L’Iran ha sequestrato una petroliera britannica

Persi i contatti con la "Stena Impero" nello Stretto di Hormuz. I Pasdaran hanno rivendicato l'azione: ritorsione annunciata per il fermo a Gibilterra della "Grace 1". Gli Stati Uniti: «Escalation di violenza». L'Ue: «Rilascio sia immediato».

19 Luglio 2019 20.22
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Una petroliera britannica, la “Stena Impero”, è stata sequestrata dall’Iran nello Stretto di Hormuz. L’azione è stata rivendicata dai Pasdaran, i Guardiani della rivoluzione di Teheran, che accusano la nave di «non aver rispettato le leggi internazionali sulla navigazione» e affermano di averla «condotta a riva per procedere alle indagini del caso». Il ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, ha definito «inaccettabile» quanto accaduto e a Londra si è riunito il comitato Cobra, l’organismo governativo per le emergenze nazionali. I contatti con l’imbarcazione sono persi e la notizia del sequestro è stata confermata anche dalla Stena Bulk, società armatrice e proprietaria della petroliera.

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A BORDO DELLA “STENA IMPERO” UN EQUIPAGGIO DI 23 PERSONE

La “Stena Impero”, ha fatto sapere la società, è stata bloccata nel pomeriggio del 19 luglio «da alcune piccole imbarcazioni e da un elicottero». La Stena Bulk ha aggiunto che da quel momento in poi i contatti con l’equipaggio, composto da 23 persone, si sono interrotti: «Non abbiamo notizie di feriti, al momento la priorità è la sicurezza degli uomini a bordo». Il presidente americano Donald Trump ha annunciato che parlerà con il Regno Unito e il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale Usa, Garett Marquis, ha parlato di «escalation di violenza». Sempre nella giornata di venerdì, le autorità iraniane hanno sequestrato anche una seconda petroliera: la “Mv Mesdar“, battente bandiera liberiana ma di proprietà britannica. Successivamente questa seconda imbarcazione è stata lasciata libera di riprendere la propria rotta, come spiegato dalla società Norbulk Shipping Uk che la possiede.

IL DISAPPUNTO DI JEREMY HUNT

Jeremy Hunt ha manifestato «estremo disappunto» per il sequestro della petroliera Stena Impero in una telefonata col collega iraniano Javad Zarif. «Nell’ultimo colloquio m’aveva assicurato sulla volontà dell’Iran di ridurre le tensioni, ma poi si comportano in modo esattamente opposto», ha twittato il ministro degli Esteri di Londra. Poi la richiesta di «azioni, non parole, per trovare una via d’uscita».

IL TENTATO SEQUESTRO DELLA “HERITAGE”

Già l’11 luglio tre navi armate iraniane avevano tentato il sequestro di una petroliera britannica nello Stretto di Hormuz, ma erano state bloccate da una fregata della Royal Navy. Gli iraniani avevano ordinato alla petroliera “Heritage”, che stava entrando nell’area dello Stretto, di cambiare rotta e virare nelle vicine acque di Teheran. Aerei statunitensi avevano ripreso la scena dall’alto, mentre la “Hms Montrose” della Marina reale britannica aveva puntato i cannoni contro le motovedette, intimando loro di allontanarsi come poi era accaduto.

RAPPRESAGLIA PER IL FERMO DELLA “GRACE 1” A GIBILTERRA

Il presidente della teocrazia islamica, Hassan Rouhani, aveva avvertito che ci sarebbero state «conseguenze» dopo il blocco di una petroliera iraniana a Gibilterra, effettuato dal Regno Unito su richiesta di Washington. Il fermo della “Grace 1”, che trasportava greggio iraniano diretto in Siria, è avvenuto il 4 luglio per presunte violazioni dell’embargo imposto dall’Unione europea ed è stato definito «illegale» da Teheran. La vicenda non si è ancora risolta: la Corte Suprema di Gibilterra, infatti, ha deciso che la petroliera potrà essere trattenuta in porto per un altro mese. E il sequestro della “Stena Impero” si inserisce in questo quadro.

«NON AVVICINATEVI ALLO STRETTO DI HORMUZ»

Il 20 luglio il governo di Londra ha messo in guardia le sue navi dall’avvicinarsi allo stretto di Hormuz, dove i Pasdaran hanno sequestrato una petroliera britannica. Il sequestro della petroliera britannica nello stretto di Hormuz è stata una misura di “reciprocità” rispetto al sequestro di quella iraniana da parte della Gran Bretagna a Gibilterra il 4 luglio scorso, ha sostenuto Abbasali Kadkhodaei, portavoce del Consiglio dei Guardiani, istituzione conservatrice vicina alla Guida suprema, l’ayatollah Ali Khamenei. «Prendere misure di reciprocità è una regola riconosciuta nel diritto internazionale, che è fatto contro i governi che compiono azioni sbagliate», ha scritto su Twitter il portavoce.

L’UE: «STOP ALL’ESCALATION, RILASCIO IMMEDIATO DELLA NAVE»

Intanto sia la Francia che la Germania che poi l’Unione europea ne hanno chiesto il rilascio: «Sollecitiamo l’immediato rilascio della restante nave e del suo equipaggio, e chiediamo di evitare ulteriori tensioni», ha dichiarato il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna che fa capo all’Alto rappresentante dell’Ue Federica Mogherini, esprimendo «grave preoccupazione» per il sequestro. «In una situazione già tesa», ha aggiunto, «questo sviluppo rischia un’ulteriore escalation e mina il lavoro per trovare un modo per risolvere le tensioni».

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