Ops di Intesa su Ubi: Crédit Agricole farà da terzo incomodo?

Redazione
23/04/2020

Per nulla contento di finire alla corte di Messina, l'ad della banca bresciana Massiah ha cominciato a guardarsi attorno. E immediatamente ha posato gli occhi sull'istituto francese guidato dall’ambizioso Giampiero Maioli, che non ha smesso di coltivare le sue mire espansionistiche in Italia.

Ops di Intesa su Ubi: Crédit Agricole farà da terzo incomodo?

Carlo Messina non ha alcun dubbio: l’Ops di Intesa su Ubi andrà avanti. L’ha detto chiaramente all’ultimo consiglio d’amministrazione e tutti i suoi più stretti collaboratori lo confermano senza esitazione. Il destino dell’istituto presieduto da Letizia Moratti sembra quindi segnato, considerando poi che l’amministratore delegato di Intesa ha fatto sapere che è intenzionato a procedere anche se aderiranno all’offerta solo il 50% più uno dei soci.

«La gran parte dei vantaggi dell’operazione la otterremo anche in presenza di adesioni al 50% più uno del capitale di Ubi, e in quel caso saremo lieti di avere come azionisti di minoranza gli azionisti che non aderiranno», aveva sottolineato in un’intervista a Repubblica Messina. «Quando tra l’altro vedo imprenditori che comprano azioni Ubi, le mettono nei patti, pretendono di intervenire pesantemente nella governance, parlano della banca come fosse la loro, sono perplesso perché mi sembra una patologia, certamente un’anomalia: gli imprenditori azionisti che intervengono nella governance non hanno mai fatto il bene delle banche». Partita chiusa quindi. Probabilmente è ancora presto per dirlo.

In questi giorni, in una Milano sempre deserta, stanno prendendo peso le voci che vogliono una banca estera molta attenta alla partita. Dopo tutto l’istituto lombardo in fatto di difesa ha una lunga tradizione. Quando la Banca Lombarda convolò a rapide nozze con Bpu dando vita a Ubi Banca, in tanti sapevano che il matrimonio non era altro che un arrocco per raffreddare le ambizioni degli spagnoli del Santander. In questi mesi poi l’ad di Ubi, Victor Massiah, ha già dovuto combattere con alcuni azionisti che lo spingevano verso un matrimonio con il milanese Banco Bpm. Quindi, coadiuvato da suo storico advisor Federico Imbert di Credit Suisse, Massiah, per nulla contento di finire alla corte di re Carlo, ha cominciato a guardarsi attorno. E immediatamente ha posato gli occhi sul Crédit agricole. La banca guidata dall’ambizioso Giampiero Maioli non ha smesso di coltivare le sue mire espansionistiche in Italia.

LA BANCA FRANCESE HA OTTIMI RAPPORTI CON BAZOLI

Non è un mistero che il 63enne banchiere emiliano abbia guardato sia Carige sia la Popolare di Bari, per poi ritirarsi spaventato dalla situazione del conto economico. E poi il la banca francese ha da sempre un ottimo rapporto con Giovanni Bazoli che ha accolto piuttosto freddamente la decisione di Intesa, di cui è presidente emerito, di conquistare Ubi. Che per lui, bresciano doc, è una specie di seconda casa. «Non intendo, almeno per il momento, dare alcun commento, se non per precisare che io ho conosciuto la decisione di Intesa Sanpaolo ieri sera (lunedì 17 febbraio, ndr), al momento della comunicazione ai mercati, perché i responsabili della banca hanno ritenuto – credo correttamente, data la mia posizione e la mia storia – di non coinvolgermi in alcun modo nella decisione», aveva dichiarato all’indomani dell’annuncio dell’Ops. E chi ha buona memoria poi si ricorda che il Crédit agricole entrò nel capitale dell’Ambroveneto chiamato proprio da Bazoli per difendersi dall’attacco Mediobanca-Comit. Le avance di Massiah troveranno in Maioli il cavaliere bianco? È presto per dirlo ma la fine del lockdown potrebbe riservare qualche colpo di scena.

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