Perché il razzo di Hamas inguaia politicamente Netanyahu

27 Marzo 2019 05.30
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Non accade tutti i giorni che un razzo palestinese colpisca una casa di Tel Aviv e all'alba del 25 marzo 2019 è avvenuto nel pieno della campagna elettorale in Israele, mentre il premier Benjamin Netanyahu si trovava negli Stati Uniti a dare in pasto all'opinione pubblica il riconoscimento della sovranità israeliana sulle alture del Golan da parte di Donald Trump. Hamas sostiene che quel tipo di missile non possa essere intercettato dallo scudo israeliano Iron Dome: la sua gittata di circa 120 chilometri verrebbe percorsa con una traiettoria non lineare. A detta della Difesa israeliana (Idf) invece l'attacco non sarebbe stato bloccato perché Iron Dome è un sistema mobile, e a un paio di settimane da altri due razzi lanciati su Tel Aviv (uno caduto nel vuoto, l'altro in mare) non era schierato lungo quel raggio. Messa così, per il leader del Likud e il suo governo è quasi peggio della versione di Hamas.

«UNA BANCAROTTA DELLA SICUREZZA» PER IL PAESE

Come ricostruito dalla stessa sicurezza israeliana, il missile è partito da Rafah, al confine meridionale della Striscia di Gaza, e ha percorso un centinaio di chilometri, sorvolando Tel Aviv e i suoi quartieri delle intelligence per schiantarsi nella periferia a Nord. Certamente una brutta sorpresa per la grande maggioranza degli israeliani e per primo per Netanyahu, una «bancarotta della sicurezza» per il suo principale sfidante Benny Gantz. Secondo gli ultimi sondaggi, il generale dell'ultima guerra di Gaza, Margine Protettivo, ha quattro seggi in più del Likud (28) di Netanyahu, con la sua lista centrista Blu e bianco in coalizione con Yair Lapid. Il premier ce la farà come sempre, probabilmente anche per il quinto mandato visto che si è spregiudicatamente alleato con l'estrema destra di Potere ebraico. Ma è sotto il fuoco incrociato anche degli alleati.

LA FAMIGLIA COLPITA NON VUOLE VENDETTA

La famiglia Wolf è, se non l'unica, tra i pochissimi a non strumentalizzare la strage sfiorata. La casa nella comunità agricola di Mishmeret, una ventina di chilometri a Nord di Tel Aviv, è distrutta, ma Robert Wolf, nonno delle due bambine di due anni tra i feriti del razzo, dice di non «voler nessun morto e di non cercare vendetta». «Israele», ha aggiunto, «deve riguadagnare la sua sanità mentale». I politici, tutti, non la pensano come lui. A partire dall'alleato chiave di Netanyahu, il ministro dell'Educazione e leader di Casa ebraica Naftali Bennett che taccia il premier di incapacità: «Non è vero ciò ci dicono i vertici di sicurezza, cioè che hanno bloccato Hamas. La gente bloccata non spara». Bennett ha stretto un patto con Potere ebraico per garantire a Netanyahu una maggioranza, in cambio di due seggi all'estrema destra che chiede di «radere al suolo Gaza».

NETANYAHU SOTTO ATTACCO SULLA DIFESA

Inevitabile che finisse così. Il leader del Likud ha vinto le ultime due Legislative, stringendo coalizioni con gli ultraortodossi e le sigle della destra più radicale, che alla tornata del 2019 hanno incluso gli eredi dei kahanisti messi al bando tra gli Anni 80 e 90 come formazione terroristica. Netanyahu ha impostato l'ultimo decennio di politiche sulla sicurezza che, di tutta evidenza, non riesce a garantire con il pugno di ferro e la violazione sistematica dei diritti dei palestinesi. La crisi di governo che, unita ai guai giudiziari, gli ha portato ad anticipare il voto dall'autunno al 9 aprile 2019, è stata provocata dalle dimissioni di Avigdor Lieberman da ministro della Difesa, proprio per la sua contrarietà a una tregua con Hamas. Netanyahu potrebbe farsi trascinare in una nuova guerra alla vigilia del voto: tutti lo criticano come titolare ad interim della Difesa, per l'inefficacia dei raid punitivi come quelli scattati all'ultimo razzo.

Netanyahu non è stupido, sa che una nuova guerra lampo contro Gaza sarebbe persa o inutile

Anche i laburisti, per scongiurare il crollo a meno di 10 seggi, speculano sull'accaduto. Il leader Avi Gabbay si è precipitato a Mishmeret a denunciare il «fallimento di Netanyahu», che da ministro e premier responsabile per la sicurezza, «avrebbe dovuto mettere in atto un piano contro Hamas, anziché blaterare e pensare ai soldi». Nel partito Resilienza per Israele Gantz ha altri generali a capo delle campagne contro Gaza e bolla come «inconcepibile e senza precedenti che Hamas prenda ostaggio Israele». Certamente Hamas, che al solito si giustifica con la storia del lancio per errore e involontario, non è credibile e pare anzi prendersi gioco del governo israeliano, con il quale era in trattativa per gli “incidenti” vicino a Tel Aviv di pochi giorni fa. Eppure Netanyahu non è stupido, sottrae ancora terre in Cisgiordania e fa sparare ai gazawi che protestano alla frontiera con Israele, ma sa anche che una nuova guerra lampo contro Gaza sarebbe persa o inutile. Anche se a questo punto gli porterebbe voti.

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