Iran, la missione impossibile di Zarif negli Usa

Teheran e Washington negano ogni canale di dialogo. Ma l'escalation si stempera per la visita del ministro iraniano all'Onu. Rohani si dice «ancora pronto al dialogo». Mentre gli europei si ricompattano sull'accordo sul nucleare.

15 Luglio 2019 19.09
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Mentre il ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif decollava alla volta di New York per un impegno all’Onu, il presidente Hassan Rohani ha riaperto uno spiraglio con la Casa Bianca dopo numerose e reciproche provocazioni. «Abbiamo sempre creduto nei colloqui, siamo pronti a tenerli con gli Stati Uniti anche ora. A patto che rimuovano le sanzioni all’Iran, interrompano la pressione economica e rientrino nell’accordo». Nella sostanza nulla di nuovo sotto il sole: come a ridosso del via all’embargo, Rohani ha ribadito di voler dialogare, se Donald Trump tornerà sui passi dell‘intesa sul nucleare del 2015, che coinvolge ancora i partner europei. Trump al contrario chiede gli alleati di uscirne, sulla scia degli Usa, e all’Iran di rinegoziare da zero i termini. È un dialogo tra sordi. Tuttavia, nonostante la tensione nello Stretto di Hormuz e il gelo diplomatico, Zarif ha ottenuto un visto per gli Stati Uniti dal segretario di Stato Mike Pompeo per impegni al Palazzo di Vetro. E Rohani ha rotto il silenzio.

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Il ministro degli Esteri dell’Iran Javad Zarif con Emmanuel Bonne, advisor del presidente francese Emmanuel Macron.

LE CONGETTURE DI CONTATTI INFORMALI TRA USA E IRAN

Le congetture su contatti informali tra le due diplomazie nella tappa americana di Zarif si sprecano, anche attraverso interlocutori dell’Onu o governi terzi. Sopra tutte, torna sempre la stessa domanda: chi vuole davvero una guerra tra Stati Uniti e Iran a parte il consigliere per la Sicurezza nazionale di Trump, John Bolton? Anche il Regno Unito, che ha alzato la pressione su Teheran con il sequestro della petroliera iraniana in acque internazionali al largo dello Stretto di Gibilterra, ha abbassato i toni. Intanto i britannici, come francesi e tedeschi, insistono nel tenere in piedi l’accordo sul nucleare. Il ministro inglese degli Esteri Jeremy Hunt ha ribadito in sede del Consiglio Ue che l’intesa con l’Iran «non è morta, una piccola finestra la tiene viva». Sebbene, ha ammonito, «si stia chiudendo». Tra la Casa Bianca e Teheran stanno mediando nell’ordine i top advisor del presidente francese Emmanuel Macron, i reali al Thani del Qatar, Shinzo Abe impegnato nella prima visita di un premier giapponese a Teheran in 41 anni. Anche il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas a giugno era da Zarif.

GLI EUROPEI ESITANO CON TRUMP

Nessuno degli occidentali ha ancora risposto alla chiamata di Trump per una coalizione di volenterosi, a presidio navale davanti alle coste dell’Iran e dello Yemen. La motivazione è l’accesso sicuro dallo Stretto di Hormuz verso il Golfo Persico e dallo Stretto di Bab el Mandeb verso il Mar Rosso. E il Regno Unito è tra i primi chiamati a reagire, anche per il tentato assalto degli iraniani a una petroliera britannica a Hormuz, in rappresaglia al suo blitz nel Mediterraneo. Ma Londra precisa di «garantire la libertà di navigazione in conformità con il diritto internazionale», anche scortando le sue petroliere con fregate della Royal Navy come per il sequestro sventato dell’11 luglio scorso. Ma non ancora in una coalizione a guida americana. Esita nel dare un «contributo» anche la Norvegia, che qualche ragione per aderire ce l’avrebbe considerato che una delle petroliere attaccate a giugno nel Golfo dell’Oman (con ogni probabilità dagli iraniani) era norvegese. E tra agli arabi, Trump può “reclutare” facilmente solo l’Arabia Saudita, gli Emirati arabi e il Bahrein dipendenti dai petrodollari. Anche l’Egitto è cauto sulla mobilitazione.

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Il ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas, con la controparte Javad Zarif. A Teheran per mediare la crisi tra Iran e Usa. GETTY.

IL VISTO CONCESSO A ZARIF

L’imbarazzo dei norvegesi nel dire chiaramente di no agli Usa è dovuto all’incarico di segretario generale della Nato del connazionale Jens Stoltenberg. Detto questo, il governo scandinavo ha il parlamento contro e non vuole distaccarsi dalla linea europea. Anche gli olandesi si sono presi «fino a settembre» per tutelare il loro traffico di navi dai due snodi strategici asiatici: al ministero degli Esteri impiegheranno «l’estate per valutare come rispondere», in base ai rischi per la sicurezza e all’equipaggiamento militare chiesto. È probabile che, anche per la mancanza di input, Pompeo abbia rotto l’ostruzionismo sul visto a Zarif, già ambasciatore dell’Iran all’Onu. All’ultimo minuto ha concesso il permesso al ministro iraniano e alla sua delegazione, limitandone il percorso tra il Palazzo di Vetro e la sede permanente della missione iraniana all’Onu. «I diplomatici americani non girano per Teheran, non vediamo perché gli iraniani debbano farlo liberamente a New York», è stata la laconica precisazione della Casa Bianca che «garantisce a Zarif e alla delegazione i diritti degli accordi dell’Onu e nulla più».

LE VOCI DI UN INTERVENTO RUSSO

A giugno il ministro iraniano che chiuse l’accordo sul nucleare con Barack Obama aveva ricevuto l’avvertimento del dipartimento del Tesoro Usa di sanzioni personali. All’Onu Zarif è atteso per un forum sullo sviluppo sostenibile, con altri ministri degli Esteri. Dopodiché volerà a un vertice dei non allineati in Venezuela e a vari incontri bilaterali, tra Caracas e le capitali del Nicaragua e della Boliva. In questi giorni in Iran si sono diffusi i rumors su un canale con gli Usa, «attraverso un messaggio degli americani ai russi». Ma dall’ufficio di Zarif smentiscono «negoziati di qualsiasi livello». La Guida suprema Ali Khamenei, profondamente antiamericano, ha d’altronde chiuso a contatti con gli Stati Uniti («mancano di onestà») incontrando il premier nipponico Abe venuto a mediare. Ma a conferma delle molte contraddizioni della Repubblica islamica, Rohani ha sconfessato la massima autorità. Da Washington le sanzioni a Zarif sono poi state rimandate. Mentre Trump insiste a muso duro di trattare solo «senza precondizioni».

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