Ischia, tutti gli errori edilizi che hanno amplificato il terremoto

Giovanna Faggionato
22/08/2017

Case costruite su terreni di frana. Niente piani regolatori né studi di vulnerabilità. Così le scosse superficiali e accelerate hanno provocato crolli e morti. Il ricercatore Carlino a L43: «Vi spiego cosa non va sull'isola».

Ischia, tutti gli errori edilizi che hanno amplificato il terremoto

È possibile morire per una scossa di terremoto di 4.0 di magnitudo come quella di Ischia? La storia dell'Italia che trema e si spegne sotto le macerie, che piange i suoi morti e poi li dimentica, torna dove tutto è cominciato: nel paesino di Casamicciola. Qui, nel 1883, a Italia appena "fatta", 2 mila persone persero la vita. Stefano Carlino, ricercatore dell'Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli, tra i massimi esperti della zona vulcanica sismica di Ischia, spiega a Lettera43.it: «Anche allora l'evento sismico fu a bassa magnitudo e ad alta intensità».

«ACCELERAZIONI NON CLASSIFICATE». La storia e la geologia raccontano di un'isola fragile dove «le onde sismiche in alcune zone sono così superficiali che producono accelerazioni che non rientrano nella classificazione nazionale». E, aggiunge, dove «le case sono costruite su terreni rimaneggiati da depositi di frana». Ma nessuno finora sembra avere ascoltato l'uomo che all'isola di Ischia ha dedicato 21 anni di studi: «Le norme anti sismiche sono sempre state evase. A Forio non c'è mai stato un piano regolatore».

«NON C'È PIÙ SPAZIO PER COSTRUIRE». Di fronte ai sindaci subito pronti a dire che gli abusi edilizi non c'entrano, Carlino ricorda che l'abusivismo «è stato contenuto solo perché non c'è più spazio per costruire». A sentire il governatore Vincenzo De Luca che parla di abbatterne 60 mila, commenta «queste affermazioni me le risparmierei». Perché «discutono di castelli in aria», dice l'uomo coi piedi per terra, «quando mancano anche gli studi di vulnerabilità».

DOMANDA. È possibile che un terremoto di questa magnitudo faccia certi danni o no?
RISPOSTA.
Innanzitutto bisogna dire che i terremoti di magnitudo 4 generalmente non fanno danni soprattutto nelle aree tettoniche sismiche, quelle dell'Appennino per intenderci, legate appunto ai movimenti delle placche tettoniche.

D. Ma?
R. Ci sono le fonti storiche sull'area vulcanica di Ischia: le prime risalgono al 1280, e poi ci sono stati i terremoti del 1881 e del 1883, una tragedia da 2 mila morti, tutti avvenuti a Casamicciola. Gli eventi sismici del passato hanno registrato basse magnitudo e alta intensità, perché con ipocentri superficiali le accelerazioni del suolo sono molto più forti.

D. Cosa accadde nel 1883?
R. Un sisma con ipocentro a due chilometri di profondità che si può definire un caso europeo, anzi mondiale. Perché non è mai successo che in un'are sisimica vulcanica un terremoto provocasse 2 mila morti.

D. E questa volta?
R. Le scosse si sono propagate ancora a poca profondità e in un'area ristretta. Il sisma ha colpito soprattutto Casamicciola. A Ischia è stato sentito, ma non ha fatto danni perché anche a poca distanza in questi casi c'è una forte attenuazione delle scosse.

D. Basta per spiegare quello che è successo?
R. Questo è il fattore principale, poi ce ne sono altri due di ordine inferiore.

D. Quali?
R. La costruzione di edifici su terreni rimaneggiati da depositi di frane. Gli edifici ne risentono e l'onda sismica amplifica la sua potenza.

D. Le case di Ischia sono state edificate su questo tipo di terreni?
R. Forio quasi interamente. La parte alta di Casamicciola anche. E in parte anche Fontana e Barano. Il comune di Ischia sorge su un suolo più duro, perché lì abbiamo avuto eventi vulcanici di tipo effusivo con emissione di lava.

D. Quali sono le conseguenze?
R. Abbiamo fatto uno studio analitico: il risultato è un'amplificazione del danno di un grado della scala Mercalli.

