinque stelle-Pd», promette il primo. «Io, invece, farò in modo che i miei alla Camera e al Senato si mettano di traverso, se si profila questa ipotesi», garantisce l’altro.

E non hanno avuto neppure bisogno di farsi una telefonata, Luigi e Matteo, per stringere un’alleanza molto difensiva rispetto a un’evoluzione del quadro politico che potrebbe spazzarli via.

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IL PONTIERE VINCENZO SPADAFORA

A fare da tramite è stato Vincenzo Spadafora, oggi sottosegretario con delega alle Pari opportunità e ai Giovani e soprattutto consigliere di Di Maio per le nomine, ma in passato cresciuto nella Margherita alla scuola di Francesco Rutelli, proprio come Renzi. Divisi da tutto e completamente diversi, il leader pentastellato e l’ex segretario del Pd hanno scoperto di avere la stessa esigenza: allontanare lo spettro della crisi di governo e soprattutto delle elezioni.

L’IPOTESI DI UN GOVERNO DEL PRESIDENTE

Sul vicepremier, in caso di voto, pende la tegola del secondo mandato, che potrebbe tenerlo fuori dal futuro parlamento. Senza contare le tentazioni di Davide Casaleggio di cambiare cavallo. L’ex sindaco di Firenze – nella sua nuova vita a metà tra conferenziere ben remunerate e battitore libero per ora dentro il Pd – invece ha bisogno di tempo per rifarsi una verginità politica per poi, almeno nelle sue intenzioni, puntare a riprendersi il partito. A entrambi non piace l‘attivismo di Zingaretti che potrebbe essere il pilastro di un governo del Presidente (cioè influenzato da Sergio Mattarella) per ribaltare l’attuale maggioranza gialloverde proprio sull’asse M5s-Pd

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PIÙ CHE UN’INTESA È UN MATRIMONIO D’INTERESSE

Attraverso Spadafora, che da mesi fa da ponte, i due hanno deciso di mandarsi messaggi rassicuranti. Anche perché nei rispettivi partiti sono molti a guardare alle nozze tra il grillini e il Nazareno per uscire dall’impasse e mettere all’angolo Matteo Salvini. Di Maio, non trattando con Zingaretti, finirà per togliere autorevolezza al nuovo leader del Partito democratico. L’ex sindaco di Firenze, forte di una pattuglia di fedelissimi sia nel correntone Guerini-Lotti sia tra i lealisti guidati da Roberto Giachetti, ha i numeri per bloccare in parlamento ogni inciucio benedetto dal Colle. Più che un’intesa politica, un matrimonio d’interesse.   

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