«Iraq, guerra necessaria»

Redazione
21/01/2011

da Londra Alessandro Carlini La tesi della commissione d’inchiesta sulla guerra in Iraq, che il 21 gennaio a Londra ha...

da Londra
Alessandro Carlini

La tesi della commissione d’inchiesta sulla guerra in Iraq, che il 21 gennaio a Londra ha sentito per la seconda volta Tony Blair, è molto semplice: i carri armati britannici, insieme a quelli degli alleati americani, scaldavano i motori ed erano pronti a invadere l’Iraq nonostante la mancanza di un parere legale favorevole all’attacco e i molti dubbi sul reale pericolo delle armi di distruzioni di massa di Saddam Hussein (leggi la notizia della convocazione di Blair).
L’ex premier ha ribadito in modo ancora più netto, di quanto fatto nella prima udienza di un anno fa, la sua decisione di seguire nel 2003 l’allora presidente americano George W. Bush: «Non c’era dubbio, il mondo si doveva liberare di Saddam Hussein».

Un documento nega programma di armamento di Saddam

Sulla questione delle Weapons of Mass Distruction (Wmd), quelle fatidiche bombe batteriologiche e chimiche che vennero cercate e mai trovate nei bunker del dittatore iracheno, è stato pubblicato un documento che ha aperto nuovi interrogativi.
Si tratta di una nota inviata il 17 marzo 2002, un anno prima dello scoppio del conflitto, da Blair al suo capo di Gabinetto, Jonathan Powell, in cui l’allora primo ministro scrisse: «I problemi attuali delle Wmd non sembrano ovviamente peggiori rispetto a tre anni fa».
RISCHIO LIMITATO. Viene negato, quindi, il presunto programma di armamento che Saddam avrebbe condotto in quegli anni. Proprio il rischio che l’Iraq fosse in grado di colpire in pochi minuti i Paesi vicini era una delle ragioni alla base della guerra preventiva condotta dalla coalizione.
La risposta di Blair alle domande della commissione su questo punto è stata la solita: «Dall’11 settembre la tolleranza di questo rischio era cambiata». Insomma, l’attacco andava fatto, in un modo o in un altro.

«Un’altra risoluzione Onu non era necessaria»

Dal punto di vista giuridico, Blair ha chiaramente ammesso di avere ignorato i suggerimenti del suo ex consigliere legale, Lord Goldsmith, riguardo l’illegittimità di un attacco contro l’Iraq.
E proprio questo era uno dei punti cruciali dell’udienza che si è tenuta al Queen Elizabeth II Conference Centre, a pochi passi da Westminster. L’ex premier ha spiegato che nel 2003 era convinto che il suo consigliere avrebbe cambiato idea sull’opportunità di una seconda risoluzione delle Nazioni Unite a sostegno dell’invasione militare.
IL PARERE IGNORATO. Il 14 gennaio 2003, Lord Goldsmith aveva detto a Blair che la risoluzione del Consiglio di Sicurezza numero 1441 non era affatto sufficiente per giustificare l’uso della forza contro Saddam. Un parere che Blair respinse, come egli stesso ha scritto in un documento inviato alla commissione. «Ho continuato a mantenere la convinzione che un’altra risoluzione non fosse necessaria», ha riferito l’ex primo ministro.
La difesa di Blair, lungo tutto l’interrogatorio si è basata su due punti saldi: sul fatto che non poteva abbondonare l’alleato americano, tirandosi indietro quando ormai il conflitto stava per cominciare, e che ha sempre agito per moderare il desiderio degli Usa di entrare in guerra senza passare prima per una risoluzione dell’Onu.

Il Regno Unito doveva rispettare l’impegno preso

Più volte l’ex premier ha affermato che a ridosso dell’attacco, nel gennaio 2003 (la guerra è iniziata alla fine di marzo), non poteva certo dire a Bush: «Non sono più sicuro». C’era in ballo l’impegno a sostenere gli Stati Uniti preso da Londra sin dall’attacco alle Torri Gemelle, nel 2001.
Lo stesso motivo è stato usato da Blair per spiegare la nota di un funzionario anonimo fatta arrivare alla commissione Chilcot: «Ricordo un incontro con il primo ministro in cui l’allora ministro degli Esteri, Jack Straw, difese la tesi che le forze armate britanniche non dovevano essere coinvolte».
LA PROTESTA. Sir John Chilcot, il presidente della commissione d’inchiesta, ha protestato nuovamente contro la decisione delle autorità britanniche di non rivelare ciò che si sono detti Blair e Bush nel corso dei colloqui prima dell’attacco.
Intanto, circa 200 manifestanti davanti all’edificio dove si svolgeva l’inchiesta hanno protestato con cartelli e grida rivolte a “Blair il bugiardo”. C’erano anche i radicali italiani, che dal pomeriggio del 20 gennaio e per tutta la notte hanno presidiato la piazza davanti alla sede dell’audizione: «Nel marzo 2003 Bush e Blair scelsero la guerra, ne affrettarono i tempi, per impedire che scoppiasse la pace attraverso l’esilio di Saddam», ha scritto Marco Pannella in una lettera pubblicata sul Financial Times.