In Iran il 70 per cento dei distributori è fuori uso: attacco rivendicato da un gruppo hacker legato a Israele

Redazione
18/12/2023

Dietro il blackout ci sarebbe Passero predatore, un gruppo di pirati informatici ritenuti vicini all'Intelligence militare di Tel Aviv che hanno messo in guardia i vertici della Repubblica islamica: «Khamenei, giocare con il fuoco ha un prezzo».

In Iran il 70 per cento dei distributori è fuori uso: attacco rivendicato da un gruppo hacker legato a Israele

Teheran e buona parte dell’Iran sono rimaste a secco di benzina. I media statali hanno riferito che lunedì 18 dicembre quasi il 70 per cento delle stazioni di servizio del Paese risultano fuori servizio a causa di un non meglio precisato «problema software» e hanno invitato i cittadini a non prendere d’assalto le pompe ancora in funzione. Il ‘blackout’, come riporta il Times of Israel, sarebbe stato rivendicato da un gruppo hacker legato  Israele. La squadra di pirati informatici, nota come Gonjeshke Darande, Passero predatore, ha dichiarato di aver disabilitato «la maggior parte delle pompe di benzina in tutto l’Iran». «Questo attacco informatico è la risposta all’aggressione della Repubblica islamica e dei suoi alleati nella regione», si legge nelle dichiarazioni in farsi e in inglese su Telegram. Il riferimento è ovviamente al conflitto tra Israele e Hamas. «Come nelle nostre operazioni precedenti, questo attacco è stato condotto in modo controllato adottando misure per limitare potenziali danni ai servizi di emergenza». Prima di colpire, gli hacker avrebbero inviato avvisi e si sarebbero assicurati che il 30 per cento dei 33 mila distributori iraniani rimanesse in funzione. «Khamenei, giocare con il fuoco ha un prezzo», hanno poi aggiunto i pirati 2.0.

Gli attacchi hacker ai danni dell’Iran: dal virus Stuxnet

Lo scorso anno Passero predatore aveva rivendicato lo stop della produzione della Khuzestan Steel Co, società siderurgica di proprietà statale iraniana e nel 2021 aveva già preso di mira i distributori, paralizzando le stazioni di servizio in tutto il Paese. Non solo. Negli ultimi anni, la Repubblica islamica è stata oggetto di una serie di attacchi informatici anche al sistema ferroviario e alle telecamere di sorveglianza degli edifici governativi, comprese le carceri. Dopo che il virus Stuxnet, ritenuto una creazione di Usa e Israele, aveva interrotto migliaia di centrifughe iraniane nei siti nucleari del Paese alla fine degli anni 2000, il regime aveva disconnesso gran parte delle sue infrastrutture da Internet. Vero è che a causa delle sanzioni occidentali, l’Iran reperisce con molta difficoltà hardware e software aggiornati, e spesso è costretto ad affidarsi a dispositivi made in China o a sistemi obsoleti più facili da hackerare.