Isis, l’ultima disperata risorsa dei baby terroristi

Barbara Ciolli
23/08/2017

Minorenni di ritorno in Europa. Più di 1.500 i bambini addestrati e mandati a combattere dai 9 anni. Impossibili da tracciare e difficili da punire, i giovani sono un'arma dei jihadisti. Come a Barcellona.

Isis, l’ultima disperata risorsa dei baby terroristi

I baby terroristi che hanno agito in Spagna, tra Barcellona e Cambrils, non avevano potuto noleggiare un tir e neanche un furgone più grande di quelli scagliati sulla folla il 17 e il 18 agosto 2017. Troppo giovani per guidare mezzi di grossa cilindrata: ragazzi poco più che 20enni nella maggioranza di loro, un neopatentato 19enne e il 17enne Moussa Oukabir freddato dagli agenti a Cambrils, tra i primi identificati della cellula di 12 terroristi. «Un niño», bambino in spagnolo, ha dichiarato sconvolta la sorella del baby jihadista di origine marocchina, «ancora incosciente delle proprie azioni. L'Isis gli ha tolto la vita e ha distrutto la nostra famiglia».

ATTENTATORI RAGAZZINI. L'adolescente Oukabir è passato alla storia come il primo minorenne ad aver compiuto una strage jihadista in Europa, ma diverse altre erano fallite per mano di under 18: in Germania, poche settimane prima l'attentato al mercatino di Natale di Berlino il 19 dicembre 2016, un 12enne di origine irachena tentò di far esplodere una bomba artigianale tra le bancarelle di Ludwigshafen e altri minorenni, una 15enne marocchina ad Hannover e un 17enne afghano su un treno per Würzburg, avevano ferito agenti e passeggeri a coltellate e colpi d'ascia. A Marsiglia, in Francia, nel gennaio 2015 un 16enne di origine curda assalì un rabbino con un machete «nel nome dell'Isis».

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Quasi un terzo delle persone arrestate nel 2016 in Europa per terrorismo è risultata avere meno di 26 anni: il fenomeno degli attentatori ragazzini è segnalato da anni dalle intelligence e dagli osservatori sul jihadismo. È ben monitorato (per quanto proprio la minore età dei soggetti li metta al riparo da controlli stringenti su di loro e da pene severe in caso di reati) e indicato con montante allarme, per il ritorno dai territori dell'Isis in Siria e in Iraq, nell'ultimo anno anche di centinaia tra donne e bambini. Tanto che tra i potenziali terroristi islamici, i profili di Oukabir e di diversi adolescenti autori di riusciti o tentati attacchi non sono tra i più pericolosi.

L'ARMATA DEI BABY KILLER. Non una sottovalutazione ma la realtà. Otre agli indottrinati dai predicatori in Europa, pronti a colpire in contatto magari con terroristi in Siria e in Iraq, c'è un esercito di minorenni cresciuti sotto la legge del sedicente Califfato: educati dalla nascita ai valori dell'estremismo islamico, addestrati militarmente almeno dai 9 anni in su e mandati a combattere, a compiere efferate esecuzioni e a morire come kamikaze. Nei mesi di sconfitte e ripiegamento dell'Isis, i miliziani adolescenti (in alcuni casi bambini) sono stata l'ultima disperata risorsa della follia jihadista come la Hilterjugend dei nazisti. I reclutatori spingono anche le donne a combattere, mandando migliaia di minori al macello.

Dai 1.200 ai 3 mila combattenti stranieri nell'Isis sarebbero di ritorno in Europa, una larga parte donne e minorenni

Non si sa bene quanti siano e men che meno chi siano. Nel 2016 il think tank sul controestremismo Quilliam di Londra, da fonti e video di propaganda dell'Isis ne identificava una cinquantina dalla Gran Bretagna nei territori del sedicente Califfato. Un'altra dozzina fu ricostruito essere di origine francese ma, per i servizi segreti occidentali, almeno altri 1.500 minorenni sarebbero finiti nelle mani dell'Isis, strappati a famiglie curde-jazide e di altre zone devastate e rastrellate. Centinaia poi i bambini nati da donne ridotte in schiavitù e violentate, altre centinaia quelli nati e i trasferiti da militanti dell'Isis. Altre centinaia, in prospettiva, possono nascere in Europa dai jihadisti di ritorno.

ALLARME SUI MINORENNI. L'ultimo studio di luglio 2017 dell'organo della Commissione Ue per il monitoraggio dei jihadisti, il Radicalisation Awareness Network (Ran), alla vigilia dell'attentato a Barcellona allertava sui «circa 5 mila combattenti stranieri di origine europea che tra il 2011 e il 2016 si sono uniti a organizzazioni terroristiche»: tra loro «dai 1.200 ai 3 mila» sarebbero di ritorno, «una larga parte donne e minorenni». Non tutti rientrano con cattive intenzioni: una fetta di delusi proverebbe «rimorso», altri sarebbero «ancora mossi dall'ideologia, ma in cerca di condizioni di vita migliori». Ma una parte di loro è profondamente intenzionata a «compiere attentati per la causa dell'Isis in Europa».

Alcuni, anche tra i minorenni, figurano nelle liste dei ricercati. Altri vengono fermati durante il percorso. Diverse donne che con i loro bambini hanno vissuto nel sedicente Califfato sono monitorate dalle forze dell'ordine. Ma altri combattenti riescono a sfuggire ai controlli e a rientrare negli Stati d'origine o in altri Stati dell'Ue, grazie alle loro reti d'appoggio clandestine. Di centinaia di bambini jihadisti non si hanno le generalità: si teme che qualcuno di loro, come l'adolescente afgano di Würzburg, possa mischiarsi alle migliaia di indifesi minori non accompagnati e chiedere asilo. Alcune madri seguite sconfessano poi l'adesione all'Isis ad autorità e agli assistenti sociali.

VITTIME E CARNEFICI. Gli esperti del Ran guardano con estrema preoccupazione ai minorenni nativi jihadisti: il pericolo futuro maggiore, e ormai anche presente. I primi a tornare indietro sono stati i disillusi, generalmente maschi e adulti. I bambini dell'Isis sono stati «tutti esposti a livelli di violenza» e hanno subito un «intenso indottrinamento ideologico». «Gravemente traumatizzati» possono essere «vittime e allo stesso tempo carnefici»: hanno assistito a decapitazione e giocato con teste mozzate. Nei filmati di propaganda si sono visti sparare alla testa ai prigionieri e in Africa, in Burkina Faso e in Nigeria, minorenni jihadisti anche di 9 anni sono già entrati in azione come kamikaze.