Io Centro. Ma non subito

Redazione
07/12/2010

di Silvia Zingaropoli Ribaltone sì, ribaltone no. Governo tecnico sì, governo tecnico no. Sfiducia sì, sfiducia no. Berlusconi bis, Berlusconi...

di Silvia Zingaropoli

Ribaltone sì, ribaltone no. Governo tecnico sì, governo tecnico no. Sfiducia sì, sfiducia no. Berlusconi bis, Berlusconi ter, ma anche Berlusconi quater. C’è gran confusione sul destino del nostro Paese. E se il caos regna a tutti i livelli istituzionali, anche in casa Pd gli animi sono in subbuglio.
Del resto oggi è in gioco l’essenza stessa del Partito democratico, e la questione è di quelle spinose: meglio guardare al centro, rischiando di ricalcare le orme della “gioiosa macchina da guerra” di matrice occhettiana, oppure è meglio buttarsi a sinistra? Al momento il dado sembra tratto in direzione Vendola, ma i moderati non ci stanno.
Anche per questo l’emorragia Pd pare inarrestabile. L’ultimo ad alzare i tacchi, in ordine di tempo, è Maurizio Fistarol che, prima di voltare le spalle a via del Nazareno, avverte: non sarò né il primo, né l’ultimo. Il terremoto è dunque alle porte e Bersani deve correre ai ripari. Lettera43.it chiede lumi a Marco Follini, centrista per dna e democratico per scelta. Dato il «momento delicato» il senatore non si sbilancia, ma dalle sue parole trapela un sospetto: se Bersani non invertirà la rotta sinistroide «per noi sarà un problema» avverte l’ex Udc. Come dire, a buon intenditor poche parole.

Domanda. Senatore, partiamo da Fini che allontana l’ipotesi ribaltone.
Risposta. Non ho dubbi sulla coerenza di Fini, osservo però che la situazione politica generale si è ribaltata da sé.
D. E la strada percorribile qual è?
R. Credo che la strada percorribile sia quella di un altro governo che si occupi dell’emergenza dell’economia e che cerchi di riannodare tutti i fili strappati negli ultimi tempi.
D. Quindi sul governo di transizione concorda con Bersani.
R. Già. Serve un governo che metta da parte le illusioni oniriche del berlusconismo e si cimenti con la realtà nuda e cruda.
D. Che idea si è fatto del Terzo Polo?
R. È una novità politica interessante. Segnala che sempre più persone di buon senso prendono le distanze dalla marcia non più trionfale del Cavaliere. Avendo seguito un percorso non molto dissimile, io sono tra quanti si riconoscono nelle motivazioni portate avanti da Casini, e oggi anche da Fini.
D. Ma c’è chi vede come fumo negli occhi un eventuale avvicinamento del centrosinistra al “trio” centrista. Non crede che questo sodalizio possa essere un boomerang per il Pd?
R. Penso che sia esattamente il contrario. È un boomerang per il Pd andarsi a chiudere in un recinto di sinistra, in un momento in cui gli ambienti moderati prendono le distanze dal Berlusconi rivolgendosi, giocoforza, ad un mercato politico in movimento a cui noi, a nostra volta, dobbiamo cercare di corrispondere.
D. Tra i democratici continuano però le polemiche per l’apertura a Nichi Vendola.
R. Vedo che in molti nel Pd paventano il rischio di finire come nel ’94, ai tempi della “gioiosa macchina da guerra”: ma è un errore optare per un’alleanza costruita solo a sinistra. Il Pd come lo intendo io deve giocare a tutto campo: oggi la scommessa delle origini torna ad essere cruciale, per noi e per il Paese.
D. Maurizio Fistarol lascia il Pd in direzione Terzo Polo. Non solo. Rivela pure che più della metà dei senatori democratici faranno lo stesso: il rischio di fuga è reale?
R. Il momento cruciale sarà quello in cui si definiranno le alleanze: se il Pd saprà costruire un ponte verso queste forze di centro, avremo dato una mano a noi stessi e all’equilibrio politico generale. Se invece il Pd dovesse scegliere di dialogare solo con Vendola e Di Pietro, è chiaro che ciò porrebbe un problema a molti di noi.
D. La sua linea è simile a quella dell’area veltroniana.
R. Queste sono preoccupazioni condivise in tanti ambienti, nella maggioranza come nella minoranza del partito.
D. In realtà Bersani sembra aver già scelto, aprendo a Vendola…
R. Non vedo un sentiero già tracciato. Siamo ancora in una fase “penultima”: nel senso che è in piedi la proposta di un governo di transizione, ed è in piedi la speranza di evitare il rischio delle elezioni.
D. Il voto è un rischio per il Pd?
R. Il voto è un rischio per il Paese, non per il Pd. Se dovessimo invece precipitare al voto, è importante che nel Pd ci sia una riflessione ampia sullo schieramento con cui affrontare elezioni.
D. E se la scelta definitiva dovesse scartare l’alleanza centrista, lei che fa?
R. Da militante del Pd mi batterò fino all’ultimo affinché la scelta non sia questa.