Is a beautiful day, e Bono parla italiano

Redazione
08/10/2010

Una notte quasi estiva e 75 mila fan hanno accolto allo stadio Olimpico di Roma la band irlandese U2, che...

Is a beautiful day, e Bono parla italiano

Una notte quasi estiva e 75 mila fan hanno accolto allo stadio Olimpico di Roma la band irlandese U2, che l’8 ottobre ha segnato nella Capitale l’ultima tappa del tour 360º. Una «serata magica» nelle parole (in italiano) del cantante Bono Vox, che insieme al resto della band ha regalato uno dei suoi migliori concerti degli ultimi anni.
A fare da supporter gli americani Interpol, con il loro indie rock (saranno in Italia con il loro tour il 17 novembre al Palasharp di Milano), che non ha tuttavia conquistato il pubblico, ormai in fibrillazione per gli U2. Introdotti da Space Oddity di David Bowie, gli ex ragazzi irlandesi hanno attaccato con una coinvolgente Beautiful Day, quindi la classica I will follow, seguita da Get on your boots, Magnificent, Mysterious Ways e l’emozionante Miss Sarajevo.
«Noi ci siamo innamorati di Roma quando suonammo allo stadio Flaminio molti anni fa (1987). Grazie per averci tenuti vicini al vostro cuore per tutto questo tempo», ha detto Bono, «E stasera siamo qui con l’ultima data europea di un tour che molti giudicavano impossibile. E io mi sento molto fortunato a essere qui con i miei tre migliori amici: Larry, Adam e The edge».
Poi ha reso omaggio a Roberto Saviano, ai ragazzi di Teheran che lottano per la democrazia (per loro c’è stata una commovente Sunday Bloody Sunday) e, come sempre, alle note di Walk On, è partito l’appello di solidarietà per Aun san Suu Kyi, leader democratica da anni agli arresti in Birmania.
E poi Vertigo, I’ll go crazy if I don’t go crazy, In a little while, I still haven’t found what I’m looking for.
Ad accogliere gli affezionati della band irlandese al loro ingresso nello stadio romano, The claw, l’artiglio, il colossale e ipertecnologico palco. A completare l’opera la scenografia sugli spalti, il pubblico sulla tribuna Tevere si è a un certo punto disposto a formare la parola One, mentre le curve diventavano due gigantesche bandiere, italiana e irlandese. Per il finale One, Where the Streets Have no Name, With or without you e la avvolgente Moment of surrender.

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