Israele, le cose da sapere sul nuovo governo Gantz-Netanyahu

Carlo Panella
30/04/2020

A dettare l'inaspettata alleanza è stato il Covid-19. Ma l'esecutivo potrebbe non avere vita facile a causa dei processi a carico del primo ministro uscente e dei fragili equilibri interni.

Israele, le cose da sapere sul nuovo governo Gantz-Netanyahu

Israele è l’unico Paese al mondo in cui l’agenda politica e la formazione stessa del nuovo Esecutivo post elezioni è stata dettata dal Covid-19 che ha imposto una compagine di governo che era stata rifiutata dagli stessi protagonisti (e in modo convinto dai loro elettori) per ben tre campagne elettorali nel giro di 18 mesi: l’alleanza piena tra Benny Gantz e Benjamin Netanyahu. Una alleanza resa possibile ora solo da una clamorosa e inaspettata giravolta -secondo molti commentatori opportunistica- di Gantz, che in solitaria e in pieno disaccordo con i propri principali alleati della formazione Bianco e Blu, ha deciso di abbandonare il cardine stesso delle sue tre campagne elettorali: il netto rifiuto della possibilità che Netanyahu possa diventare premier o addirittura entrare in un governo a causa dei tre processi con gravi accuse di corruzione e conflitto d’interessi che inizieranno il 24 maggio. Dopo la giravolta, ora, Gantz sostiene esattamente l’opposto: che Netanyahu è pienamente legittimato a diventare premier per i primi 18 mesi della legislatura, per poi passargli la staffetta della premiership.

A NETANYAHU LA SCELTA DEL PROSSIMO PROCURATORE GENERALE

Non solo, Gantz oltre a concedere a Netanyahu il premio considerevole del primo turno nella staffetta della premiership, ha anche ceduto su un punto politico dirimente, sul quale le trattative in una prima fase erano naufragate: la nomina del prossimo Procuratore Generale. In Israele, dove vige la Common Law, è il governo a nominare questa figura centrale e potentissima (è stato l’attuale Procuratore Generale Avichai Mandelblit, che da qui a poco è in scadenza, a incriminare Netanyahu) ed è evidente che Netanyahu si vuole premunire e nominare un successore di proprio gradimento che abbandoni le accuse contro di lui.

PRIMA L’INTERESSE PUBBLICO

Dunque, un cedimento radicale di Gantz su tutti i fronti, le cui motivazioni sono da attribuite solo alla pandemia del Covid 19: «Alla luce delle circostanze molto speciali che lo Stato di Israele deve affrontare, tre campagne elettorali in un anno e mezzo, una crisi e una polarizzazione sociale, una crisi sanitaria derivante dalla diffusione del coronavirus, una crisi economica derivante in parte da una crisi sanitaria e dall’incertezza giuridica, riteniamo che sia da preferire l’interesse pubblico per l’istituzione del governo di emergenza»

CON LA BENEDIZIONE DEL LABOUR

Prevedibile lo scandalo dei suoi principali alleati, per nulla convinti di questa giravolta a 180 gradi, tanto che Yair Lapid, già fondatore e capo di Yesh Atid, partito dell’Alleanza “Bianca e Blu” e Moshe Ya’alon, anche lui già capo di Stato Maggiore delle Forze Armate di Israele, hanno denunciato l’accordo e voteranno con i loro parlamentari contro il nuovo governo. Di parere opposto invece il Labour di Amir Peretz, che ha portato alla quasi scomparsa il partito che pure fu leader della politica israeliana per più di di 50 anni ottenendo nelle ultime elezioni solo 3 seggi e che ora ottiene ben due dicasteri sostenendo il governo.

SCELTE DA PRENDERE ALL’UNANIMITÀ

Letteralmente partorito dal Covid 19, questo strano esecutivo avrà vita non facile, anche perché è palese la radicale sproporzione tra il clamoroso successo ottenuto da Netanyahu e la fragilità della scelta solitaria e per molti commentatori opportunistica di Gantz. Sproporzione che si rifletterà sulle scelte di un governo pletorico (ben 36 ministri su 120 deputati della Knesset) che dovranno essere sempre prese all’unanimità, col diritto di veto di ogni componente e che vedranno da una parte i 17 ministri del Likud forti di una più che decennale esperienza di governo, mentre i 17 ministri del gruppo di Gantz sconteranno la propria totale inesperienza di governo.

L’INCOGNITA DEI RICORDI ALLA CORTE SUPREMA

Va notato però che non è detto che questo “governo Covid” possa realmente decollare: lunedì 4 maggio infatti la Corte Suprema di Israele si pronuncerà sui ricorsi presentati da alcuni movimenti che sostengono che, se condannato, Netanyahu non può guidare il Governo. Gantz e Netanyahu sostengono che la Corte Suprema non può deliberare su un quesito che spetta unicamente alla politica e al Parlamento affrontare e sciogliere. Ma non è detto che la Corte Suprema sia del loro parere.