D. E la legge consente comunque di costruire su questi terreni?
R. La legge impone la costruzione di edifici anti-sismici, e questo è il terzo fattore che influisce sui danni. A Ischia è sempre stata disattesa.

D. Cosa intende con sempre?
R. Il terremoto di Ischia del 1883 è la prima catastrofe post unitaria: è un momento importante per la nostra storia perché è la prima occasione in cui l'Italia unita si confronta con la gestione di una calamità naturale. Allora furono proposti i primi piani regolatori per la difesa sismica e la ricostruzione della zona che fu rasa al suolo.

D. Dopo cosa avvenne?
R. Alla fine si costruirono baracche nella zona a Est di Casamicciola, quella dove c'era una forte attenuazione dell'energia sismica. E se lei oggi va in quella zona di Ischia vede che la struttura delle case è ricavata da quelle baracche. Questa è stata una scelta ben precisa.

D. Una prima scelta che non depone a nostro favore. Poi?
R
. Poi c'è stata, nell'epoca del boom economico, una speculazione enorme. Le mani sulla città ci sono state anche lì.

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La comunità scientifica lavora sugli scenari di responsabilità, dice dove costruire e come. Ma poi si passa a una fase politica

D. Le mani sull'isola…
R. Il comune di Forio non ha mai avuto piani regolatori.

D. Mai?
R. Non so se ora è stato pubblicato, fino a qualche anno fa non c'era. E in ogni caso anche dove c'erano non sono mai stati seguiti.

D. Questo nonostante corrisponda alla zona due nella classificazione sismica.
R. Si tratta di un rischio medio alto, ma le onde sismiche in alcune zone sono così superficiali che producono accelerazioni che non rientrano nella classificazione nazionale, che in quale modo non sono programmate. Questi sono gli effetti di condizioni particolari per cui servirebbe la microzonazione, quindi l'analisi delle condizioni del sottosuolo su scala comunale o anche più piccola.

D. E è stato fatto qualcosa?
R.
La regione ha lavorato a una nuova carta geologica di Ischia che comprenda la microzonazione. Ma queste condizioni dovrebbero portare tutti a comportarsi in maniera più coscienziosa.

D. I sindaci hanno subito detto che l'abusivismo non c'entra nulla.
R.
L'unico motivo per cui si è contenuto l'abusivismo è che non c'è piu spazio per costruire. Non credo che sia la coscienza delle persone né della politica. La comunità scientifica lavora sugli scenari di responsabilità, dice dove costruire, come costruire. Ma poi si passa a una fase politica.

D. I sindaci dicono: è crollata la chiesa, un edificio vecchio.
R. I sindaci sono le prime autorità di Protezione civile. Che crolli la chiesa ce lo possiamo aspettare, anche nel sisma del 1883 vennero giù tutte le chiese. Ma non è crollata solo quella e questo non giustifica niente. Un abuso è un abuso.

D. Ce ne sono decine di migliaia, e ora si ritorna a parlare di abbatterli dopo averli difesi.
R. Ho sentito il governatore De Luca dire «Ne abbattiamo 60 mila». Francamente queste affermazioni me le risparmierei, e non direi nemmeno 10 mila o 5 mila, semplicemente perché forse riusciremo ad abbatterne un centinaio.

D. Perché?
R. Una volta realizzato è molto difficile abbattere un abuso edilizio. Molti sono condonati e questo significa che c'è una legge dello Stato che li protegge. E un'altra parte è in attesa di condono.

D. Se potesse rivolgere un messaggio da ricercatore ai sindaci e agli amministratori?
R. Direi di assumersi le responsabilità. Se non lo si fa non ci sarà nessuna soluzione. E pensare con lungimiranza, non con i tempi delle giunte che magari durano due anni. Senza fare castelli in aria, senza parlare di 60 mila edifici, agire concretamente ascoltando i tecnici, sul territorio, passo dopo passo.

D. Cosa bisognerebbe fare?
R. Intervenire dove si può realmente demolire e nelle zone cruciali. L'area più a rischio di Casamicciola ha un'estensione di pochi chilometri quadrati. E realizzare almeno uno studio di vulnerabilità sugli edifici strategici come scuole e ospedali, specialmente in un'isola dove l'evacuazione è più difficile.

D. Non è stato fatto?
R
. Che io sappia no.

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