L’asse israelo-saudita che può stravolgere il Medio Oriente

Carlo Panella
05/04/2018

La normalizzazione dei rapporti tra Netanyahu e bin Salman può avere effetti straordinari. Capaci di andare ben oltre i confini dei due Stati. Una affinità di intenti che prelude a una sostanziale unità d’azione.

L’asse israelo-saudita che può stravolgere il Medio Oriente

Israele ha diritto ad esistere. Senza condizioni. Dirlo sembra una ovvia banalità, ma in realtà questa affermazione segna un terremoto in Medio Oriente perché a pronunciarla è stato Mohammed Bin Salman che è il vero sovrano dell’Arabia Saudita, anche se formalmente è solo il principe ereditario e il ministro della Difesa (suo padre, re Salman, è gravemente malato e impossibilitato a esercitare i propri poteri). La frase di Mbs (così è chiamato), pronunciata durante un’intervista a The Atlantic, è breve e apparentemente generica: «Credo che tutti i popoli, ovunque, abbiano diritto a vivere nella loro nazione pacifica. Credo che i palestinesi e gli ebrei abbiano diritto alla loro terra». Stranamente nessun commentatore ha sottolineato due elementi non formali: l’Arabia Saudita che Mbs governa con pugno di ferro non riconosce affatto l’esistenza dello Stato di Israele e, ancor più, è ancora formalmente vincolata al piano di re Fahd del 1981, per il quale il riconoscimento dell’esistenza dello Stato di Israele è vincolato alla fine dell’occupazione dei Territori occupati (oggi la Cisgiordania e le alture del Golan) e al rigido ritorno ai suoi confini precedenti alla Guerra dei Sei giorni del 1967.

Infine, ma non per importanza, questa straordinaria apertura a una piena normalizzazione delle relazioni tra Arabia Saudita e Israele viene dopo un periodo di intensissimi rapporti personali di Mbs con altissimi esponenti governativi di Israele (si è parlato persino di un suo viaggio in incognito a Gerusalemme per incontrare Netanyahu). Normalizzazione israelo-saudita che potrà avere sviluppi più che interessanti –anche militari- a fronte di una più che probabile denuncia della validità del deal sul nucleare iraniano da parte di Donald Trump, come preannunciato dai nuovi incarichi di Mike Pompeo e John Bolton. Infatti, il peso straordinario di questa affermazione si rivela in tutta la sua portata se lo si inquadra nel contesto dell’intera intervista nella quale Mbs definisce il “Triangolo del Male” (che ricorda volutamente “l’Asse del Male” di George W. Bush) costituito da «coloro che intendono ricostruire un Califfato islamico che neghi l’autonomia della Nazione» costituito da Iran, Fratelli Musulmani e terroristi islamici. Sono esattamente gli stessi avversari strategici definiti da Israele (Hamas è membro dei Fratelli Musulmani), segno di una affinità di intenti che prelude a una sostanziale unità d’azione –sotterranea o emersa che sia- tra la Riad di Mbs e Gerusalemme, sottolineata dalle frasi da lui rivolte alla Guida Suprema dell’Iran, l’ayatollah Ali Khamenei: «Fa apparire buono Hitler, è l’Hitler del Medio Oriente». Netanyahu sicuramente sottoscrive.

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