In Iran crescono critiche e malumori contro il Regime

Carlo Panella

In Iran crescono critiche e malumori contro il Regime

La fortissima tensione tra Usa e Repubblica islamica non porterà a una guerra. Ma potrebbe far arrivare a un nuovo accordo sul nucleare. Molto dipenderà da come e quanto Teheran reagirà a fronte dei disastrosi contraccolpi politici e di consenso che le sanzioni americane creeranno.

11 Luglio 2019 18.02
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Donald Trump sta facendo di tutto per piegare l’Iran a un nuovo – ben diverso – accordo sul nucleare. Un accordo che comprenda – questo l’immenso, marchiano errore di Barack Obama– il ritiro delle migliaia di Pasdaran iraniani diventati l’asse degli equilibri interni della Siria, del Libano, dai quali minacciano direttamente e seriamente con migliaia di missili Israele, di Gaza e dello Yemen. Dunque un accordo non solo sul nucleare ma sulla fine dell’aggressività rivoluzionaria di Teheran in tutto il Medio Oriente.

Al solito – come ha già fatto con successo con la Cina e con la Corea del Nord – Trump alza le minacce militari e contemporaneamente invia emissari all’avversario per trattare sotto traccia nuovi equilibri. Emissari non a caso individuati ora tra i più quotati e apprezzati a Teheran: la Francia e il Qatar, il paese del Golfo più vicino agli ayatollah.

MACRON LAVORA PER ABBASSARE LA TENSIONE

Chiarissima la strategia di Trump nel comunicato che ha concluso il suo recente incontro con Emmanuel Macron: «I due presidenti hanno discusso degli sforzi in corso affinché l’Iran non ottenga un’arma nucleare e affinché venga fermato il comportamento destabilizzante per il Medio Oriente dell’Iran». Dunque non più solo nucleare, ma blocco di quella aggressione iraniana in Medio Oriente che non a caso è iniziata ed è diventata travolgente subito dopo e proprio grazie all’accordo miope e tronco voluto da Barack Obama.

Subito dopo l’incontro con Macron, Trump ha ricevuto alla Casa Bianca l’emiro del Qatar Tamin bin Hamad al-Thani

Subito dopo, l’Eliseo ha emesso un altro comunicato nel quale ha annunciato che Macron ha inviato a Teheran Emmanuel Bonne, suo consigliere diplomatico, per incontrare le autorità della Repubblica islamica e lavorare ad abbassare la tensione: «Bonne si è recato a Teheran per mettere insieme gli elementi di una de-escalation, con gesti che devono essere eseguiti immediatamente prima del 15 luglio». A ruota, subito dopo l’incontro con Macron, Trump ha ricevuto alla Casa Bianca l’emiro del Qatar Tamin bin Hamad al-Thani col quale ha discusso dei passi che questi può fare a Teheran per facilitare una trattativa.

NON È CHIARA LA FORZA DEL BLOCCO MODERATO IRANIANO

Il punto è che se è chiara la strategia del presidente americano – niente affatto guerrafondaia ma tesa a smorzare l’aggressività iraniana, soprattutto contro Israele – non sono affatto chiari gli sviluppi degli equilibri dentro il regime iraniano. È evidente che è come sempre fortissimo il blocco Pasdaran-clero combattente che punta, con successo, da anni a «esportare la rivoluzione iraniana» in tutto il Medio Oriente ed è inflessibile nei confronti del Satana americano. Ma non è chiara la forza del blocco moderato e pronto ad una trattativa che pure esiste a Teheran.

La Torre della libertà a Teheran.

Per ora gli ayatollah hanno innescato una contro escalation e hanno annunciato di aver alzato l‘arricchimento dell’uranio oltre il 4,5%, superando il livello del 3,67% previsto dall’accordo sul nucleare iraniano siglato nel 2015. Aggiungendo però che questa decisione può essere rivista. Minacce e segni timidi di disponibilità alla trattativa.

Molto dipende anche da come e quanto reggerà il regime iraniano a fronte dei disastrosi contraccolpi politici e di consenso che le sanzioni Usa porteranno

Nel complesso, una fortissima tensione tra Usa e Iran e una lenta escalation delle due parti che con tutta probabilità non porterà affatto a quella nuova guerra in Medio Oriente con troppa leggerezza evocata da media alla ricerca di audience. Ma che non è detto che porti a un nuovo accordo. Molto dipende anche da come e quanto reggerà il regime iraniano a fronte dei disastrosi contraccolpi politici e di consenso che le sanzioni americane volute da Trump porteranno alla già disastrata economia iraniana. Il Bazar iraniano freme di critiche e malumori e questo è un problema serissimo per gli ayatollah. E per i Pasdaran.

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